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Una azienda trasferita all’insaputa dei lavoratori che erano in ferie

umanita-intorno-a-me-L-PReTJnSi parla tanto di articolo 18, tutele dei lavoratori, lavoro flessibile, maggiore facilità nel licenziare per poi poter assumere con altrettante, se non di più, possibilità, questa poi le batte tutte. È come parlare di corda in casa dell’impiccato, tanto il lavoro è sempre meno, e quel poco che c’è talmente tanto precario, da dover accettare da parte dei lavoratori, condizioni spesso disagiate, fisicamente ed economicamente.

Sembra che la crisi debbano pagarla solo i lavoratori, o quei pochi “padroni” che hanno ancora una coscienza, tanto da lottare fino in fondo, anche a scapito di se stessi, pur di mantenere attivo il posto di lavoro per i dipendenti, così che possano sostentare le loro famiglie. Parlare, solo parlare, questo sanno fare i nostri verbosi politici, così pieni di sé da non dare spazio a nulla, se non alla loro avidità.

Poi, tra una notizia e l’altra, quasi in secondo piano, leggi che l’Italia Alimentari Spa di Paliano, in provincia di Frosinone, ha deciso di cessare le attività nell’ex sito produttivo Montana, di Contrada Cervinara dal giorno alla notte, mettendo in mobilità i dipendenti, chiudendo i cancelli, prelevando le merci, e smontando i macchinari per trasferirli in altri siti produttivi, tutto questo approfittando del periodo di ferie tra il 18 e il 19 agosto.

L’azienda non era attiva da poco tempo, bensì da 40 anni era presente sul territorio, facente parte del Gruppo Cremonini, con sede a Busseto in provincia di Parma, con il risultato che 36 operai, a cui si sommano una decina di lavoratori tra manutenzione e facchinaggio impiegati nello stabilimento, in tutto 50 famiglie che ora si trovano improvvisamente senza lavoro e con prospettive per il futuro molto incerte, così dal giorno alla notte, con un colpo di spugna.

Siamo davanti ad una azione disumana, come dei ladri che svaligiano un appartamento mentre gli inquilini sono al mare a godersi qualche giorno di vacanza. Che cosa ha fatto la nostra classe politica in questi anni, se non svendendo il paese Italia al miglior offerente, alimentando una corruzione senza freni, fregandosene altamente della Costituzione, e del fatto che siamo una Repubblica fondata sul lavoro, facendola divenire, affondata sul lavoro.

Siamo ormai in un mondo sempre più tecnologico, il contatto umano è ormai roba di altri tempi che fra poco dovremo ricominciare a raccontare per preservarne la memoria, come una volta si raccontavano le storie nella stalla nelle sere fredde d’inverno. Un cartella del nostro computer non serve più? Nessun problema basta un click e se ne va nel cestino per poi essere cancellata… e tutti i file che c’erano dentro?

Questo è il progresso che abbiamo raggiunto, operai da mungere che producono reddito, e quando sono stati munti a dovere, vengono soppressi, lavorativamente parlando. L’economia non può avere debolezze, il denaro non dorme mai, e i soldi, come dicevano i nostri vecchi, chiamano altri soldi… ma di quanti soldi hanno bisogno queste avide creature, quanto sono in grado di razzolare e racimolare? Forse non esiste una unità di misura che consenta di giungere ad un risultato attendibile.

Tutti intenti, i nostri politici, a parlare di come salvare il mondo, ma sono già d’accordo con i ladri, hanno solo il compito di distogliere l’attenzione, per simulare fino in fondo che loro hanno fatto tutto il possibile… per intascarsi laute mance però.

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