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Abbracciamo gli ulivi del Salento: l’aggressione delle multinazionali mette a rischio l’alleanza tra l’uomo e la natura

ulivo

Stringiamoci intorno agli ulivi, difendiamo la natura dagli sporchi attacchi delle multinazionali. Uniamoci con chi a Lecce, l’altro ieri, ha partecipato alla manifestazione per salvare gli ulivi.  Nel Salento si sta giocando una partita che riguarda il nostro futuro.

Da Bruxelles, prima dell’estate, era arrivato l’ordine di sradicare gli ulivi infetti e l’Italia, “stranamente” ligia al dovere, ha recepito ed inasprito quanto voluto dal diktat europeo. Qualche mese fa  il governo ha  nominato un commissario straordinario, il capo della Forestale pugliese Giuseppe Silletti, per avviare  l’eradicazione degli ulivi infetti e l’uso indiscriminato di diserbanti e antiparassitari.

Nonostante i motivi del disseccamento degli ulivi non siano chiari, le autorità competenti prima sottovalutano il problema e poi propongono una cura  molto più dannosa della stessa malattia . La decisione con cui si vuole intervenire in maniera  invasiva e distruttiva su un territorio già devastato dall’ agricoltura industriale, dalla cementificazione selvaggia,  dal business del fotovoltaico fino a quello delle biomasse lascia spazio a molte ombre. Quello che sta emergendo nel tacco d’Italia non può essere risolto dalla commissione d’emergenza governativa in quanto voluta dagli stessi soggetti che sono parte in causa di questo dramma.

Negli ultimi cinquanta anni, le scelte scellerate di una politica, supina agli interessi delle multinazionali, hanno messo a serio rischio l’integrità del territorio. Le ingenti quantità di insetticidi e pesticidi  riversate nel terreno  hanno modificato violentemente  un ecosistema  in cui l’agricoltura tradizionale si era ben inserita, tanto da aver contribuito a preservarlo per centinaia di anni.

Vi sono degli studi scientifici riportati nell’ultimo numero della rivista Focus che tendono a considerare i boschi come un organo pensante. Una intelligenza collettiva alla quale partecipano tutti i suoi abitanti. Le piante hanno una loro vita sociale, in particolare sembra che gli alberi, nonostante la distanza, riescano a comunicare tra di loro attraverso delle reti costituite da minuscoli filamenti di funghi di specie diverse. Nel sottosuolo di una foresta vi è una rete vivente che trasmette ed elabora informazioni e gli alberi più grandi aiutano quelli piccoli a crescere.

Con la scusa della Xylella i nemici dell’umanità vogliono distruggere l’alleanza tra l’essere umano e il regno  vegetale. Eradicare gli ulivi ed inondare ancor di più il Salento di pesticidi per contrastare il parassita fastidioso sarebbe la rovina definitiva di un ambiente magico.L’ulteriore aggressione chimica renderebbe molto pericoloso per la salute umana quanto prodotto in un territorio che è unico nel suo genere. Gli antiparassitari alla lunga hanno effetti devastanti sul corpo.

In questa vicenda ci sono troppe cose che non quadrano. Secondo Donato Boscia a capo dell’Istituto di virologia vegetale del CNR di Bari sono un milione gli ulivi colpiti dalla Xylella. Invece nell’unico dato ufficiale fornito dagli ispettori della Dg Sanco, la Direzione generale salute e consumatori, della Commissione Europea, viene  riportato che su un totale di 13.250 test volti in un anno, le piante su cui è stata riscontrata la xylella, sono soltanto 242. Magari gli olivi si seccano per altro, ad esempio per i funghi, oppure i dati ufficiali sono gonfiati?

Tante sono le notizie che fanno sospettare l’opera di una regia occulta, come indicato nell’articolo di Massimo Rodolfi, presidente dell’associazione Riprendiamoci il Pianeta- Movimento di Resistenza Umana. A questa conclusione vi è giunto anche il pool di magistrati guidato da Elsa Mignone che ha aperto un fascicolo contro ignoti finito nel 3° rapporto sulle agromafie di Coldiretti- Eurispes. Il reato ipotizzato è ” diffusione colposa di malattia della pianta.

Gli inquirenti stanno battendo la pista della mutazione genetica, e il punto di approdo delle loro indagini è il workshop internazionale del 2010 tenutosi presso l’Istituto agronomico mediterraneo di Bari, dove vennero importati dei campioni patogeni  di Xylella.

Secondo quanto riferito dal pubblico magistrato Mignone  al Fatto Quotidiano le indagini della giustizia italiana sono arrivate ad un punto morto. In virtù della legge 159 del 2000, varata nell’epoca del governo Amato, l’Istituto, che è organismo internazionale, gode di una immunità giurisdizionale che rende inviolabili immobili, archivi e personale. Dunque, sarà impossibile effettuare perquisizioni, confische, sequestri.

Ma vi sembra normale che un piccolo istituto possa tenere sotto scacco un’intera nazione. Se dietro tutta questa storia non vi fossero dei soggetti prepotenti come le multinazionali, come potrebbero dei laboratori rimanere inaccessibili?

Prima o poi la verità verrà a galla, ma nel frattempo non ci rimane che difendere gli ulivi del Salento e tutto quanto il regno vegetale, utilizzando il buon senso e il patrimonio delle conoscenze contadine, dall’aggressione perpetuata in ogni modo possibile dai nemici dell’umanità. Ogni pianta va onorata in quanto è portatrice di un patrimonio unico e di una certezza di futuro per il territorio e i suoi abitanti. Soltanto così potremo rinnovare il patto con la natura.

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