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6000 ulivi sradicati in Turchia per far posto a una centrale elettrica

Fonte foto: unitiperlasalute.blogspot.com

Fonte foto: unitiperlasalute.blogspot.com

Stringe il cuore leggere delle difficoltà dei produttori italiani di olio alle prese con una crisi senza precedenti, come riportato da un precedente articolo presente in questo blog https://www.primapaginadiyvs.it/sempre-meno-olio-italiano-coltivazione-delle-olive-in-ginocchio/ un cuore che viene toccato ulteriormente dalla notizia che 6mila ulivi sono stati sradicati per far spazio ad una centrale a carbone nel villaggio di Yirca, nella Turchia occidentale, località che si trova vicino a Soma, sede di miniere di carbone, dove sei mesi fa persero la vita 301 minatori.

Non sono stati sufficienti 52 giorni nei quali la foresta di ulivi è stata piantonata dalla cittadinanza, non è stata sufficiente l’ordinanza che, a seguito degli scontri, un tribunale turco ha emesso e che doveva bloccare questa barbarie… troppo tardi, l’avidità umana aveva già dato inizio a questo crimine, ma il tempo c’era, è mancata la volontà, perché di fronte a eventi come questo non ci dovrebbero essere esitazioni di nessun tipo, scegliendo, senza se e senza ma, di aderire alla vita.

Le immagini hanno mostrato il capo del villaggio che piangeva, e alcune donne anziane che abbracciavano gli alberi prima che venissero abbattuti, alberi che venivano considerati come dei veri e propria figli. La battaglia continua, e la Kolin Group, una delle compagnie più grandi del settore, non si arrenderà facilmente, ma intanto la vita è più forte, grazie anche agli abitanti di Yirca che hanno iniziato a piantare dei nuovi ulivi, piccole piantine che un giorno, si spera, faranno tornare la zona esattamente come era fino alla scorsa settimana, forse anche meglio.

Ma si sa distruggere è più facile che costruire, e la vita non è una applicazione da scaricare sul proprio smartphone, non è così che funziona la vita reale, la vita, infatti, ha i suoi tempi, e ci vorranno almeno 15 anni perché quelle piantine possano entrare in produzione. Viviamo tempi in cui si perde il contatto con il reale, e le nuove generazioni tendono a rendersi sempre meno conto della portata delle loro azioni, e soprattutto dei loro effetti,

Mentre scrivo questo articolo guardo fuori dalla finestra, e mi sembra di udire ancora le voci degli operai che, fino a pochi decenni fa, riempivano queste campagne rigogliose di ogni ben di dio. Ora invece, ciò che ho davanti è una terra morta e desolata, la biodiversità non esiste più, gli alberi da frutta quasi scomparsi, in luogo di campi coltivati a frumento, mais o sorgo, coltivazioni che non abbisognano di particolari cure, basta passare ogni tanto con un trattamento chimico e tutto è risolto

Mi sovviene che qualche anno fa, non ricordo per quale motivo, una varietà di frutta rimase sugli alberi e fu consentito alle persone di andare a raccoglierla, con somma gioia degli abitanti del paese, una gioia che, a poco a poco, si espanse, visto che cominciarono ad arrivare persone anche dai paesi vicini.

Dopo poche ore il paese era invaso da un profumo di marmellata che avvolgeva ogni cosa, una fragranza che dava un senso di comunità, di appartenenza, la stessa sensazione che probabilmente provavano gli abitanti di Yirca nel condividere una foresta di ulivi, condividendo tutti insieme i colori e gli odori che consentivano loro di sentirsi figli della stessa terra.

 

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