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I mari italiani e le 20mila tartarughe morte a causa nostra

Per il WWF il rischio è l’estinzione, e le cause sono come sempre da imputare all’attività umana, se non si prenderanno in modo deciso provvedimenti potremmo perdere uno dei nostri tesori: le tartarughe marine.800px-Green_Sea_Turtle_grazing_seagrass

Ma quand’è che inizieremo a porre rimedio ai disastri che stiamo provocando?! Chi lo sa, forse quando avremo distrutto abbastanza per avere la scusa di distruggere ulteriormente in modo da salvare la situazione.

Oltre ad inquinare con ogni sorta di schifezza (come la plastica) i nostri bellissimi mari, si stima che ogni anno circa 130mila tartarughe vengano catturate involontariamente dalle attività di pesca, e che almeno 40mila non sopravvivano; di queste più 20mila esemplari sono nei mari italiani.

Ma la pesca che involontariamente uccide non è il solo problema per le tartarughe, (un vero tesoro del Mediterraneo), molte muoiono dopo aver ingerito sacchetti di plastica, molte altre vengono colpite dalle imbarcazioni che solcano le loro pacifiche acque, spesso i piccoli appena nati finiscono schiacciati dalle auto, anche in virtù di coste sempre più urbanizzate e molti nidi vengono distrutti dai mezzi meccanici che puliscono le spiagge, anche perché, oltre a sporcare con ogni genere di porcheria, a noi vip ci piace andare al mare alle nostre condizioni, e che la natura non rompa troppo i coglioni che dobbiamo prendere il solo, noi.

Il paragrafetto qui sopra ha del mio sacco solo la farina un po pungente, i motivi del rischio di estinzione invece sono quelli che ha spiegato il WWF dopo il Turtle Day, come d’altronde la segnalazione di una recente moria di 150 esemplari in Puglia e di oltre 300 esemplari l’anno scorso nell’alto Adriatico; le cause non sono ancora state individuate, sta svolgendo indagini il dipartimento di Veterinaria dell’Università di Padova, ma io che sono un pericoloso complottista qualche idea già ce l’ho…

Il WWF sta lavorando da tempo ad un progetto in stretta collaborazione con i pescatori italiani e non solo, per dare a loro tutti gli strumenti di conoscenza utili per salvare migliaia di animali protetti, tuttavia il problema rimane, soprattutto sul versante dell’inquinamento, ma se iniziative come queste sono oltre che nobili doverose, sono sempre più convinto che un vero processo di cambiamento non avverrà fino a che non cambieremo il modo con cui osserviamo e ci rapportiamo con il mondo, di cui, ricordiamocelo ogni tanto, siamo solo ospiti.

Fino a quando non inizieremo a considerare che la violenza, l’odio, la devastazione, (come in questo caso perché il rischio di estinzione delle tartarughe non è che un frammento di odio, violenza e devastazione), è dentro di noi non cambierà assolutamente nulla.

Fino a quando, quindi, non riusciremo ad ammettere che il mondo in cui viviamo siamo noi, senza scuse o false identificazioni con immagini ideali, che in realtà non fanno altro che creare separazione e quindi conflitto e disordine, non risolveremo nulla, se non creare altra distanza dai problemi che sembrano insormontabili, e che ci fanno guardare il mondo come un posto in cui le cause dello svilimento della vita non ci appartengono, perché noi siamo meglio.

Quindi spero che prima o poi la smetteremo di comportarci come chi, ritenendosi migliore, superiore e quindi in diritto di non rispettare, curare e tutelare la vita è causa o risultato della morte della vita stessa.

Per chi non avesse afferrato, quello che sto cercando di trasmettere è semplicemente di rendersi conto di essere parte in tutto e per tutto della vita, non teoricamente, ma con tutto noi stessi, col nostro intero essere: se faremo questo i conflitti, e quindi l’odio, la violenza e la devastazione finiranno poiché non ci saranno più barriere dentro di noi.

Ma come si fa?! Naturalmente serve amore, che non è certo stare al chiar di luna sul lungo mare di Rimini a mangiare la piadina mano nella mano, ma la forza che ci spinge ad unirci, ad essere inclusivi e a volte anche inflessibili.

Per amare serve forza, coraggio, compassione, inclusività. Amare significa anche dire no, significa non essere gelosi, competitivi, violenti, brutali, incoerenti, significa non solo indignarsi ma fare qualcosa in merito, partendo dalle piccole cose della nostra vita di tutti i giorni.

In sostanza per capire cos’è l’amore dobbiamo pensare a cosa non è amore, ma tornando al tema, e non solo per il rischio di scrivere un romanzo, ma per essere ancora più chiaro, potremmo iniziare a prenderci cura della vita cercando sempre la semplicità: ad esempio non gettando sacchetti di plastica in mare, non sporcando strade e spiagge con cicche di sigarette e altra immondizia e iniziando a coltivare l’innocuità verso tutti gli esseri, concetto che per ovvie ragione non descriverò ora; anche perché non c’è niente da capire, basta solo non trovare scuse banali per non assumersi le responsabilità che ci appartengono.

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