Certificato antipedofilia, la chiarezza non è ancora giunta

bambini-corsi-di-strumento-fedimA poche ore dall’introduzione del certificato antipedofilia per i dipendenti che operano con i minori, arrivano i “chiarimenti” da parte del Ministro della Giustizia, Angelo Orlando. Possibile che in Italia le cose siano sempre in divenire e mai certe, decisioni prese frettolosamente che hanno il risultato di scontentare tutti, visto che la chiarezza, i nostri legislatori, non sanno neanche dove stia di casa.

Sembra che tutto sia creato ad arte, per mantenere le persone in uno stato di preoccupazione continua, dove niente è certo, un precario equilibrio che può venire meno da un momento all’altro, guarda caso sempre a danno del cittadino sempre meno tutelato.

Ridda di voci si sono alternate sul web, l’ultima versione è che questa norma non sarà retroattiva. Come riportato dal corriere.it, la novità riguarderà i supplenti e gli ausiliari tecnico amministrativi a tempo determinato. Il Ministero dell’Istruzione sta preparando una circolare ad hoc al riguardo, ma dico io, perché comportarsi, come in molte occasioni, come uno studente lavativo che corregge il compito la mattina sull’autobus mentre si reca a scuola?

La novità tocca i club sportivi privati, le famiglie alle prese con baby sitter e tate, e le scuole, dove docenti e personale ausiliario hanno contatti giornalieri con i bambini. L’obbligo riguarda i datori di lavoro, quindi i volontari sono esclusi. Non ho nulla contro i volontari, anzi ne lodo la loro abnegazione, ma perché sono ritenuti soggetti affidabili, mentre altre realtà no? Su quali basi tutto questo viene deciso? Forse con i numeri della tombola estratti da un sacchetto, abbinati al significato della smorfia.

Confesso che pur scorrendo le diverse letture che i giornali danno su questo argomento, la mia confusione è aumentata. Tutto ed il contrario di tutto, siamo invasi da norme, decreti, leggi, codici e chi più ne ha più ne metta, ma nessuno che ci metta il cuore come chiave di lettura della vita.

Siamo subissati da paure, sospinti ad avere timore di tutto, con l’illusione che una norma possa tutelarci. Voglio parlare in generale, volutamente senza entrare nei particolari, ma l’esperienza insegna che ciò che viene proibito, alimenta il desiderio di un agito. Il dialogo sembra obsoleto, anche perché parlare con un bambino, potrebbe apparire come un atteggiamento pedofilo. Lo so è un paradosso, ma non così assurdo come sembrerebbe.

Non è che tutto questo concorra ad alimentare la morbosità e l’intolleranza fra le persone? Mi sovviene un racconto che mi è stato fatto, e che riguarda bambini, maschi e femmine, che giocavano assieme a scuola. Senza nessuna malizia capitava che i bambini si abbracciavano mentre stavano giocando, e il tutto mi sembra naturale. La maestra, invece, temeva che questo potesse produrre “cattivi pensieri” nei bambini. Ma non è che sia, in questo caso, la maestra a proiettare sui bambini la sua malizia?

Siamo in una società che desidera “tirare” fuori dalle persone i loro più bassi istinti, basta fare un po’ di zapping in televisione e ne avremo la riprova, per poi ottunderci emotivamente, togliendoci gli strumenti per elaborare positivamente le esperienze che ci consentono di crescere.

Poi questa norma antipedofilia avrà anche qualcosa di buono, ma ho sempre in mente la teoria dell’iceberg, riguardante il 90% di questa montagna di ghiaccio che non si vede. Secondo me, essere “tutelati in questo modo”, significa delegare la nostra responsabilità.

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