La Legge sui Vaccini: Obbligo e Censura

Venerdì 15 settembre ci viene comunicato che il documentario “Il Ragionevole Dubbio” di Ambra Fedrigo non potrà più essere proiettato presso il centro A.C.A.T (Amici Centro Anziani Tonale) di Sesto San Giovanni il prossimo mercoledì 20 settembre.

Motivo: la sala è stata richiesta dall’Amministrazione Comunale per la riunione di alcune Commissioni.

Non è la prima volta che accade, molte serate, organizzate dalla nostra Associazione Riprendiamoci Il Pianeta, per la proiezione dei film Il Ragionevole Dubbio e Vaxxed, hanno ricevuto lo stesso trattamento: la disponibilità della sala è venuta meno alcuni giorni prima, mai un motivo valido, se non, in diversi casi, pressioni e minacce, così ci hanno riferito i responsabili dei centri con cui avevamo stretto accordo.

Sembra proprio che quando si cerca di promuovere un dibattito sul tema vaccini, dando spazio a voci scomode all’imposizione voluta dal governo italiano, questo venga oscurato. Le conferenze del Dottor Miedico in Valtellina, ai primi di settembre, ne sono un’ulteriore conferma.

Nei confronti di questi atti censori stridono dunque parecchio le dichiarazioni della pubblica amministrazione che continua a dichiararsi favorevole al dialogo, un esempio tra tanti è l’articolo apparso sul giornale online di Sesto San Giovanni, lo scorso 14 settembre, dal titolo “Incontrata delegazione genitori No Vax, sì al confronto ma la legge va rispettata”, dove l’ Assessore del Welfare di Sesto, Angela Tittaferrante, parla di confronto e di apertura al dialogo.

Ma dove sta questo confronto?

Sarà poi davvero un caso che proprio due giorni dopo questo incontro, abbiamo ricevuto la disdetta della proiezione?

Qualsiasi disponibilità sembra proprio capitolare dietro al muro di questa Legge.

Eppure, gran parte dei cittadini italiani, che piaccia o no, sta chiedendo spiegazioni perché ha bisogno di sapere ed è impossibilitato a obbedire a capo chino. Questi cittadini, in larga misura genitori, vogliono conoscere, vogliano chiarezza, non slogan, non pubblicità favorevoli alle vaccinazioni fondate sulla paura e i sensi di colpa, ma risposte concrete, confronto, dialettica.

C’è poi un uso improprio delle parole che crea distorsione. A partire dall’etichetta No-vax che dà subito adito a negazione, diffidenza, separatività.

La definizione No-vax compare tra l’altro, e forse per la prima volta, nel Decreto Legge Lorenzin.

Il Decreto afferma infatti che uno dei motivi dell’obbligatorietà vaccinale è l’aumento dei movimenti No-vax. Sempre sul Decreto si legge che un altro motivo su cui si fonda l’obbligo vaccinale è che esistono false notizie: come ad esempio la correlazione tra vaccini e danni da vaccino, in particolare l’autismo. Ma tutto questo non basta affermarlo in toni violenti per rendere quest’affermazione un imperativo categorico! E’ grave che si continui a sostenere uno scorretto ideologismo, fatto di etichette e diktat, ma privo di ragionevolezza, buon senso e amore per la conoscenza.

E così, mentre veniamo storditi da allarmismo e autoritarismo, vengono piano piano omesse e cancellate realtà fastidiose, come la legge 210/92 sul risarcimento danni da vaccino, che dovrebbe essere presente in ogni luogo pubblico attinente alle vaccinazioni e che invece non c’è!

Vogliamo davvero un confronto? Perché se così fosse sarebbe necessario davvero dare spazio alle ricerche di medici e scienziati che curano i danni da vaccino, che offrono sostegno e ascolto alle famiglie danneggiate; che analizzano i vaccini e i loro componenti per capire le ricadute che essi hanno sull’organismo dei nostri bambini, con tutte le diversità del caso. Sarebbe urgente capire se i risultati cui sono giunti sono dati certi, così da poter diffondere informazioni sempre più prossime a una verità volta al bene comune.

Non sarebbe forse questo un atteggiamento scientifico?

Se solo qualche esponente della classe politica avesse partecipato a una delle manifestazioni che hanno attraversato l’Italia in lungo e in largo negli scorsi mesi, avrebbe sicuramente incontrato tante famiglie e bambini, la cui vita ha subito un duro e doloroso arresto dopo la somministrazione delle vaccinazioni. Avrebbero potuto ascoltare la loro storia e conoscere in questo modo una parte della realtà, e comprendere che un dolore muove la vita, e che dunque non può sottostare a un obbligo cieco, e per di più – ad oggi – decisamente irragionevole.

Se i media, la televisione e i giornali, avessero dato voce a ciò che accadeva in tutta Italia, tutti quanti avremmo potuto sapere e fare più chiarezza nelle nostre scelte. Ma forse non si vuole chiarezza, ma caos, e questo infatti è ciò che sta accadendo.

Non c’è confronto, è bene dirselo: c’è censura.

Stasera, è il 20 settembre, noi siamo al Centro A.C.A.T., e non c’è nessuna riunione consiliare, la sala è vuota.

Spero che sempre più persone si rendano conto che la negazione della libertà riguarda tutti, non solo chi è toccato personalmente in questo frangente.

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