Alimentazione & Stile di vita, Attualità

La frutta e la verdura brutta che viene buttata: un grande spreco poco noto

BalaoanLaUnionjf9627_21Mi è capitato di discutere un po di tempo fa con quello “scavezza collo” di mio zio; fa l’agricoltore e mi regala spesso delle cassette di carote e patate invendibili perché “brutte”.

Che le persone valutino frutta e verdura in base all’aspetto, che tanto per intenderci deve essere come quello di una spider fiammante lo sapevo, ma che ci fossero delle norme europee che stabiliscono un non mercato, quindi la discarica per chi non è gonfio e lucido o non ha l’aspetto di un vegetale dei cartoni animati proprio non ci credevo.

E invece è così, ogni anno vengono gettati nell’immondizia 1,3 miliardi di tonnellate di cibo pari ad un terzo della produzione agricola globale e la cosa sembra non interessare a nessuno. Solo la catena di supermercati francesi Intermarchè ha preso a cuore la causa di carote storte, mele piccole, arance troppo grandi e di tutte le deformità che colpiscono i vegetali, lanciando una campagna pubblicitaria per portare questi prodotti, di certo non belli esteticamente ma assolutamente nutrienti, sulle tavole dei consumatori.

I prodotti generalmente scartati sono quindi stati messi sugli scaffali con uno sconto del 30% e si sono studiate linee di prodotti confezionati come minestroni e succhi di frutta fatti con i Quasimodo vegetali con un risultato che si può definire solo come un successo.

Insomma, nonostante divieti stupidi e la continua infiltrazione nelle politiche agricole di quei gruppi di potere che vogliono stravolgere oltre che la nostra diete con ortaggi in provetta anche il nostro atavico buon senso, i consumatori non sono così annebbiati, e sanno ancora riconoscere la differenza fra una banana lucente al gusto plastica e un buon frutto nutriente che ha il suo sapore naturale.

Che importa se è brutto, voglio dire, l’importante è che faccia bene, che sia naturale, e che questa distorsione estetica, questa omologazione presente in ogni campo della nostra vita, non solo a tavola, ceda il passo alla consapevolezza.

Poi se qualcuno vuole produrre mais dorato coltivato con la chimica o fabbricare pacchetti plastici contenenti cibi industriali adatti per giungere preparati alla fatidica soglia della prova costume faccia pure, ma per favore, non imponetelo alle masse, fatevi le vostre serre in salotto e consumate le vostre prelibatezze in solitudine con la squisita compagnia di un social network o un un’arena televisiva a caso.

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