I consumi alimentari calano, compresa la qualità del cibo

mangiare_01La Coldiretti, principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo, ci comunica che i consumi alimentari sono stati tagliati, e la spesa alimentare, tendenzialmente in crescita sino al 2006, è calata drasticamente giungendo attualmente ai livelli minimi del 1981.

Gli unici alimenti che non sono in flessione sono quelli per la preparazione casalinga, come la farina, il miele e i preparati per dolci. Tutti gli altri sono in calo, compresi la carne ed il pesce, orientando la spesa dei consumatori verso un fai da te che non si registrava dal dopoguerra.

Sono invece in aumento i consumi dei prodotti low cost a basso prezzo in vendita nei discount. Dietro questi prodotti, precisa la Coldiretti, spesso si nascondono infatti ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi. Il risultato è che nel 2013 sono aumentati del 14 per cento gli allarmi alimentari in Italia con ben 534 notifiche sulla sicurezza di cibi e bevande potenzialmente dannosi per la salute.

Il calo dei consumi potrebbe avere anche aspetti positivi, visto il livello di obesità nella popolazione italiana, a partire dai bambini. Il problema è dato però dalla qualità del cibo, e i bambini, anche in questo campo, pagano il prezzo più alto, visto il disinteresse nei loro confronti. Essi non ricevono una educazione alimentare adeguata, e nello stesso tempo non vengono difesi a sufficienza dalle grinfie della pubblicità. La reclame, come si diceva una volta, vuole che i bambini mangino molto e male, perché possano divenire adulti insoddisfatti e facoltosi contribuenti del servizio sanitario nazionale.

C’è la crisi e siamo in caduta libera. È in atto un abbassamento della frequenza su questo pianeta. Mangiare male significa essere più tristi, la qualità del cibo nelle giuste dosi è basilare per la salute ed il buonumore. In queste condizioni quanto cibo viene fagocitato solo per tamponare le proprie paure, senza ricevere in cambio l’energia sperata, anzi un senso di spossatezza che toglie le forze.

Siamo in un incubo che è partito da lontano senza che ce ne accorgessimo. Abbiamo lasciato andare l’agricoltura, affidandoci ad una società industriale che ci ha illusi, quando asseriva che potevamo fare meno fatica e goderci di più la vita. Venendo meno il contatto con la terra abbiamo perso le nostre radici, ed affidato ad altri il compito di nutrirci. Non stupiamoci dell’ignoranza umana, ma facciamo i conti con essa. Siamo ormai cavie di una società avida e aliena all’umanità, che non spreca nulla e tutto trasforma, facendoci mangiare ogni sorta di porcheria.

Dobbiamo trovare la forza di trasformare questa crisi in una opportunità, riappropriandoci della terra e della qualità del cibo. Dobbiamo consegnare alle nuove generazioni il rispetto per se stessi, partendo anche dal cibo di cui ci nutriamo sul piano fisico, il quale influirà influenzerà positivamente il campo emotivo, e quello mentale.

 

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