Glifosato: un crimine contro la Vita

Si chiama El costo humano de los agrotóxicos il reportage del fotografo argentino Pablo Ernesto Piovano che racconta le malformazioni, le malattie, la condizione di sofferenza di bambini, madri, uomini venuti a contatto con il Roundup, l’erbicida a base di glifosato prodotto dalla multinazionale Monsanto e utilizzato per le coltivazioni intensive di soia Ogm in Argentina. Esposto quest’anno al Festival della Fotografia etica di Lodi è un lavoro di denuncia, una testimonianza forte, a cui non ci si può sottrarre e che dovrebbe risuonare in noi con tutta la potenza della compassione e l’indignazione necessaria per opporsi a questo crimine.

Il Roundup, erbicida a base di glifosato brevettato e prodotto dalla Monsanto, è diffuso e utilizzato in tutto il mondo nei terreni coltivati, nei giardini, nei parchi cittadini, nei cortili delle scuole, lungo il ciglio delle strade. Il glifsofato non agisce solo “sulle erbacce”, ma si accumula e persiste nel terreno per anni, distrugge i microrganismi utili ed essenziali per il rinnovo naturale della terra, e promuove la proliferazione di agenti patogeni che causano le malattie delle piante, degli animali e degli esseri umani che ne vengono a contatto.

Inoltre, secondo gli studi del Dr. Huber il glifosato diventa sistemico, per cui trovandosi all’interno dei tessuti della pianta, non può essere dilavato dalla pioggia. Questo significa che se mangiamo un vegetale trattato col glifosato, questa sostanza finisce nel nostro intestino, dove risiede l’80 per cento del sistema immunitario, altera la microflora e abbassa le nostre difese immunitarie.

Nel 2011 uscì il rapporto realizzato da un gruppo internazionale di scienziati dell’ONG Earth Open Source dal titolo “Il diserbante più venduto al mondo causa malformazioni genetiche. E l’Ue non fa nulla”. Lo studio in questione sull’erbicida Roundup non lascia libere interpretazioni: “l’industria agro-chimica (capeggiata da Monsanto), già dai primi anni ’80 sapeva, grazie a ricerche di laboratorio, che il glifosato causa malformazioni negli animali utilizzati per gli esperimenti; nel 1993 è stato scoperto che questi effetti sono provocati anche dall’esposizione a dosi medie o basse di questa sostanza; tra il 1998 e il ’99, gli esperti della Commissione Europea vengono a conoscenza di tutto ciò, ma nel 2002, invece di avvertire la popolazione sui potenziali effetti della sostanza, ne nascondono le caratteristiche scomode, permettendo la commercializzazione in Europa del diserbante Monsanto”. “I ricercatori hanno analizzato per diversi mesi le colture geneticamente modificate in cui si usa il Roundup, riscontrando grandi quantità di un agente patogeno che può causare aborti e malformazioni alla nascita negli animali. Un problema che era stato sollevato già lo scorso autunno da uno studio indipendente di scienziati argentini, che dimostrava come il glifosato, l’erbicida appunto più usato in agricoltura e ingrediente attivo del Roundup, provochi malformazioni cranio-facciali negli embrioni di rane e polli, anche a dosi inferiori al livello di residuo massimo autorizzato in Europa.”

A questo si aggiungono altre ricerche che affermano la relazione tra l’utilizzo di glifosato e la diffusione della celiachia, come dimostra scientificamente lo studio della dottoressa Stephanie Seneff e del suo collega Anthony Samsel, pubblicato nel 2013 sulla rivista “Interdisciplinary Toxicology”. L’analisi muove da questa premessa: la celiachia, ovvero l’intolleranza al glutine, è una malattia che negli ultimi anni ha avuto un incremento esponenziale  sebbene l’alimentazione a base di cereali sia consolidata da qualche millennio. La dottoressa Stephanie Seneff rileva come la manifestazione della celiachia sia collegata all’abitudine, in crescita negli ultimi 15 anni, di irrorare le coltivazioni di glifosato e in particolare dal prodotto Monsanto Roundup® immediatamente prima della mietitura per aumentare la resa in prodotto e quindi il vantaggio economico per l’agricoltore.In Italia è il Professore Luciano Pecchiai, fondatore dell’eubiotica, a collegare l’insorgenza di questa malattia con il consumo di organismi geneticamente modificati e l’utlizzo dei pesticidi che gli Ogm richiedono per la loro coltivazione.

Altro dato: il glifosato è inserito nell’elenco dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, in particolare in relazione alla comparsa di linfomi non-Hodgkin, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) giudica il glifosato come probabile cancerogeno.

Lo scorso 16 ottobre è comparsa la notizia secondo cui sono 700 le querele pendenti contro la Monsanto che continua invece a negare e definisce il Roundup “ecologico” e “biodegradabile”.

Informarsi e informare, denunciare laddove è possibile. Il glifosato è un’arma criminale.

E’ evidente, e il terreno franerà sotto i piedi della Monsanto.

 

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