LA SANITA’ IN EMILIA ROMAGNA E LA RICERCA SCIENTIFICA

downloadAnche alla fine di questo ultimo anno  2016, come tante altre volte, “repubblica.it”  e qualche altra testata regionale, sbandierano la solita informazione ( stavo per definirla “bufala” ma mi trattengo, lascio decidere ai lettori) uscendo con questi titoli:

Sanità: Emilia-Romagna al primo posto in Italia per qualità.”

 Quando si parla della Sanità dal punto di vista della Regione Emilia Romagna, ci si continua a pavoneggiare, a sfoderare punteggi altisonanti, a rivendicare dei primi posti in puntuali classifiche, che sembrano esistere appositamente per sbandierare l’efficienza, anzi adesso si chiama eccellenza, ormai abituale di questa regione che da sempre è considerata all’avanguardia e al di sopra di ogni altro tentativo pubblico di organizzazione sanitaria. Se fosse veramente così, i cittadini emiliani dovrebbero godere tutti di una buona salute, dovrebbero avere bambini felici e gioiosi, nonni attivi e pimpanti, perchè a questo dovrebbe servire appunto l’organizzazione sanitaria, ad avere una popolazione sana.

Ma è proprio così?

Il problema è che ci siamo abituati alla qualità sanitaria dei politici che è in forte contrasto non solo con la qualità salute che si aspetta la gente, ma anche con quello che rivela la ricerca scientifica qualificata e seria, quella che sarebbe in grado di condurre veramente la popolazione ai primi posti di una classifica significativa che parlasse di salute, di guarigione, di risoluzione di malattie gravi, tutti discorsi che i politici non ipotizzano nemmeno.

Bonaccini, il Presidente della Regione Emilia Romagna, si pavoneggia perché il  primato viene riconosciuto alla Regione, secondo lui, in virtù dell’abbattimento delle liste di attesa, per la coraggiosa, secondo lui, legge regionale che rende obbligatori i vaccini per  ottenere  l’iscrizione agli asili nido,  per gli investimenti di 150 milioni di euro  per gli ospedali , le apparecchiature diagnostiche, la costruzione di nuove Case della Salute,ecc…sono davvero obiettivi tesi a realizzare salute o è propaganda? Guardiamoci dentro un po’ più a fondo.

 

Mentre la Regione Emilia ottiene questo ennesimo, scontato riconoscimento,  viene pubblicata  in contemporanea sulla rivista  medica Leukemia Research una ricerca scientifica durata anni e realizzata in Italia da un team di medici, biologi, farmacisti, bioingegneri e ambientalisti coordinati dall’ematologo Giuseppe Visani, direttore del Centro trapianti midollo osseo dell’ospedale San Salvatore di Pesaro e dall’ingegnere biomedico Antonietta Gatti del  laboratorio Nanodiagnostics di Modena (fondato insieme al marito, noto ricercatore  Stefano Montanari). La ricerca è stata sostenuta dalla collaborazione dell’Arpa Marche, che ha messo a disposizione il microscopio elettronico, quel costosissimo microscopio fondamentale per le ricerche di questi eccellenti scienziati modenesi, che non lo hanno e, come dichiarano nel loro blog, non possono permettersi di comprarlo.

E’ la dott.ssa Gatti (già membro della commissione nazionale sull’uranio impoverito) ad aver messo a punto la nuova tecnica diagnostica alla base della ricerca pubblicata che riguarda il ruolo dei fattori ambientali (come lo smog e i fumi degli inceneritori di rifiuti) nell’aumento delle leucemia mieloide acuta, di cui ogni anno in Italia si ammalano circa 1.200 uomini e 900 donne. Sulla base di questa ricerca, a proposito di classifiche emiliane, si incontrano degli altri primati: Reggio Emilia risulta al quarto posto in Italia per incidenza di questa patologia sulla popolazione maschile dopo Biella, il territorio Umbro e la provincia di Sassari ( la classifica riguarda non l’intero Paese, ma le zone dove esistono i registri dei tumori.)

La dott.ssa Gatti intervistata da “Reggioreport” spiega in cosa consiste la ricerca e quali risultati ha conseguito:

“E’ l’applicazione di un nuovo metodo diagnostico da me studiato per 15 anni e messo a punto nell’ambito di un progetto europeo. Sono noti gli effetti negativi per la salute umana delle polveri sottili Pm10 e Pm 2,5. Noi siamo andati oltre e abbiamo studiato le nanoparticelle più piccole del micron (un millesimo di millimetro, ndr.) corpuscoli estranei che  con la respirazione entrano nel sangue e si diffondono nell’organismo, sino a superare la barriera encefalica e a depositarsi anche nel cervello, oltre che nel midollo osseo o nei linfonodi.
E’ un metodo che integra anche le analisi di chimica inorganica agli esami del sangue, in fondo semplici, e allo studio ematologico col supporto indispensabile del microscopio elettronico.

Abbiamo messo a confronto due gruppi di persone, venti ammalate di leucemia mieloide acuta e venti non ammalate, e abbiamo accertato che i malati di LMA hanno una concentrazione di nanoparticelle di metalli pesanti di gran lunga più elevata degli altri.”

Metalli pesanti, quali? ( preferisco riportare le parole della dottoressa)

Alluminio e fosforo, aggregati di varia posizione di silicio, alluminio, ferro, cromo, nichel, titano o rame, presenti anche nella polvere urbana. C’è ad esempio l’ossido di cerio, un nuovo inquinante urbano generato dai filtri antiparticolato dei motori diesel. Ma anche strani cocktail di sostanze micidiali per l’organismo, che assorbiamo anche con l’aria inquinata e generano una quantità di patologie: non solo leucemie e linfomi, ma anche malattie neurologiche.
Ciò che conta è l’accumulo nell’organismo, oltre all’intensità dell’esposizione: ad esempio a Brescia nella zona circostante l’inceneritore dei rifiuti, l’incidenza di LMA è otto volte superiore alla media nazionale.”

La dott.ssa avverte che è l’accumulo dei metalli pesanti nel tempo che dà preoccupazione e che l’impatto su un organismo di poco peso come quello dei bambini è necessariamente più forte che non sul corpo di un adulto.

Ci viene quindi documentato che la qualità dell’aria che respiriamo, impregnata di nanoparticelle di metalli pesanti, diffusi nell’ ambiente dagli inceneritori e dalle operazioni di geoingegneria, fa ammalare gravemente i nostri bambini e l’avanzatissima struttura sanitaria emiliana come risponde a tutto questo?

Tralasciamo per ora il problema ambiente, anche solo la comprensione di quanto sia compromesso e perchè.  Forse che si attiva per dotare la regione di un microscopio elettronico e metterlo a disposizione di questi ricercatori?

Non sembra essere una spesa interessante per la Regione, in compenso i bambini emiliani hanno garantita dal primo giorno di vita una copertura vaccinale totale e saranno esenti, se riescono a sopravvivere, da qualunque normale infezione di quelle che da sempre hanno contribuito a rinforzare le nostre difese naturali di vecchi emiliani senza premiate strutture sanitarie.

Bambini che respirano di tutto, tranne l’ossigeno, che però possono contare sull’ abbattimento delle liste di attesa e raggiungere subito un medico nell’ avanzatissima struttura sanitaria emiliana, anche se non guariranno, perché il medico non sa come togliere i metalli pesanti dal sangue.

Come togliere le polveri dal sangue sono ricerche, condotte a proprie spese nel loro studio, dalla dott.ssa Gatti e dal dott. Montanari, ma nessuno le ha colte, nessuno le ha finanziate e portate avanti, nessuno le ha rese fruibili, nonostante la necessità. Non c’è interesse!

Siamo sicuri che alla medicina e all’ organizzazione sanitaria interessi la soluzione della malattia, la guarigione?

Penso che sia importante riflettere seriamente su questo quesito e, per farlo con maggiore cognizione di causa, riporto le osservazioni dell’esperienza diretta sul campo del dott. Montanari, prese dal suo blog:

 “ Quanto al togliere le polveri dal sangue, noi abbiamo già fatto gli esperimenti del caso ormai diversi anni fa. Li abbiamo fatti nel nostro laboratorio (c’era ancora il microscopio che Grillo pensò poi opportuno sottrarci senza, naturalmente, avere il minimo di coraggio d’illustrarne i motivi) e li abbiamo fatti con successo. Insomma, quelle particelle si possono togliere, lo sappiamo, lo abbiamo dimostrato e su questo non si discute.
È evidente che per farlo non si può usare una baracca come quelle che si usano in laboratorio per fare esperimenti. Ciò che occorre per avere qualcosa di utilizzabile in termini pratici è semplicemente la modifica di un’apparecchiatura esistente e, tutto sommato, piuttosto diffusa. Per farlo, però, ci vuole qualche soldo (per esempio, qualunquisticamente, un mese di stipendio di un calciatore top level) e l’ingresso nel salottino buono. Noi non abbiamo né l’uno né l’altro e l’orizzonte è vuoto.”

E vuoto rimarrà!  Bisognerebbe avere un po’ di umiltà e imparare a porsi qualche domanda:

“ Io presidente di questo e di quello, chi sto servendo? A chi giova il mio lavoro?”

Bisognerebbe essere abituati a guardarsi allo specchio, ma si rischia di accorgersi della propria sgradevole visione e di non riuscire a reggerla, meglio distrarsi e perdersi tra gratuiti, scontati e inutili encomi.

 

 

 

Tags: , , , , , , , , , , ,