Berlusconi e Dell’Utri, la fragilità del potere

votantonioFa sorridere amaramente la vicenda di Marcello Dell’Utri, al quale stanno per convalidare l’arresto a Beirut. Una storia triste del potere, il quale, per poter essere conseguito, necessita di un prezzo che prima o poi bisognerà onorare. In questi casi si cerca ogni cavillo pur di rallentare il corso della giustizia, e capita a fagiolo il rinvio dell’udienza della Corte di Cassazione prevista per domani per l’indisponibilità dei difensori di Dell’Utri. L’ex senatore intanto potrebbe valutare di consegnarsi spontaneamente, mentre l’estradizione scatterebbe solo dopo la sentenza di terzo grado.

Nel momento del bisogno sono gli amici più veri che giungono in soccorso, ed anche in questo caso Berlusconi, il cui senso di “amicizia” è spiccato, non si è fatto attendere. I due si sa, sono legati a doppio filo, e la loro storia si è intrecciata attraverso eventi di cui la magistratura si è occupata e si occupa tuttora, cercando di scoprire i loro legami con la mafia, un capitolo ben lontano dall’essere chiuso.

Proprio adesso che Berlusconi deve stare “fermo”, in attesa della imminente decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano, in merito all’affidamento ai servizi sociali, tira fuori dal cilindro altro che coniglio, ma un vero e proprio gioco di prestigio sparigliando le carte. Guardi Berlusconi in viso, ed assomiglia sempre più ad una “maschera”, normale che viva di colpi di teatro.

Marcello Dell’Utri non sta fuggendo tentando di sottrarsi alla giustizia, ma è lo stesso Berlusconi che lo ha inviato in Libano, per sostenere la campagna elettorale di Amin Gemayel su richiesta di Putin. Ammettiamo anche la possibile veridicità della vicenda, in ogni caso quest’uomo è fantastico, esponendosi in prima, persona incurante del rischio sulla decisione che verrà presa a suo carico nei prossimi giorni. Naturalmente Amin Gemayel ha smentito.

Vediamo questi personaggi tristi e vuoti, contornati da adulatori in attesa di essere ricompensati dei loro servigi. L’avidità al potere che non basta mai, conti correnti che si moltiplicano, case enormi ad ogni latitudine, piene di ogni sfarzosità possibile e poi… sempre in fuga da se stessi a dagli altri, con un potere da ostentare a tutti i costi, occupando le giornate con sforzi immani nell’occultare le proprie malefatte. Quale prezzo per un po’ di notorietà, e a quali compromessi bisogna sottostare nel momento in cui viene pronunciata la prima menzogna.

Li guardi attentamente e vedi dei bambini impauriti, i quali di fronte all’appropriazione della marmellata dicono che non sono stati loro, ma poi, per mantenersi “liberi”, hanno bisogno di mentire sempre più, scavando una “fossa” dalla quale diviene sempre più difficile uscire. I politici, si sa, ne raccontano molte, sempre più grandi, al punto tale che prima o poi scoppieranno come un chewingum spiaccicato sulla faccia.

Questi personaggi sono spesso invidiati, ma ditemi voi che cosa dovremmo invidiare a questi esseri, i quali sono sempre meno umani? Poco o nulla! Per quanto mi riguarda, “invidio” la coerenza, e i miei punti di riferimento sono le persone che la applicano. Voglio chiarezza, onestà e comunione intenti che vadano nella direzione dell’umanità. Il resto è transitorio, tutto ha un inizio e una fine, ed allontanarsi dalla propria anima sino a barattarla con un piatto di lenticchie, non può che alimentare in chi osserva, un moto di compassione.

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