Vaccini, La Grande Crociata

Sono quattro mesi che mi trovo ogni giorno a pensare al senso di quello che sta accadendo in Italia dopo il DL (poi diventato legge), proposto dalla ministra della Salute Lorenzin, sull’obbligo vaccinale e delle implicazioni legate all’accesso nelle scuole e nei nidi del Paese.

Sono più di 20 anni che insegno e durante la mia carriera scolastica, molte mamme mi hanno raccontato degli effetti collaterali insorti dopo le vaccinazioni, soprattutto dopo l’MPR. Effetti collaterali che non sono stati mai riconosciuti per l’impossibilità di correlarli al vaccino. E ciò per l’assenza di letteratura sulla questione, per una preparazione inadeguata dei medici vaccinatori e dei pediatri su ciò che si dovevano aspettare come reazione avversa, e per un controllo non capillare da parte degli organi di vigilanza del Ministero della Sanità. D’altra parte come ormai è noto, l’Italia è fra gli ultimi posti in Europa per segnalazione di casi avversi. Facile dedurre che la stragrande maggioranza degli effetti collaterali è un mondo sommerso di proporzioni insondate.

Uno di questi casi mi ha coinvolta in prima persona: durante i miei primi anni di insegnamento mi sono imbattuta nel primo complicato caso di DSA. Una madre di un mio alunno mi confida che dopo il vaccino del morbillo, il bambino sviluppa una lieve forma di autismo: cambia il comportamento, smette di disegnare e si chiude in una forma di introversione importante. Durante il percorso scolastico emergono una serie di difficoltà evidenti che poi verranno diagnosticate come disortografia, disgrafia, discalculia. Negli anni successivi mi vengono segnalati svariati casi di epilessia insorta immediatamente dopo il vaccino, da parte di mamme che frequento in quel periodo. Nessuno di quei casi comparirà nei rapporti dell’AIFA perchè i medici liquidano ogni singolo caso con una “non correlazione” fra l’evento e la somminstrazione del vaccino avvenuta poche ore prima.

Tutte queste situazioni creano in me vari interrogativi sulla sicurezza di certi vaccini.

E comincio ad avere dubbi sui possibili effetti nel tempo di sostanze di cui troppo pochi sanno davvero di che si tratta. La conferma mi arriva da una conferenza a cui io stessa partecipo, il cui relatore (un medico tedesco, il Dr Heinrich Kremer) ha studiato personalmente e parla dell’impatto sul sistema immunitario dei vaccini in età prescolare.

Decido di non fare richiami ai miei figli e di non far fare loro l’ultima generazione di vaccini appena approdata in Italia. Intanto mi accorgo che ogni volta che ricomincio a insegnare ripartendo dalla prima elementare, i casi di disturbi neurologici aumentano. Bambini apparentemente sani, seguiti dalle famiglie, con un buon humus culturale, senza familiarità, sviluppano sempre più frequentemente problematiche legate all’apprendimento.

Tutto questo in un contesto scolastico sempre più difficile, dove per necessità economiche si tagliano fondi, riducendo così gli investimenti d’ordine progettuale, riducendo ai minimi storici il personale, sia docente, sia ATA. Un contesto sempre più povero di opportunità e di sostegno ai bambini in difficoltà, che vede scomparire la didattica a piccoli gruppi e i progetti di recupero.

In questo contesto il MIUR dopo l’ennesima riduzione di personale stabilisce una nuova categoria di bambini che necessita di percorsi personalizzati e mirati. E li nomina BES (coloro che hanno Bisogni Educativi Speciali). Naturalmente nell’arte tutta italiana dell’arrangiarsi, si lascia alle scuole il massimo dell’autonomia di gestione di questi casi, il che vuol dire lasciarli a se stessi, se si escludono gli incontri con i genitori due volte l’anno per definire la personalizzazione dei percorsi. Corti sono i percorsi educativi e didattici se vengono strutturati senza personale, senza risorse economiche e senza spazi adeguati.

Intanto i DSA aumentano vertiginosamente (si veda il grafico sotto)

E il denominatore comune a tutti questi casi, potrebbe essere rintracciato nel famoso effetto gregge: tutti pluri vaccinati, di vaccini contenenti metalli pesanti, definiti neurotossici dagli stessi addetti ai lavori. Ragionevole dubbio che ci si guarda bene dall’investigare, anzi si trova il modo di metterlo a tacere obbligando tutti a vaccinarsi di tutto quello che c’è in commercio, con lo spettro di epidemie inesistenti create ad hoc dai media. Qualche genitore pensante, fa le proprie ricerche e decide di opporsi a tutto questo.

Intanto dal 15 Settembre 2017 la scuola italiana che da decenni ormai, usa tutte le sue risorse e si adopera con mille strategie per accogliere bambini e adolescenti di tutte le parti del mondo, in qualsiasi momento, con qualsiasi condizione di salute si trovino e con qualsiasi bagaglio culturale e linguistico approdino sulla nostra penisola, da questa data la scuola italiana è diventata una scuola che discrimina, esclude, rimanda a casa gli inadempienti e ghettizza. E tutto questo per un principio, incostituzionale, che lede il diritto allo studio, alla relazione sociale, all’educazione e alla relazione affettiva di migliaia di bambini italiani. Un principio che vincola i genitori a sottostare ad un trattamento sanitario coatto nei confronti dei loro bambini, per scongiurare una serie di malattie di cui alcune scomparse da anni, o non trasmissibili o che non hanno attualmente carattere epidemico.

Dal 15 Settembre, l’Italia, senza studi accurati e indipendenti, minimizzando gli effetti collaterali dei vaccini, avendo asservito stampa e tutti i media al pensiero unico del “vaccino che salva la vita”, ha diviso le nuove generazioni in due grandi gruppi: il primo gruppo è la cavia per questo grande mondiale esperimento “scientifico” di controllo. Il secondo gruppo è quello degli esclusi, dei tacciati come untori, dei demonizzati. Per contro, dagli studi di oltre Oceano, questi untori risultano molto più sani degli altri, che invece soffrono di allergie, dermatiti importanti, disturbi dell’attenzione, di iperattività, dislessie varie fino all’autismo e chissà quanto altro che sta aspettando di essere studiato.

Una riflessione su questi bambini è necessaria: in una scuola sempre più “sgarrupata” sia dal punto di vista dell’edilizia che delle risorse, un’immissione di un così alto numero di casi importanti, non potrà essere seguita, come è invece diritto di ciascuno di questi bambini. Così è probabile che il percorso scolastico di un bambino della categoria di cui sopra si presenterà difficile, a tratti frustrante e demotivante. Un bambino che non riesce a leggere, deve fare ricorso a così tante e tali strategie alternative che se non ha intorno personale sensibile, attento e preparato che lo incoraggia, lo stimola e lo valuta per il grande impegno che ci mette, rischia di non consolidare mai la stima di sè. La costruzione della stima personale è un processo lento e delicato che coinvolge tutte le parti educative in gioco e scongiura l’abbandono scolastico. Non è possibile neppure immaginare il danno morale che subiscono i bambini che hanno certe difficoltà.

Se poi la scienza dimostrasse inequivocabilmente e pubblicamente che il responsabile di quelle difficoltà che non hanno origine nella genetica, sia riconducibile al credo assoluto di certa medicina a cui non ci è stato possibile sottrarci, allora questo potrebbe far riflettere chiunque sia in grado di cambiare anche solo un tassello di questo cupo mosaico. Un mosaico che ci vede pedine, soggetti manovrabili a cui vengono iniettate quotidianamente dosi di paura, che vengono lasciati nella disinformazione, soggetti sempre più malati per cause esterne, ai quali è tolto il potere di decidere su se stessi e sui propri figli. Ben vengano allora i genitori pensanti, che lottano ogni giorno contro i giganti, che passano le notti insonni e piangono al pensiero di dover obbedire ad una legge che se applicata potrebbe danneggiare irreparabilmente la salute delle proprie creature. Ben venga la loro protesta e il loro dissenso, ben venga la loro disobbedienza civile… perchè è molto probabile che i loro figli sani siano l’unico futuro possibile.

 

Autore: and
 

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