Alimentazione & Stile di vita, Attualità

Carciofi contro il mesotelioma, una possibilità da scoprire

Carciofi_romaneschi_(bunch)Ha poche calorie, nella torta pasqualina è meraviglioso, alla romana, o alla giudia, è davvero delizioso, fritto poi è indimenticabile.

Il Cynaras cardunculus, meglio noto come carciofo, è una pianta della famiglia delle Asteraceae che viene coltivata per uso alimentare e secondariamente come medicinale. Questo almeno per il momento, perché un nuovo imminente studio clinico italo canadese, potrebbe dare finalmente al carciofo l’abilitazione terapeutica che gli spetta.

L’Istituto Regina Elena e la Mc Master University, analizzeranno per un anno le proprietà dell’estratto di carciofo su persone con forti fattori a rischio di mesotelioma, una grave forma di tumore provocato dall’amianto che colpisce circa 2000 persone ogni anno.

Il progetto è stato presentato durante il Workshop internazionale sul metabolismo, dieta e malattie croniche; nel nostro paese, il cancro provocato da amianto è in continua crescita, ma con questo studio per la prima volta si sperimenterà una possibilità di prevenzione con una sostanza naturale e a basso costo.

Sarebbe una scoperta rivoluzionaria, e rappresenterebbe un nuovo modo di intendere la prevenzione, ma per dare a Cesare quel che è di Cesare, del carciofo vanno obbligatoriamente citate le proprietà fino ad ora conosciute, che rendono questo vegetale un valido alleato della salute.

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I principi attivi di questa meraviglia della natura sono diversi, dopo l’acqua i carciofi sono composti principalmente da carboidrati come l’inulina e le fibre. I minerali principali sono il sodio, il potassio, il fosforo e il calcio. Le vitamine prevalenti sono la B1, B3 e piccole quantità di vitamina C.

Ma per spiegare le attività farmacologiche fino ad ora conosciute del carciofo, non va dimenticato di citare la presenza di un complesso di metaboliti secondari, come alcuni derivati dell’acido caffeico, di flavonoidi e di lattoni sesquiterpenici.

Gli estratti di carciofo migliorano la coleresi e la sintomatologia di pazienti che soffrono di dispepsia e disturbi funzionali del fegato; la cinarina presente nella pianta ha inoltre effetti coleritici, mentre i derivati dell’acido caffeico mostrano in genere effetti antiossidanti ed epatoprotettivi.

La cinarina è anche ipocolesterolemizzante, tramite l’inibizione della biosintesi del colesterolo e l’inibizione dell’ossidazione del ipocolesterolemizzante. Diminuisce inoltre il quoziente beta/alfa delle lipoproteine ed ha effetti diuretici, anche ingerito sotto forma di tisana realizzata con le foglie.
La medicina naturale e la fitoterapia usano il carciofo nel trattamento dei disturbi funzionali della cistifellea e del fegato, delle dislipidemie, della dispepsia non infiammatoria e della sindrome dell’intestino irritabile. Lo utilizza inoltre, per il suo sapore amaro, in caso di nausea e vomito, intossicazione, stitichezza e flatulenza. La sua attività depurativa è utile per dermatiti legate ad intossicazioni, artriti e reumatismi.
L’attività dei principi amari sull’equilibrio insulina/glucagone ne indica la possibile utilità come supporto in caso di iperglicemia reattiva o diabete incipiente, e l’effetto dei principi amari sulla secrezione di fattore intrinseco ne indica un possibile utilizzo in caso di anemia sideropenica-fonte Wikipedia-

Speriamo che studi come quello che a breve partirà siano sempre più frequenti, e che a differenza di come purtroppo spesso accade, l’uso delle piante per fini terapeutici non sia sottovalutato o poco incentivato per favorire l’industria del farmaco delle multinazionali, aziende da cui è meglio disintossicarsi in fretta, magari con una bella tisana al carciofo.

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