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Facebook collassa per oltre mezzora: e adesso come faremo?

Munch_scream_detailQuando nel 2008 ho aperto il mio profilo FB sono stato contagiato anch’io, ho iniziato a cercare persone che non vedevo da una vita, ho partecipato a diverse attività proposte dal social e non ho nemmeno disdegnato di dedicarmi alla coltivazione di ortaggi on line.

Poi, fortunatamente dopo poco, ho capito che il giochino della socialità in rete mi stava allontanando dalle cose concrete, quindi ho iniziato ad usarlo con molta più parsimonia, e anche con un pizzico di opportunismo per promuovere in modo veloce la mia attività.

Ultimamente mi capita sempre più spesso di assistere a delle vere e proprie ossessioni da rete, e lo dico senza giudizio, ma con una punta di profonda tristezza nel vedere così tante persone talmente condizionate dall’eco che i loro piccoli frammenti di vita possono acquisire in questo mondo parallelo, tanto da risultarne quasi rapite mentalmente, come se un post, una foto o qualsiasi altra cosa assumesse un valore più autentico rispetto al mondo fisico.

Dando una scorsa ai quotidiani di oggi, mi è caduto l’occhio su una notizia che sta avendo molta attenzione, il black out di oltre mezzora, sia su desktop che su mobile, di Facebook; dopo aver automaticamente pensato ed esclamato con violento automatismo: “e chissenefrega!!”, ho dato un’occhiata in giro per la rete, e mi sono reso conto di essere forse uno dei pochi che oggi non ha avuto problemi in merito.

Facebook è nato dieci anni fa e conta oltre un miliardo di utenti in tutto il mondo, non è certo presuntuoso affermare che rappresenta uno dei maggiori mezzi di comunicazione attualmente esistenti, ma anche il più condizionante, tant’è vero che l’episodio di stamattina ha innescato un tornado di lamentele e sfottò su Twitter, che dopo la risoluzione del problema sono diventati sospiri di sollievo virtuali sulle home di molti profili “ finalmente, o meno male che ora posso condividere questo, porca trota oggi faccialibro fa dei brutti scherzi”.

Naturalmente sembrerà da bacchettoni fare la punta a sta roba, tuttavia la domanda sorge spontanea: ma siamo davvero sicuri che il social di Zuckerberg si pone con innocuità nella nostra vita?

Quanto ne siamo condizionati e quanto riteniamo importante avere una buona reputazione a suon di like è facilmente misurabile, basterebbe cercare di immaginare di porsi col mondo esterno nello stessa modalità che attuiamo usando Facebook.

Nella vita vera, quella in cui sei faccia a faccia con una persona che non la pensa come te, dove non puoi nascondere le imperfezioni del tuo corpo, o magari non puoi ammantarti di un alone di spavalda irriverenza, l’immagine che ci siamo costruiti ad hoc può bastare a garantirci l’accettazione sociale?

Io credo di no, e sono convinto del fatto che prima iniziamo a riappropriarci di una sana vita di relazione, prima ci faremo meno illusioni e soprattutto ci accorgeremo anche del valore di prenderci ogni tanto una pausa in cui pensare un po più a noi, e un po meno a quello che gli altri pensano di noi, o meglio, che crediamo pensino di noi.

Per concludere, proviamo a farcelo un esamino di coscienza, (dal latino Cum-scire, la consapevolezza che il soggetto ha di sé e del mondo esterno con cui è in rapporto, della propria identità e dell’insieme delle proprie attività interiori),giusto così per capire, se la nostra coscienza è più orientata a ciò che è buono, vero e bello, oppure se riteniamo più importante che sia orientata a ciò che è like, post e app.

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