Il “Circle – Time” (Il tempo del cerchio)

Nell’ambito educativo si definisce “circle – time” un’attività svolta in cerchio condotta da un adulto, in un tempo determinato durante il quale si affronta uno specifico argomento.

Questa modalità operativo – didattica è funzionale sotto numerosi aspetti:

  1. I bambini disposti in cerchio si vedono tutti negli occhi
  2. Il cerchio è una figura archetipica
  3. La comunicazione può circolare in molte direzioni
  4. Nessuno ha una posizione privilegiata rispetto ad altri

Il “circle – time” si può utilizzare ogni volta che è necessario soffermarsi, in classe, su un tema o un problema; si mette l’attenzione su una parola o un evento accaduto e lo si propone come argomento di confronto ai partecipanti. Se i bambini sono grandi (5-6 anni) e non troppo numerosi (massimo 15 bambini) è più facile che la comunicazione “circoli”.

Il tempo del cerchio può essere un’attività programmata settimanalmente oppure estemporanea, da proporre in caso di necessità.

Prima di iniziare bisogna spiegare bene ai bambini come funziona questo tempo speciale:

  • si parla uno alla volta;
  • parla chi ha il “gettone della parola” in mano;
  • chi non ha il gettone ascolta e non può interrompere chi sta parlando;
  • l’adulto che conduce può scrivere ciò che viene detto per poi ripeterlo al gruppo;
  • non si giudica;
  • ciò di cui si parla non si riporta a persone che non hanno partecipato.

Il tema dell’attività può riguardare, come dicevo, qualcosa che interessa i bambini a livello personale. Per es. “il gioco preferito/ l’amico del cuore/ cosa fa paura”; oppure può anche riguardare un fatto particolare a cui si vuole trovare una soluzione: “spesso i bambini litigano, secondo voi perché è successo.. cosa si può fare per evitarlo?”.

Nel “circle – time” il conduttore non deve avere un atteggiamento giudicante, ma deve “sospendere il giudizio”, perché viene portata alla luce una dimensione personale emotiva del bambino, a cui va portato rispetto, proprio perché il bambino la esprime con apertura e fiducia verso il gruppo. L’assenza di giudizio è sia da parte di chi conduce ma anche da parte dei bambini che ascoltano.

Può anche capitare che alcuni bambini non abbiano il coraggio di parlare, non si sentano a loro agio e sono proprio loro ad avere più bisogno di essere capiti e coinvolti. L’adulto si mette in un atteggiamento di ascolto empatico, cioè si mette nei panni dell’altro, sospendendo il giudizio ma comprendendo, innanzitutto, a livello emotivo.

Quando questa metodologia viene utilizzata regolarmente dall’insegnante, i bambini riescono a mettersi di più a loro agio, imparano ad esprimere le loro emozioni, a riconoscerle, ad accettarle e a capire che anche i compagni provano, in certe situazioni, la stessa cosa.

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