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Combattere i pregiudizi dormendo? Meglio la meditazione

Secondo un recente studio i pregiudizi possono essere combattuti durante il sonno tramite il potenziamento selettivo della memoriaimage-216411_640.

Il termine pregiudizio, deriva dalle parole latine prae “prima” e iudicium, “giudizio”, il che già ci fa capire come questa diffusa attitudine umana comporti la propensione a formulare un giudizio prematuro dettato da visioni e percezioni della realtà profondamente parziali, oltre che evidentemente legate ad una grande ignoranza.

Nessuno è escluso dalla trappola dei pregiudizi, siamo addestrati fin dall’infanzia a nutrire una parte di noi che traccia confini consci ed inconsci, da cui poi nascono conflitti ed incomprensioni sostenuti dalla paura di fare i conti con situazioni in cui manca la presunta sicurezza di cui i pregiudizi si ammantano.

Sicurezza nel sapere già cosa fare, cosa pensare e come rapportarsi a qualcosa, o molto più spesso a qualcuno, considerato diverso e quindi da bollare dentro stereotipi di sorta per sentirci più sicuri, o meglio, più al sicuro. Se ci fermiamo un solo istante ad osservare lo stato dei nostri pensieri non sarà certo inconsueto scoprire che non siamo immuni ai pregiudizi, e di sicuro questo particolare argomento, che in fin dei conti riguarda il più ampio tema del vivere una vita più consapevole, rappresenta una vera e propria battaglia di civiltà.

Ora, secondo quanto riportato in questi giorni dalla stampa italiana, uno studio della Northwestern University di Chicago pubblicato da Science, ha posto in essere la possibilità di vincere predisposizioni inconsce ad avere dei pregiudizi attraverso l’uso di suoni per potenziare in modo selettivo la formazione della memoria durante il sonno.

Questa procedura è stata ribattezzata dagli studiosi Target Memory Reacrivation, in buona sostanza consiste nell’immettere un particolare suono durante la formazione di un ricordo in modo che ad esso venga inconsciamente associato, così, attraverso una sperimentazione in cui a diverse persone è stato somministrato uno di questi suoni associato a ricordi di uguaglianza di genere e di uguaglianza etnica, si ha raggiunto una forte diminuzione dei pregiudizi nei soggetti presi in esame.

Di sicuro una sperimentazione interessante, ma questa strada personalmente mi sembra un po troppo facile, e come tutte le cose troppo facili, non vedo una grande possibilità di sviluppare una azione attiva e consapevole da parte di chi volesse davvero prendere in esame il problema dei pregiudizi.

La necessità di essere davvero in contatto con se stessi ha rappresentato fin dall’antichità più remota una grande sfida per gli esseri umani, e a fronte di questa esigenza, la meditazione può fare la differenza.

Meditare non è solo chiudere gli occhi, respirare e recitare un mantra, ma anche una azione consapevole, che si sviluppa in ogni istante della nostra vita, così da prenderci cura di noi stessi e degli altri per realizzare un mondo interiore e quindi esteriore, in cui l’inclusività e la fratellanza siano un dato di fatto. Meditando, andremo così sempre più a fondo nel portare ordine nella nostra coscienza, e inevitabilmente il tema dei pregiudizi verrà affrontato e sublimato affinché tale spiacevole catena sia dissolta.

Ecco la grande opportunità che meditando possiamo scegliere di realizzare, divenire consapevoli dei moti della nostra coscienza; le manipolazioni o le scorciatoie le lascerei a chi è convinto di affrontare se stesso con qualche corso o seminario di pochi giorni.

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