Il lavoro non ti piace? Ecco cosa cambiare

Tutti noi abbiamo il diritto di realizzarci attraverso l’attività e il lavoro, perché è attraverso ciò che facciamo che scopriamo chi siamo.

Oggi l’attività coincide per la maggior parte con il lavoro, ma “lavoro” può voler dire molto più dell’appagare bisogni di base o del sollievo di un saldo costante del conto corrente.

Scopriamo chi siamo attraverso il lavoro perché questo ci porta a rivolgerci a ciò che ci circonda. Siamo immersi in un mondo, in un sistema, in una città dove qualunque nostra azione, persino la più egoistica, ha un impatto globale o ci porta a un contatto con gli altri. Quando crediamo di accaparrarci qualcosa per noi stessi, spesso la stiamo togliendo a qualcuno ed è per questo che non si può vivere serenamente senza pensare a un equilibrio positivo, nelle nostre azioni, tra noi e la realtà circostante.

Persino le società e le imprese, oggi così snaturate, riportano nel loro atto costitutivo una “missione”, che spiega perché la loro attività renderà il mondo un posto migliore: creando un bene utile che non esisteva, o aiutando le persone a realizzare qualcosa che possa renderle felici.

La felicità nasce nell’azione perché è legata al fatto di sentirsi utili: quando ci sentiamo utili abbiamo la sensazione di essere al posto giusto nel mondo di cui facciamo parte.

Sarebbe facile, con la tecnologia, le conoscenze e le risorse di oggi, liberare ogni uomo, donna e bambino della terra dalla paura della povertà e dalla necessità di lavorare per vivere. Questo non eliminerebbe affatto la necessità di lavorare, ma renderebbe più forte quella di perseguire la felicità attraverso l’azione, per essere utili agli altri e a se stessi.

Perché se siamo in un universo fisico è proprio per esserci: far sentire che ci siamo significa “muovere le mani” e realizzare qualcosa. Troveremo gioia in quello che avremo realizzato e nel modo in cui lo stiamo realizzando.

Un saggio disse che i mezzi esprimono il fine. E se il mio fine è essere felice, il mio modo di svolgere qualunque attività può cambiare.

Questo significa che anche chi non sta facendo il lavoro che ama, può cambiare le cose iniziando a farlo meglio di quanto non avesse mai fatto: aumentare il proprio impegno, mettere in discussione abitudini e punti di vista, tenere sempre presenti gli altri e avere una nuova parola chiave: abbellire! Rendere bello il modo in cui agiamo, indipendentemente da cosa facciamo, e così il rapporto con gli altri e la vita.

Abituandoci all’impegno e alla bellezza che spontaneamente ne deriva, diventerà più facile anche concepire alternative, se il posto in cui ci troviamo non dovesse piacerci. Possiamo migliorarlo fin dove possibile e, dove non sia dato andare oltre, saremo noi ad andare oltre perché saremo diventati più forti per cambiare attività o per costruirne di nuove che oggi sarebbero più che mai utili: nuove “imprese”, avventure verso un mondo più buono che domani potremo realizzare, ma che possiamo assaporare oggi, nel momento in cui cerchiamo il piacere dell’azione.

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