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Appello… Respiriamo Vita

A distanza di un mese dalla creazione delle prime zone rosse e a una settimana del confinamento in tutta Italia, nella tragedia di questa tanto acclamata pandemia, la questione ambientale sembra migliorare. L’essere umano, la massa, è bloccato nelle sue case riducendo l’impatto nell’ambiente circostante. In primis ciò che ne ha beneficiato è stata la qualità dell’aria. Non essendoci più mezzi in giro (se non quelli strettamente necessari) le centraline hanno iniziato a trasmettere dati per noi mai visti prima. A livello di Pianura Padana il particolato e il biossido di azoto sono scesi e l’aria sembrerebbe sulla carta aver guadagnato qualità.

Tutto ciò dovrebbe rincuorare e invece… ci troviamo a notare una nebbiolina in aria biancastra lattiginosa. Ci dicono che la maggior parte dei voli sono cancellati o negati i voli da e per l’Italia. Eppure, ancora e nuovamente, scie biancastre solcano il cielo. Ma la cosa che più rabbrividisce sono le cose che sento dire da persone che escono per quel poco che è concesso e si ritrovano a piedi in giro per andare a fare una commissione o qualsiasi necessità consentita. “Stamattina ho pulito la macchina e alle 14 c’erano già dei filamenti molto molto sottili, non si riescono a prendere. Cielo velato e sono passati 2 elicotteri stamattina bianchi e neri.”

Ma cos’è questa roba? Girano voci di disinfestazione, ma niente di ufficiale. E intanto si vedono “piovere polimeri come se nevicasse”. In montagna, in città e in diverse regioni d’Italia. Polimeri molto fini che però spariscono anche solo a provare a prenderli. Poi ecco che arrivano altre notizie che preoccupano. Quando sono fuori “comincio a sentire prurito e bruciore”; “la cosa più fastidiosa è sentirsi addosso in faccia qualcosa che rimane lì un po’ anche dopo che sei a casa e nonostante tu ti lavi”. “Oggi non so cosa hanno spruzzato, ma c’è una puzza indescrivibile”. Questo accade da due giorni circa. In particolare, questa cosa inizia, o è evidente, il 12 marzo 2020.

Poi, ecco che alla bella notizia della nuova qualità dell’aria raggiunta, si aggiunge il fatto che il particolato in alcune zone è risalito improvvisamente da un giorno all’altro, proprio dall’11 al 12 di marzo 2020. Si sa il caso è casualità… o il caso non esiste? La giustificazione che leggo nel giornale è che comunque rimangono in strada camion e la produzione non si è arrestata completamente. Conclusione dei giornalisti: che non bastano le misure prese finora, come il blocco delle auto o le ztl, e che dobbiamo pensare a nuovi modelli di produzione, allevamento e consumo rispettosi delle persone e dell’ambiente.

A questo punto, io, come ricercatrice di inquinamento atmosferico mi chiedo se ci prendono in giro o chi scrive gli articoli almeno qualche domanda di logica se la faccia. Non voglio risultare offensiva, ma a volte verrebbe la tentazione… la prima cosa che risulta evidente è che da un giorno all’altro il particolato è quasi raddoppiato, ma le sorgenti emissive non sono cambiate. Questo significa che i camion giravano anche il giorno prima e le attività produttive erano anche queste in attivo. Oltretutto stiamo andando verso una riduzione delle attività a causa di questa pandemia quindi semmai dovremmo aspettarci il contrario e qui non ci vuole una laurea né una capacità particolare a dedurre questo.

Quindi io mi aspetto che o c’è stato un evento straordinario, cosa che non sembra risultare, o si è creata una mega cappa meteo che ha bloccato la dispersione di questi inquinanti e questa nebbiolina biancastra forse è un problema che si è creato improvvisamente nell’aria? Il problema reale è che per sapere cosa esattamente è successo e che cosa è contenuto in questa nebbiolina che provoca prurito e irritazione andrebbero fatti accertamenti e analisi in laboratorio. Accertamenti possibili e fattibili subito da parte di qualsiasi ente preposto. E sarebbe anche un dovere, ancor più di fronte ad una pandemia in corso.

Quindi, virus a parte, a mio avviso siamo di fronte ad un rischio di intossicazione per sostanze disperse in aria. Questo evento specifico può e deve essere valutato con le dovute misure. Adesso mi chiedo: cosa mi rappresenta tutto questo? Non sto negando l’importanza di adottare misure diverse in termini ambientali per andare verso tecnologie più pulite o anche semplicemente ridurre le emissioni. Ma che una testata giornalistica nazionale prenda un abbaglio del genere in maniera così evidente… questo credo che superi i confini della decenza e del rispetto delle persone.

Non mi piace questa presa in giro, che si neghino le risposte quando un cittadino chiede. Non mi piace che si neghi la possibilità di avere misure, analisi adeguate soprattutto quando insistentemente richiesto per legittimità e per tutela personale. E soprattutto sarebbe quasi scontato ai miei occhi con la conoscenza che abbiamo nel 2020, che si incominci a considerare realmente il collegamento salute-ambiente, situazione tra l’altro ben nota fin dagli albori della razza umana. Ma considerare realmente questo collegamento significa prendersi cura di sé, di chi ci è intorno, di ciò che ci nutre. Significa aprire gli occhi di fronte a queste menzogne e abusi che impediscono a chi non conosce di poter realizzare la vita. E solo vedendo, anche se fa male, potremo indirizzare le nostre energie alla vita.

Fonte Immagine: composizione di foto di Eliana Pecorari e Magda Piacentini.

Articolo di: Eliana Pecorari per Commissione RIP Scie Chimiche e Geoingegneria

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