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Autismo: l’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio

Inquinamento-atmosfericoL’inquinamento atmosferico è cancerogeno, inoltre rappresenta un fattore di rischio per l’autismo, questo secondo uno studio della Harvard School of Public Health, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Environmental Health Perspectives.

I dati sono inquietanti, infatti, le donne esposte a elevate concentrazioni di polveri sottili durante la gravidanza, corrono seri rischi di generare un bambino con autismo, soprattutto negli ultimi tre mesi di gestazione.

Gli agenti tossici, come il benzene, penetrano nelle cellule aggredendole, e sarebbero responsabili di alterare la formazione del sistema nervoso, la proliferazione, la differenziazione cellulare e la morte cellulare programmata (apoptosi).

Le polveri sottili possono causare anche il rilascio, nel sangue e nel cervello, di molecole che stimolano l’infiammazione e l’alterazione del sistema immunitario del bambino, due aspetti che sono coinvolti nella manifestazione dell’autismo.

Lo studio della Harvard School of Public Health, ha esaminato 1.767 bambini nati tra il 1990 e il 2002, di cui 245 avevano contratto l’autismo. Ciascuno di questi bambini ha avuto una madre che è stata esposta alle polveri sottili PM 2,5, madri che sono state monitorate e analizzate, prima, durante e dopo la gravidanza.

“I nostri risultati dimostrano che l’esposizione di donne in gravidanza a aria inquinata può avere un effetto sulla comparsa dell’autismo nei bambini”, comunicano gli autori di questo studio.

Questi dati sono terrificanti, e pensare che si fa riferimento solo a PM 2,5, figurarsi le polveri ancora più sottili, infatti, credo che rappresentino solo la punta di un iceberg la cui profondità ci è ignota.

Se poi a questo aggiungiamo le scie chimiche, i vaccini, gli interferenti endocrini,  e tutte le altre porcherie che inaliamo e ingeriamo continuamente, siamo in presenza di atti criminali volti a creare una umanità malata e dipendente dalle multinazionali del farmaco e non solo.

Tutto questo ci rende sempre meno umani, perché la modificazione che stiamo subendo a livello cellulare è ormai evidente, creando delle trasformazioni al nostro sistema endocrino, tali da creare squilibri che diminuiscono, secondo una mia sensazione, la nostra capacità di socializzare.

Se poi pensiamo alla società attuale, tutto questo non appare certo del tutto fuori luogo, se poi pensiamo anche all’autismo, come una malattia che è caratterizzata da una marcata diminuzione dell’integrazione socio-relazionale e della comunicazione con gli altri, forse non siamo totalmente fuori strada… e poi, tante volte, a pensare “male” ci si prende… purtroppo!

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