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Debito pubblico: l´Europa ci tira le orecchie?

Ogni tanto l´Europa ci tira le orecchie a causa del nostro debito pubblico, insomma dicono che non riusciamo a quadrare i conti e minacciano la procedura d´infrazione.

Già il debito pubblico. Se ne parla tutti i giorni al tg, sui giornali, ne parlano i parlamentari. Tutti parlano del debito, ma nessuno dice le sue origini. Curioso, vero? A proposito, signori onorevoli, rispondete a questa domanda: se lo Stato ha un debito, a chi deve quei soldi? Perché se esiste un debito, oltre al debitore, esiste anche un creditore. A chi dobbiamo dare quei soldi? Quanti soldi dobbiamo dare?

Quindi ora sappiamo che il valore totale delle banconote in circolazione in Italia nel 2014 è stato pari a 164,5 miliardi di euro. Le monetine invece non sono presenti in questo bilancio passivo perché vengono coniate dallo Stato (ovviamente nella quantità decisa dalla Bce). Quindi nella voce passivo della Banca d´Italia sta scritto chiaro e tondo che a noi italiani, stare in Europa ci costa oltre 164 miliardi di euro all´anno, ossia l´equivalente del valore nominale delle banconote che la BCE ci presta. Per chi non fosse addentrato su questi argomenti, sappiate che il costo tipografico di una banconota da 100 euro è di circa 3 centesimi. Noi alla BCE, che ce la presta a debito, la paghiamo 100 euro più gli interessi, ossia paghiamo il valore nominale aumentato degli interessi. Questo guadagno incredibile viene definito signoraggio. Se quella banconota ce la stampassimo noi ci costerebbe solo 3 centesimi. Come se non bastasse, la BCE ha la faccia tosta di riportare al passivo il reddito da signoraggio, vi rendete conto? Questo poteva farlo se ci fosse stato un equivalente in oro, ma questo non è più così da parecchi anni ormai.

Nella  relazione annuale della Banca d’Italia del 2015 scaricabile dal sito dell’istituto, alla pagina 173 è visibile lo Stato Patrimoniale, riferito al 2014, di cui qui riporto la parte che ci interessa: (1)

Va da sé che se gli euro ce li stampassimo noi, risparmieremmo 165 miliardi all´anno, su questo non ci piove. Lo dimostra il fatto che le spese per coniare le monete metalliche non sono riportate in bilancio come passivo. La domanda fatidica a questo punto è: ma allora stando così le cose, perché le banconote non ce le stampiamo noi, recuperando in tal modo la sovranità monetaria, persa con l´attuale situazione? Ma nell´articolo 1 della Carta Costituzionale non sta scritto che la sovranità appartiene al popolo? E se la sovranità monetaria appartiene ora alla BCE che, ricordiamolo, ha nella maggioranza soci privati, questo significa che l´attuale situazione di perdita della sovranità è anticostituzionale. Ma soprattutto, chi ha permesso in modo fraudolento e criminale che si arrivasse a questa situazione?

Pensiamo per un attimo a quando ci è stato proposto recentemente di ridurre il numero dei parlamentari per risparmiare: pochi spiccioli a confronto dei 165 miliardi che ci costano gli euro. Capite come ci prendono per i fondelli?

E poi mi viene da pensare a quei partiti che ci chiedono ´´Più Europa´´. Beh, più Europa vuol dire più debito pubblico. E poi quei ´´Siamo Europei´´? Dobbiamo essere europei per continuare ad avere 165 miliardi all´anno di debito con l´Europa? Ma stiamo dando i numeri?

Ma la cosa non finisce qui, perché ad onor del vero, non è solo il debito da signoraggio ad incidere sulla crisi.

1981: IL DIVORZIO TRA BANCA D´ITALIA E TESORO (2)

Avvenuto nel 1981 per volere dell’allora ministro Beniamino Andreatta. Con un atto incredibile, cioè una semplice corrispondenza epistolare con l’allora Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, Andreatta mise fine alla possibilità del governo di finanziare monetariamente il disavanzo.

Venne infatti rimosso l’obbligo vigente da parte della Banca d´Italia di acquistare i Titoli di Stato emessi sul mercato primario (cioè quelli collocati mensilmente dal Tesoro), che aveva consentito fino ad allora al nostro Paese di tenere sotto controllo il debito pubblico. Perso questo strumento di sovranità monetaria, anticipando quanto sarebbe avvenuto successivamente con l’ingresso nell’Unione Monetaria, l’Italia per finanziare la propria spesa dovette iniziare ad attingere ai mercati finanziari privati, con tassi d’interesse di tutt’altra entità rispetto a quelli garantiti in precedenza. Gli effetti furono immediati: ragionando in euro i 142 miliardi di debito del 1981 (58% del Pil) dopo tre anni erano raddoppiati; dopo quattro, triplicati (429 miliardi), superando quota 1000 nel 1994, pari al 121% del Pil. In solo 15 anni dal suo avvio, questa operazione è costata a noi italiani oltre mille miliardi di euro.

Ma cosa spinse Andreatta a questa scellerata decisione? Come raccontò lui stesso dieci anni dopo in una lettera pubblicata sul Sole 24 Ore, questo stravolgimento strutturale era necessario per salvaguardare i rapporti tra Unione Europea e Italia. Ad essere in pericolo era infatti la partecipazione del nostro Paese all’interno dello Sme, ossia l’accordo precursore del sistema Euro, basato sulla parità di cambio prefissata tra i Paesi europei aderenti. Pare dunque evidente che sia Andreatta che Ciampi abbiano agito non nel rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, bensì eseguendo ordini sovranazionali per favorire chi aveva interesse alla nascita del sistema Euro. Come si può capire, l´Euro iniziava a fare danni già prima di esistere…

LE ASTE DEI TITOLI DI STATO (3)

Questa parte e un po’ tecnica, ma vi chiedo di leggerla bene, in quanto sono nozioni di economia reale che nessuno ci racconta, altrimenti non si capisce bene cosa ci ha portato al debito.

Negli anni 80 e 90, una parte dei titoli venivano acquistati dai cittadini italiani, soprattutto BOT e CCT, un´altra parte venivano acquistati dalle Banche, che erano pubbliche ed erano obbligate ad acquistare una parte di questi titoli. In quell´epoca non avevamo nessun bisogno di chiedere finanziamenti esteri. Quei titoli di stato a breve o medio termine, rispondevano bene all´esigenza di avere un capitale che potesse essere sfruttato in caso di necessità. Per questo motivo avevano successo. Inoltre lo Stato poteva utilizzare quei soldi incassati dalla vendita dei titoli per rimetterli in circolo, favorendo in questo modo l´economia reale. In quegli anni, quasi il 90% dei titoli venivano acquistati da cittadini italiani e da banche italiane. Dopo il divorzio tra Tesoro e Banca d´Italia, la situazione si è capovolta, quasi tutto il debito pubblico è rappresentato da BTP (buoni del tesoro poliennali) e di CCT e BOT ne sono rimasti circa il 10%. Come se non bastasse, se oggi volessimo acquistare un BOT, avremmo un rendimento negativo, ossia pagheremmo 100 per intascarne 99, per cui quei titoli che erano convenienti negli anni passati, oggi non rispondono più ai nostri bisogni. I BTP invece possono dare un rendimento fino al 3,5% a trent´anni. Un investitore istituzionale, non un comune cittadino, ha un obiettivo diverso da quest´ultimo. Non avere dei soldi all´occorrenza, ma far fruttare il capitale. Quando il Tesoro emetteva BOT e CCT, era sempre il Tesoro che stabiliva il rendimento e tale rendimento era gradito agli italiani in quanto conveniente.

Negli anni seguenti sono state fatte delle scelte tecniche per attrarre capitali dall´estero, ma per fare ciò bisognava fare qualcosa per attrarli. Per cui il Tesoro ha deciso di far decidere agli investitori esteri il prezzo che erano disposti a pagare per acquistare i nostri titoli. Di conseguenza gli investitori stranieri si riunivano insieme per decidere loro quali prezzi proporre nelle aste dei titoli. Questo fenomeno ha naturalmente aperto la strada alla speculazione finanziaria, per cui ora ci ritroviamo a pagare interessi altissimi. In questo modo veniva letteralmente regalato al potere finanziario un potere enorme.

Allo scadere dei titoli, lo Stato deve ovviamente rimborsare il valore dei titoli, aumentati della percentuale di interesse, ma se lo Stato non può stampare banconote in quanto lo fa la BCE, lo Stato deve farsi prestare i soldi da qualcun´altro, quando avrebbe potuto farseli prestare dai cittadini con BOT e CCT, non più convenienti. Questa situazione è un vero e proprio cappio al collo, di cui chi manovra i mercati finanziari è perfettamente consapevole.

Così ad esempio se lo Stato vuole fare il reddito di cittadinanza, quegli investitori stranieri, che sono anche agenzie di rating, minacciano di farci abbassare il valore dei nostri titoli che diventano titoli-spazzatura, per cui gli investitori stranieri non solo non comprano più titoli, ma sono obbligati a venderli ed a svenderli. In questa ipotesi arriva il default. Se lo Stato non ha più risorse, non sa come pagare questi creditori, entra in gioco il Meccanismo Europeo salva-Stati. Sappiamo benissimo come è stata salvata la Grecia. In questo caso verrebbe tolta di mezzo la politica italiana, ci prestano dei soldi di cui non possiamo farne a meno, perché l´alternativa è il default, ed in cambio di questo prestito ci impongono di aumentare le tasse, di tagliare spese varie, perciò chiudono gli ospedali, di licenziare dipendenti pubblici, di ridurre gli stipendi e le pensioni, di vendere i monumenti-simbolo del nostro Paese, di privatizzare molti servizi pubblici e così via. Insomma il divorzio tra Tesoro e Banca d´ Italia voluto da Andreatta e Ciampi ha avuto e sta avendo tuttora conseguenze nefaste, e tutto perché dovevamo entrare in Europa, la manna dal cielo…

Le soluzioni potrebbero essere le seguenti (3):

  • Non far decidere agli investitori stranieri le percentuali di interesse
  • Ridurre progressivamente negli anni, sino a zero, la quota dei BTP offerta agli investitori stranieri, per non favorire gli speculatori;
  • Immettere BOT e CCT con rendimenti positivi, per favorire i cittadini e rimettere così in circolo i soldi nell´economia reale.

Anche i Minibot sono un´ottima soluzione parziale e non è vero, come affermato da diversi politici, che fanno aumentare il debito, in quanto rappresentano solo una cartolarizzazione di un debito già esistente e pertanto già sottoposto a copertura finanziaria. Se Draghi è contrario ai Minibot possiamo capire la sua posizione ricordando cosa rappresenta Draghi. Con i Minibot si ridurrebbe il potere che la BCE avrebbe su di noi, ecco spiegata la sua posizione: un banale conflitto d´interessi.

In Italia è stato calcolato che le famiglie possiedono circa 4.200 miliardi di euro di risparmio. Già con i primi 200 introitati con la vendita di titoli convenienti, non avremmo più bisogno degli investitori esteri e non ci sarebbe più il pericolo dello spread, del default e del Meccanismo Europeo salva stati.

Lo Stato dovrebbe invertire il meccanismo delle aste dei titoli: invece di far decidere agli investitori quanto sono disposti a pagare, dovrebbe essere lo Stato ad offrire ad esempio 1% sui BOT, 1,5% sui CCT, e con questi soldi incassati, lo Stato si potrebbe ricomprare i BTP sul mercato, facendo crollare lo spread. Perciò il Tesoro dovrebbe fissare le condizioni e il mercato fissare le quantità.

1992: IL TRATTATO DI MAASTRICHT

Ad aggravare la situazione ci pensarono i nostri politici nel 1992 quando decisero di aderire al Trattato di Maastricht, che imponeva alla nostra economia il rispetto di parametri- capestro, tra i quali proprio la contrazione del debito pubblico. Questo diverrà lo spauracchio in grado di giustificare le politiche dissennate di privatizzazioni e svendita a capitali privati e stranieri di asset pubblici strategici, avvenuta proprio in quei decenni: tutto ciò rappresenta – occorre sottolinearlo – un tradimento della Costituzione. Inoltre gli economisti di regime omettono di dire che il deficit annuale sul quale l’Italia viene costantemente bacchettata dai burocrati di Bruxelles è dovuto agli interessi passivi, e nulla c’entrano la spesa pubblica (inferiore a quella francese, ad esempio) e la corruzione. Insomma, l´Europa di accusa di non fare abbastanza per ridurre il debito pubblico…quando la principale causa del debito è proprio l´Europa (ricordate i 165 miliardi di euro all´anno che spendiamo per farci prestare gli euro?).

MESSAGGIO AI CITTADINI

Quante volte avete sentito parlare di questi argomenti nei dibattiti televisivi? Io quasi mai, e voi?

MESSAGGIO AI POLITICI

Ditemi, nei vostri programmi di partito, avete per caso in elenco:

  • la ripresa della sovranità monetaria
  • la revisione del meccanismo delle aste dei titoli
  • la fine della separazione tra Banca d´Italia e Tesoro
  • La revisione dei trattati europei o l´uscita dall´euro

Se nei vostri programmi non avete queste voci, allora ci prendiamo solo in giro, il debito può solo aumentare.

Rammento infine la seconda parte dell´articolo 3 della nostra Costituzione:

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Se, come credo, nel programma dei vostri non sono previste cose del genere, allora non state tenendo fede all´articolo 3 che vi impone di rimuovere tutti gli ostacoli economici. Voi onorevoli state rimuovendo gli ostacoli economici che vi ho elencato?

MESSAGGIO ALL´EUROPA

Ora sappiamo chi sei veramente.

Giuseppe De Matteis

FONTI

  1. https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relazione-annuale/2014/rel_2014.pdf
  2. https://scenarieconomici.it/banca-ditalia-tesoro-il-divorzio-piu-caro-della-storia-ditalia-di-ilaria-bifarini-e-palma/
  3. il furto del debito pubblico spiegato bene (https://www.youtube.com/watch?v=r5fQKEPYD7A)
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