Antibiotici alla griglia, il rischio del consumo di carne

800px-Carne_Ogni anno un consumatore medio di carne in Italia ingerisce senza saperlo circa 9 grammi di antibiotici.

E’ quanto emerso da un dossier della LAV, la Lega anti vivisezione, che nel condurre questo studio ha portato nuovamente alla luce i gravi rischi che il consumo di carne può comportare.

Negli allevamenti industriali vengono utilizzate massicce quantità di antibiotici per tamponare il precario stato di salute dovuto alle condizioni di vita e alle sofferenze che degli animali devono sopportare prima di essere macellati.

Secondo le stime della LAV, per produrre 1 kg di carne vengono impiegati circa 100 mg di antibiotici che spesso rimangono nei tessuti degli animali, fino ad arrivare sulle tavole dei consumatori.

Considerando che il consumo di carne nel nostro paese si aggira intorno agli 87 kg annuali pro capite, chi mangia carne ingerisce involontariamente circa 9 grammi di antibiotici che equivalgono a 4 trattamenti antibiotici ogni anno.

A confermare i rischi di uno stile di vita in cui il consumo di carne è sempre più in aumento, si è espressa anche la EFSA ( European Food Security Authority) che ha molte volte parlato della possibilità di trasmissione da parte dei cibi animali di batteri resistenti agli antibiotici all’uomo.

Il consumo continuo di carni contenenti antibiotici può portare alla lunga disturbi intestinali cronici e all’assunzioni di patogeni che hanno sviluppato una resistenza agli antibiotici come nel caso della Salmonella, che si può trasmettersi tramite le uova o la carne, lo Staphylococcus Aureus e un ceppo di Escherichia Coli.

Attualmente gli animali allevati sulla terra sono circa 10 volte gli esseri umani, ma secondo la FAO il consumo mondiale di carne raddoppierà entro il 2050, rischiando di portare al collasso il pianeta Terra dal punto di vista economico, sanitario ed ecologico, e le persone pagheranno gli effetti di una modalità di allevamento altamente inquinante e nociva per la salute.

E’ necessario che questa tendenza venga assolutamente invertita mettendo al centro della produzione alimentare la eco sostenibilità, il rispetto per la vita, e perché no, smettendo di considerare gli animali come una fonte di cibo indispensabile; difendere la vita in ogni sua forma significa realizzare adesso un futuro migliore per tutti.

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