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La Corte suprema statunitense blocca la perquisizione dei cellulari in assenza di autorizzazione

John Roberts

John Roberts

La Corte suprema statunitense che fa giurisprudenza sulla privacy degli americani, ha espresso una sentenza che blocca la perquisizione dei telefonini, anche in caso di arresto, a meno che non si possieda un mandato giudiziario adeguato.

D’ora in poi, anche i telefonini saranno coperti dalla tutela del IV° Emendamento, che protegge contro le perquisizioni o sequestri immotivati, visto che la perquisizione sulla memoria di un cellulare può risultare ancora più minuziosa rispetto ad una perquisizione domiciliare

Ormai sono divenuti una appendice del nostro corpo, e risulta ormai improprio chiamarli solamente telefonini, visto che all’interno di essi si può ricostruire la nostra vita, fino negli aspetti più intimi.

Lo riporta il quotidiano la Repubblica, aggiungendo che precedentemente la routine dei poliziotti che si ritrovavano a fermare qualcuno, era quella di perquisirli fino ad ispezionare i contenuti del loro telefonino. I poliziotti si sono sempre avvalsi di questa procedura, giustificando il fatto che, in questo, avrebbero prevenuto altre infrazioni e evitato la cancellazione di eventuali prove.

Nel descrivere questa novità, il presidente dei giudici costituzionali. John Roberts, Repubblicano e conservatore, ha fatto l’esempio di un marziano, il quale giungendo sulla Terra sarà portato a pensare che il telefonino sia veramente una appendice molto importante del corpo umano.

Risulta quanto mai strano che un Repubblicano non si schieri apertamente dalla parte delle forze di polizia, rendendo ancora più complicato il lavoro dei poliziotti, come ammette John Roberts, il quale fa presente che la privacy ha un costo, e sarebbe stato troppo alto il prezzo da pagare per la maggioranza dei cittadini in termini di perdita della riservatezza.

Sembra una bella notizia che fa ben sperare, ma dubito fortemente che cambi oggettivamente qualcosa di sostanziale nel monitoraggio che l’essere umano subisce continuamente, anzi ritengo che siano “contentini” attraverso i quali venga allentata l’attenzione, così che la gente sentendosi più “sicura” allargherà le maglie della sua privacy.

Siamo in una società nella quale il farmaco lo somministra chi ha creato la malattia, che ci volete fare sono malfidato, basti pensare alle energie che si spendono nel rendere “sicura” la nostra privacy, antivirus, password, pin, sempre sotto tensione perché vanno cambiati continuamente, ma non abbiamo scampo, perché il computer, i telefonini e ogni mezzo tecnologico possiedono la possibilità di tracciare le nostre vite continuamente… e le “cure” semplici palliativi che alimentano il morbo.

Ci prendono in giro, ci indicano continuamente luoghi sicuri nei quali ritenersi al riparo da eventuali spioni, ma è un po’ come fidarsi della volpe mettendola a guardia del pollaio. Ormai siamo in rete, parte di programmi che vengono fatti girare su piattaforme aliene all’umanità, e prima ci togliamo queste illusioni e meglio sarà per tutti.

Sforzandomi, potrei anche crederci, se fosse per il fatto che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. I poliziotti americani non controlleranno i cellulari, Google ci concede l’oblio assicurandoci che i nostri dati saranno cancellati e altre sirene ancora, ma chi crea tutto questo vi potrà accedere in ogni momento, e le illusioni sulla sicurezza servono solo a farci allentare la presa.

L’unica sicurezza inalienabile è rappresentata dal nostro cuore, mettiamolo al primo posto nelle nostre attività, e ogni altra cosa ci sarà data in più.

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