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I bambini ci salveranno gridando: “Il re è nudo”

download (2)Toccare la casta e i suoi privilegi significa entrare in uno spazio tempo dove le regole comuni sembrano perdere ogni valore. Quando si parla di un personaggio politico tutto diventa difficile e complesso, le parole forbite ed arzigogolate, servono ad intorbidire ulteriormente una situazione di per se già poco chiara. Sembra di avere a che fare con Stanislao Moulinsky, il genio del trasformismo presente nei fumetti di Nick Carter, il quale si nascondeva dietro improbabili travestimenti.

La politica si è sempre trincerata dietro parole che dicono ma nello stesso tempo, ahimè, non dicono nulla. Quanto fumo nasconde il reale significato delle frasi pronunciate. Equilibrismi verbali per rimanere sempre a galla e mantenere costantemente una via di fuga.

Non si può pretendere dal politico delle azioni contro la propria stessa natura, egli non è collocato nei luoghi di potere per migliorare la qualità di vita dei cittadini, ma porre il tutto in una sorta di stasi, una animazione sospesa, nella quale viene inoculato l’anestetico necessario a creare un tempo sempre più dilatato.

Queste parole mi sono sovvenute pensando a Marcello Dell’Utri e alla vicenda che sta vivendo come “fuggitivo” in Libano. Come sempre scatta la gara del cavillo, dove l’energia a disposizione è utilizzata per prolungare ogni procedimento. Il fondatore di Forza Italia continua ad essere ricoverato in un ospedale di Beirut, sorvegliato a vista dai poliziotti locali, mentre nell’aula bunker di Palermo è ripreso il processo sul patto tra le Istituzioni e Cosa Nostra.

Sempre pensando ai cavilli, pare che da Beirut sarebbe arrivata la richiesta per avere gli atti tradotti in arabo, ipotesi smentita dall’Italia.  In ogni caso, se non in arabo, i documenti dovranno essere tradotti in francese, lingua utilizzata nel 1970 per redarre la Convenzione tra Italia e Libano, con un costo stimato di almeno 45mila euro. Naturalmente avremo una dilatazione dei tempi, stimati in 10 – 15 giorni visto che le traduzioni per scopi giuridici debbono essere infatti giurate, e redatte da professionisti iscritti all’albo dei consulenti tecnici d’ufficio.

Marcello Dell’Utri è stato condannato, il 25 marzo 2013, in secondo grado di giudizio con pena di 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, la sentenza considera l’ex senatore di Forza Italia, il tramite intermediario tra la mafia e Silvio Berlusconi.

Naturalmente il fatto che si trovi in Libano a “traccheggiare” è del tutto casuale. Infatti è casuale che il 9 maggio prossimo sia prevista la sentenza definitiva della Cassazione, e che il 12 maggio scadano i termini previsti dal trattato Italia – Libano, che disciplina i rapporti giuridici fra le due nazioni. Tutto normale che a partire dalla seconda metà del mese di marzo Marcello Dell’Utri si sia reso irreperibile, dopo che una trattativa sulla possibilità di essere candidato alle elezioni europee si sia arenata. Altra coincidenza è il fatto che l’11 aprile scorso la Corte d’appello di Palermo lo abbia dichiarato latitante, con conseguente arresto il Libano il giorno successivo.

Se la Cassazione confermasse in via definitiva la condanna, e da Beirut dovesse arrivare il via libera all’estradizione, Dell’Utri verrebbe rinchiuso in un carcere italiano. Viceversa, se nonostante la sentenza definitiva l’estradizione dovesse essere negata da Beirut, il fondatore di Forza Italia sarebbe lasciato libero dalle autorità libanesi, ma rendendosi nuovamente latitante, non potrebbe appellarsi a nessun legittimo impedimento.

Vedremo l’evolvere di questo “cavillare”, ma vista la stretta amicizia con Silvio Berlusconi, di cui è stretto collaboratore da ormai 40 anni, potrebbe chiedere l’ “agibilità mafiosa”. Certo che dalle “convergenze parallele”, frase attribuita ad Aldo Moro, alla agibilità politica degli ultimi tempi, quante parole sono state usate per occultare la verità, gettando fumo per coprire loschi intrallazzi.

Ci trattano come bambini pensando di poter fare i lor comodi, ma prima o poi, come nella fiaba di Hans Christian Andersen, intitolata “I vestiti nuovi dell’imperatore”, il bambino vedrà che l’imperatore non ha nulla indosso e gridando dirà: “Il re è nudo”.

Saranno i bambini a salvarci, perché essi vedono con gli occhi del cuore, e non come la maggioranza delle persone servili verso il potere, che scelgono consapevolmente di non fare parola di un fatto conosciuto da tutti, fingendo di non vederlo.

Non dobbiamo temere il nostro essere bambini, il quale rappresenta un valore inalienabile. Barattare la propria onestà per qualche privilegio, è porre la propria vita su di un piano inclinato molto pericoloso. Il vero potere è quello che unisce, e non quello che divide prevaricando.    

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