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Antibiotici e la vita… ma non sono in antitesi?

addiction-71575_1280Non mi fido delle multinazionali del farmaco e non mi fido dei loro intenti, perché non hanno interesse per la vita, a loro preme altro, a loro non interessa la salute ma il proliferare della malattia “curata” solo apparentemente, in modo tale da creare un costante squilibrio gravido di effetti collaterali.

Mi ha colpito, a questo proposito, la notizia che in Gran Bretagna, è scattato l’allarme per quanto riguarda le infezioni sempre più resistenti agli antibiotici. A questo proposito, è stato pubblicato uno studio sul Guardian che mette l’accento sui rischi, valutando in 200 mila le persone che potrebbero essere infettate, di cui 80 mila le possibili vittime di questa epidemia.

Tutto questo che cosa potrebbe mettere in moto? Naturalmente la produzione di nuovissimi antibiotici in grado di contrastare questo flagello, d’altra parte, quale potrebbe essere una occasione migliore di questa per rimpinguare il fatturato avendo creato nel frattempo l’alibi che giustifichi un intervento di questo tipo da parte delle multinazionali?

La paura rappresenta da sempre il veicolo privilegiato per imporre una restrizione della libertà giustificata dalle necessità, in questo caso parliamo di una restrizione della vita, anche perché la parola antibiotico deriva dal greco e significa contro la vita.

Sono proprio sagaci le multinazionali, capaci di instillare il timore che anche le operazioni di routine potrebbero diventare procedure ad altissimo rischio, timore che vuole indurci ad usare “naturalmente” prodotti contro la vita.

Gli antibiotici, come riportato da wikipedia, sono una sostanza prodotta da un microorganismo capace di ucciderne altri… in poche parole cerca di esportare la propria democrazia a scapito di quella altrui… ma credete che questi siano i presupposti per la salute? Quella illusoria certamente, per quella reale lasciamo perdere.

Se poi in aggiunta, ci mettiamo anche il fatto che in futuro le infezioni da batteri antibiotico-resistenti aumenteranno considerevolmente, il gioco è fatto e la paura radicata, creando le condizioni perché le persone si mettano in gabbia da sole in una specie di cul de sac, dove la prevenzione è sinonimo di un automatismo capace di delegare le proprie responsabilità.

Per vendere farmaci ci vogliono le malattie, malattie che non bastano mai alle multinazionali del farmaco, infatti, oltre a quelle “normali” che fanno parte di una umanità imperfetta, se ne aggiungono altre create ad arte perché chi le ha generate possa poi giungere con la “soluzione ad hoc.

Svegliamoci gente, la chimica non ci aiuterà ad uscire dal guado delle nostre paure, bisogna che ci riappropriamo della nostra vera natura restando a contatto con essa, quella parte più nobile della nostra coscienza capace di donarci intuizione senza dover mettere la testa sotto la sabbia lasciando scoperta un’altra parte del nostro corpo certamente meno nobile che non è il sac.

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