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Il gas sudafricano fa gola ai colossi petroliferi come la Shell

Fonte foto: www.aquasolar.co.za

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Le società petrolifere stanno scandagliando la Terra per accaparrarsi le risorse naturali, come sta accadendo in Sudafrica, dove alcune società energetiche, tra cui la Shell e la Chevron, stanno cercando di superare la resistenza dei contadini del Karoo per impadronirsi del gas metano, contadini che temono che l’intera area venga inquinata, del resto, come dargli torto.

Sono in atto attività persuasive, in modo tale che la popolazione accetti questa attività estrattiva, con le solite lusinghe legate allo sviluppo e al benessere che, finalmente potranno giungere in questi luoghi… poi sappiamo che non è così, perché gli interessi di questi colossi petroliferi mal si abbinano a quanto promesso.

Se la popolazione non accetterà vedremo che cosa succederà, difficile comunque che questi colossi petroliferi rinuncino al gas sudafricano, visto che le sue riserve sarebbero all’ottavo posto nella classifica mondiale. La speranza, per questi colossi petroliferi, è che vengano concesse delle licenze esplorative già a metà del 2015, in modo tale da avviare le trivellazioni nel 2016.

L’attesa è comunque giudicata troppo lunga, in modo particolare da parte della Shell che aveva depositato una richiesta di licenza già cinque anni fa. D’altra parte come si fa a decidere a cuor leggero, quando la tecnica estrattiva si baserebbe sulla fratturazione idraulica, che in molti paesi europei è vietata perché ritenuta pericolosa per le falde acquifere?

Doug Stern guida la resistenza, cercando di convincere i contadini ad opporsi alla estrazione, specialmente dopo aver visto di persona negli Stati Uniti, dove la tecnica di fratturazione idraulica è permessa, gli effetti di questa pratica. Egli racconta di aver visto con i suoi occhi l’acqua divenire di un color fango con un odore nauseabondo, con i contadini che piangevano perché avevano perso tutto.

Karoo, significa terra dalla grande sete, e visto che l’approvvigionamento idrico deriva dalle falde acquifere, normale che i suoi abitanti non si sentano al sicuro… e come potrebbe essere altrimenti, temendo che si verifichino perdite nei futuri pozzi usati per iniettare una sostanza costituita da acqua, sabbia e prodotti chimici che serve a spaccare le rocce fino a 4 mila metri di profondità?

Secondo me vi sono altri mezzi per portare benessere in questo luogo della terra. Depredarli delle risorse e modificare l’ambiente, rendendolo sempre più inospitale, non mi pare in linea con i parametri dell’umanità.

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