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Facebook portato in tribunale da uno studente austriaco

Documents with redacted informationMax Schrems, studente austriaco, porta in tribunale Facebook, dando inizio ad una class action per la privacy violata, con l’intento di chiedere un risarcimento di 500 euro ad utente. L’idea gli venne nel 2011, quando ascoltando le parole di un avvocato di Facebook specializzato sulla privacy, realizzando che vi fossero i margini per un’azione legale di questo genere.

In quel momento si trovava per motivi di studio nella Silicon Valley, e come giovane giurista, iniziò ad approfondire le ricerche su Facebook, sfruttando il diritto all’accesso alle banche dati previsto dalle leggi europee, visto che Facebook, ha installato in Irlanda i server che gestiscono gli utenti fuori da Canada e USA, chiedendo al colosso di Menlo Park che gli fossero comunicate tutte le informazioni accumulate su di lui, come riportato da repubblica.it.

Ne venne fuori un dossier enorme di oltre 1200 pagine: un fiume in piena di dati personali, compresi messaggi che Schrems pensava di aver cancellato. Scandalizzato da tutto questo ha pensato di rendere pubblica la vicenda, e di citare in tribunale Facebook in Irlanda. L’antitrust di Dublino ha fatto partire una indagine raccomandando, a partire da dicembre 2011, al colosso fondato da Zuckerberg, una serie di modifiche sostanziali alla gestione dei dati personali.

Fino ad ora, il tribunale irlandese non ha ancora dato risposte, così Schrems ha deciso di ricorrere al tribunale di Vienna, la sua città e, con una decina di suoi amici e colleghi, ha messo in piedi un gruppo e un sito, Europa contro Facebook, che non è class action come quelle americane perché in Austria non è permesso, ma di una causa per danni alla quale ogni utente può aggregarsi gratuitamente delegando il primo denunciante, appunto Schrems.

Nella prima settimana sono arrivate 25 mila adesioni, e secondo Schrems, le violazioni di Facebook sono tante, a partire da una impropria ricerca del consenso per la raccolta dei dati, in collaborazione con il programma di schedatura Prism della Nsa (National security agency), fino al tracciamento degli utenti anche fuori dal social network, grazie all’utilizzo del tasto mi piace. La richiesta danni è poco più che simbolica, ma visti i partecipanti a questa causa legale, l’eventuale cifra da pagare per quanto riguarda Facebook, raggiungerebbe la quota considerevole di 12,5 milioni di euro.

Naturalmente un’azione legale di questo tipo ha un costo, e alle spalle di Schrems, c’è una organizzazione tedesca di finanziamento di spese legali, la RolandProzessFinanz di Colonia, che in cambio incamererà il 20% di quanto eventualmente recuperato.

Nei giorni scorsi Google ha individuato nella posta elettronica di un utente alcune foto pedopornografiche, segnalandole alle autorità, anche Facebook ha ammesso di utilizzare un sistema analogo per il tracciamento delle mail. Niente da dire rispetto a casi estremi come la pedofilia online, ma se avviene in questi casi, avverrà anche per tutto il resto, solo non ce lo dicono.

Questo mondo è sempre più alieno, e l’umanità va controllata perché sia orientata verso dei recinti ove non possa scappare, continuamente monitorata. Stanno raccogliendo dati, i quali serviranno per le più svariata operazioni di mercato, ma la cosa non finisce certamente qui, questa è solo la punta dell’iceberg.

Si vede che ci ritengono anche pericolosi, visto che probabilmente stanno cercando di mapparci anche emotivamente e mentalmente, rimaniamo umani che è meglio, cercando di non farci assorbire come pesci rossi, i quali emergono subito se qualcuno dà loro del cibo. Bisogna discriminare ed agire con buon senso, e questa azione di Max Scherems ci comunica che qualche spazio di manovra esiste ancora… per il momento.

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