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Il calcio, con i suoi bipedi pedatori, spegne le coscienze

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Neuroni

Siamo d’estate e le squadre di calcio cominciano a prepararsi per la prossima stagione calcistica, con una campagna acquisti ancora in atto, piena di colpi a “sorpresa” e di cifre astronomiche per accaparrarsi giovani e meno giovani bipedi dell’arte pedatoria.

Si sprecano i titoloni sui giornali che, come esche, abbindolano gli appassionati lettori, per non parlare di tutti i canali radiotelevisivi che fanno rimbalzare notizie senza capo né coda, facendo risultare uno scoop anche una scarpa slacciata che poteva mettere a repentaglio l’integrità del prezioso bipede pedatorio.

Il popolo calcistico è sempre in cerca di un riscatto, di qualcosa che lo faccia sentire fiero, quindi, che cosa c’è di meglio se non identificarsi in una casacca calcistica, soffrendo per i suoi colori come se attraverso essi potesse assurgere ad un gradino più alto della scala sociale.

Sospinto da questo scruta i giornali, ascolta le notizie che provengono da radio e televisione, sperando che questo o quel bipede pedatorio possa andare a rinforzare la propria squadra del cuore. Incurante delle cifre in ballo, egli desidera solamente inneggiare al proprio vessillo che garrisce nell’aere, così che la propria fazione possa primeggiare.

Rappresentano veramente un insulto le cifre che rimbalzano nel mondo calcistico, decine di milioni di euro spesi per acquistare bipedi pedatori, con un giro d’affari che non viene giustificato dagli incassi delle società calcistiche.

La sensazione, è che ormai siano divenute società a delinquere, un mondo apparentemente dorato, ben alimentato da chi ha interesse di mantenere in vita questo totem, che ha il solo scopo di irretire le coscienze, mettendo le ganasce ai neuroni in modo che non possano muoversi liberamente con il rischio di creare sinapsi.

Quanto tempo occupa il calcio nella mente di molte persone? Una cifra incalcolabile, perché anche chi non vuole seguire il calcio si trova ad essere bombardato da questo carrozzone mediatico, impossibilitato a schivare tutti gli schizzi provenienti da questa carovana del fango.

Una bella forma pensiero non c’è che dire, una bella nube nociva che depreda le coscienze. Siamo in presenza di qualcosa creato ad arte, qualcosa che instupidisce anestetizzando come una droga che non ti fa rendere conto che ti stai drogando, una droga in grado di fare proseliti, i quali, a loro volta, diverranno veicolo di questo marciume.

Il mondo va a rotoli e ci si scanna fisicamente e verbalmente per una squadra di calcio. Non si riesce a creare gruppi che lottino fianco a fianco per il bene comune, ma l’essere umano sa sempre come aggregarsi per le cazzate, peccato che non comprenda che è ora di darsi una mossa.

Bisogna coltivare altro perché stare insieme è un’altra cosa. Bisogna coltivare il bene comune, perché le parole servono a poco, servono i fatti, e i fatti stanno in poco posto, rimanere umani o divenire alienati.

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