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Cyber bullismo, un fenomeno da non sottovalutare

450px-Cyber_BullyingAlla camera dei deputati si è svolta ieri la cerimonia di premiazione della settima edizione “Un anno di Zapping”, durante l’evento vengono premiate le migliori produzioni televisive dell’anno.

Lo spot sul cyber bullismo realizzato dalla Polizia postale e dal Moige, il movimento italiano genitori, è stato premiato con la seguente motivazione: “ Per aver proposto un modo per riflettere sulla piaga del cyber bullismo perpetrato attraverso la rete. Uno spot istituzionale che si sofferma sulle reali conseguenze penali che tale fenomeno può comportare”.

Chi più chi meno, almeno una volta nella vita abbiamo avuto il dispiacere di incontrare o il piacere di prendere a calci nel sedere un bullo, ma chi sono i cyber bulli? E in cosa differiscono dai bulli tradizionali?

Quando ero adolescente, il bullo per eccellenza ti aspettava in bagno o fuori dalla scuola; agiva spesso con la complicità di altri, generalmente tutti più grandi e grossi di te, con stratagemmi che probabilmente al giorno d’oggi sono superati.

Nell’universo delle problematiche legate all’uso della violenza sui più apparentemente deboli, sarebbero molti gli esemplari di bullo da descrivere, ma questo non è uno studio psicologico, quindi mi limiterò a descrivere i quattro tipi principali che agivano ai miei tempi.

Il re della foresta era senz’altro il violento, facilmente riconoscibile anche dall’abbigliamento, tendenzialmente composto da anfibi e giacca di pelle, questo esemplare non disdegnava di far subire alle sue vittime ogni sorta di angheria, calci, pugni, spintoni ma soprattutto alcuni giochetti sadici come il gioco della monetina e la motocicletta.

La monetina veniva puntata con il dito indice sul muro mentre con l’altra mano il bullo ti teneva la testa, il divertimento consisteva nel lasciare la moneta e fartela fermare con la fronte; la motocicletta invece era una pratica più sociale, infatti veniva solitamente praticata nei corridoi della scuola durante le pause; mentre stavi parlando del più e del meno con gli amici, il bullo centauro ti saliva sulla schiena e girandoti le orecchie con le mani dava gas: tu dovevi assecondarlo portandolo in giro e sperando che la corsa finisse di li a poco.

Al secondo posto veniva il burlone, che in nome della sua veneranda età, solitamente 2/3 anni in più di te, si divertiva a sfotterti violentemente davanti alla tua prima fidanzatina o ai tuoi amici, usando anche ruttarti addosso mentre cercava di pronunciare il tuo nome.

Poi c’era il buon gustaio, quello che si faceva comprare la merenda durante l’intervallo a spese tue, il suo pasto preferito consisteva in un sandwich composto da un gnocchino fritto racchiuso fra due pizzette, e per finire, c’era quello che io definivo lo stronzo dai modi garbati, il ragazzotto gentile ma ripetente che si faceva fare i compiti di matematica, e guai se li sbagliavi, sarebbe iniziato un calvario di angherie, lamentele e “gambe gigie”( il colpire con un pugno il nervo laterale della coscia).

Non era facile sopravvivere in una giungla popolata da questi predatori, soprattutto se a casa avevi un padre che ti ammoniva spesso dicendoti :” se vieni a casa a dirmi che qualcuno ti ha picchiato, le prendi anche da me”, e oltretutto, se non avevi un motorino truccato e il capello selvaggio, ma nella stragrande maggioranza dei casi, dopo un po finiva li, e crescendo i bulli si dileguavano, o almeno, non lasciavano dei segni talmente indelebili da doverli cancellare isolandoti o ancor peggio togliendoti la vita.

Oggi invece la questione si fa più complessa, grazie alla rete e alle sue declinazioni i soprusi si evolvono diventando delle vere e proprie pene dell’inferno per le malcapitate vittime di questo fenomeno. Come dei moderni Prometeo, incatenati e soli, a migliaia patiscono ogni giorno gli effetti della prevaricazione amplificata da internet.

In Inghilterra, più di 1 ragazzo su 4, tra gli 11 e i 19, anni è stato minacciato da un bullo via e-mail o sms. In Italia, secondo l’Indagine nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza pubblicata nel 2011 [fonte: Eurispes, Telefono Azzurro, 2011] un quinto dei ragazzi ha trovato in Internet informazioni false sul proprio conto: “raramente” (12,9%), “qualche volta” (5,6%) o “spesso” (1,5%). Con minore frequenza si registrano casi di messaggi, foto o video dai contenuti offensivi e minacciosi, ricevuti “raramente”, “qualche volta” o “spesso” dal 4,3% del campione; analoga percentuale (4,7%) si registra anche per le situazioni di esclusione intenzionale da gruppi on-line- (fonte Wikipedia).

A differenza del bullismo tradizionale, gli effetti del cyber bullismo sono devastanti e conferiscono al cyber bullo caratteristiche e opportunità particolari; ecco elencati quattro elementi principali che danno un quadro chiaro sul tema :

Anonimato del molestatore: in realtà, questo anonimato è illusorio: ogni comunicazione elettronica lascia pur sempre delle tracce. Per la vittima, però, è difficile risalire da sola al proprio molestatore; inoltre, a fronte dell’anonimato del cyber bullo, spiacevoli cose sul conto della vittima (spesse volte descritta in modo manifesto, altre in modo solo apparentemente non rintracciabile) possono essere inoltrate ad un ampio numero di persone.

Difficile reperibilità: se il cyber bullismo avviene via sms, messaggeria istantanea, mail o in un forum online privato, ad esempio, è più difficile reperirlo e rimediarvi.

Indebolimento delle remore etiche: le due caratteristiche precedenti, abbinate con la possibilità di essere “un’altra persona” online (vedi i giochi di ruolo), possono indebolire le remore etiche: spesso la gente fa e dice online cose che non farebbe o direbbe nella vita reale.

Assenza di limiti spaziotemporali: mentre il bullismo tradizionale avviene di solito in luoghi e momenti specifici (ad esempio in contesto scolastico), il cyber bullismo investe la vittima ogni volta che si collega al mezzo elettronico utilizzato dal cyber bullo.
(Fonte-wikipedia)

La cosa che non cambia sono i bersagli, generalmente chi è ritenuto diverso per vari motivi, ma il punto è che, anche se il molestatore spesso non si rende conto di quanto questa pratica possa nuocere, essere bersaglio di attacchi on line, può portare ad uno stato di grande isolamento sociale, e danni psicologici gravi, tanto da provocare depressione e nei casi più gravi spingere al suicidio.

Esiste una direttiva nazionale del Ministero della Pubblica Istruzione contro questo fenomeno, che prevede norme stringente sull’uso dei telefonini nelle scuole e il disciplinare gli accessi internet nei laboratori scolastici, va bene, ma la repressione fine a se stessa quando si ha un’età compresa fra i 14 e i 18 anni non sempre funziona, anzi; e allora che fare?

Beh io un’idea semplice ed efficace la avrei, ad esempio coltivare attraverso una vera educazione all’amore il rispetto, il coraggio, la compassione, la forza e l’amicizia; come? promuovendo pratiche e laboratori di meditazione rivolti agli studenti, in primo luogo per responsabilizzare l’uso di internet ma sopratutto per cambiare questa mentalità che parla costantemente di contrastare, piegare, abbattere qualcuno o qualcosa.

Coltivare le qualità migliori insite dentro di noi significa giungere alla realizzazione dell’innocuità verso tutti gli esseri viventi e naturalmente, questo principio dovrebbe essere la base di ogni cosa; non è utopia, ma scienza applicata, provare per credere.

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