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Il progetto del premier Modi: lo Yoga cambierà l’India e il Mondo

taj-mahal-368_640Il primo ministro indiano Narendra Modi vuole cambiare il Mondo attraverso la meditazione yoga e la sua rivoluzione è già iniziata.

Lo Yoga cambierà l’India e il Mondo, il premier indiano Narendra Modi non ha dubbi in merito e per questo ha intenzione di massificare la pratica dello yoga a tutta l’India. Un progetto ambizioso che ha già prodotto i primi contrasti fra la maggioranza indù, e le minoranze religiose presenti nel paese, una su tutte quella musulmana.

Tuttavia, a quanto pare la rivoluzione è in atto, tanto che Modi e la maggior parte del suo governo parteciperanno il prossimo 21 giugno, a quella che già in molti hanno definito come la più grande sessione di yoga mai organizzata: Il nuovo giorno internazionale di Yoga.

Si tratta di un evento di portata mondiale, che vedrà il prato dell’India Gate ospitare per circa “35 minuti yogici”, almeno 45.000 persone provenienti da tutto il mondo, fra cui sperano gli organizzatori, anche molti personaggi famosi.

Modi, circa un anno fa, alla sede delle Nazioni Unite aveva auspicato una giornata mondiale delle Yoga con un caloroso discorso: “Lo yoga è un dono inestimabile dell’antica tradizione indiana. Esso incarna l’unità di mente e corpo, pensiero e azione, moderazione e realizzazione, l’armonia tra uomo e natura e un approccio olistico alla salute e al benessere. Non si tratta di esercizio, ma di scoprire il senso di unità con sé stessi, il mondo e la natura”.

Nerendra Modi, uomo politico, nonché asceta, convinto vegetariano, e praticante di yoga, ha già da tempo attuato una politica nazionalista in linea con la cultura indù, che da un lato ha introdotto la pratica obbligatoria dello Yoga per gli agenti di polizia, e da un altro, in modo più democratico, ha dato la possibilità di praticare la disciplina gratuitamente in tutte le scuole indiane, oltre che a ben tre milioni di dipendenti pubblici e alle loro famiglie; tuttavia le tensioni non mancano.

La rivoluzione in atto, che come diceva qualcuno un po di tempo fa, non è ne un disegno ne un ricamo, ma un atto di violenza, sta provocando divisione e dissenso fra cristiani, musulmani e indù. I musulmani sopratutto, rivendicando il loro diritto ad essere nazionalisti, non hanno intenzione di aderire a questo Yoga di massa allo stato embrionale imposto dal governo Modi, perché lo ritengono contro i principi dell’Islam.

Anche i politici indiani più anziani non sono d’accordo con il progetto Modi, in quanto a detta loro, rischierebbe di peggiorare i problemi legati alla violenza sessuale nel Paese, (non si sa bene perché), oltre che a nascondere in realtà, un progetto commerciale che vuole attrarre guru da tutto il mondo insieme ai loro seguaci nella patria dello Yoga. Ma la linea nazionalista di Modi vuole porre in essere un cambiamento sociale con o senza il consenso delle minoranze politiche e religiose, e vuole farlo sulla base della tradizione culturale indù.

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Quindi al di la degli innumerevoli benefici che la pratica della meditazione Yogica produrrebbe nella vita di quelle persone, e quindi della società, che in modo naturale e non imposto fossero pronte ad avvicinarsi alla disciplina Yoga, sembra nuovamente che tradizione e religione, cozzino anche stavolta con la pratica dello Yoga.

Viene da chiedersi quindi, come “un totalitarismo dello Yoga” possa cambiare in meglio la società? Come si pongono tradizione e religione nella pratica dello Yoga? E cosa significa davvero meditare?

La parola Yoga deriva dalla radice sanscrita “Yug”che significa unire, legare assieme, soggiogare, concentrare l’attenzione, mettere in comunione, che se applicato alla nostra coscienza, (dal latino cum-scire, sapere insieme), ovvero la consapevolezza che abbiamo di noi stessi, e l’insieme delle nostre attività interiori, si traduce nell’unire le innumerevoli frammentazioni presenti appunto nella nostra coscienza, consce ed inconsce. Senza voler di proposito entrare troppo nel merito, queste attività separate ed incoerenti di cui siamo solo in parte consapevoli, sono responsabili della condizione di sofferenza in cui, in quanto esseri umani ci troviamo tutti.

E la tradizione quindi che peso ha nella pratica dello Yoga? Di certo, dipende da cosa intendiamo per tradizione. Personalmente ritengo che per una buona pratica si debba essere disposti ad abbandonare il peso dei dogmi, poiché mi sembra abbastanza evidente che una mente intrappolata nell’induismo, nel cristianesimo o in qualsiasi altra tradizione, non sia in grado di scoprire le cause della propria sofferenza. In questo anche la religione gioca un ruolo fondamentale.

Etimologicamente la parola religione viene dal latino “relegare”, anche qui, riunire, raccogliere, legare insieme, il che è stato interpretato nell’arco della storia in molti modi; uno di questi, e quello che personalmente trovo più vero, traduce la pratica religiosa come un atto consapevole in cui raccogliamo tutte le nostre energie per indagare e scoprire noi stessi.

D’altronde quel “Conosci te stesso”, già scolpito secoli or sono nel tempio di Apollo a Delfi, è proprio uno dei pilastri della meditazione che nella sua pratica, attraverso l’ascolto e la semplice osservazione di noi, ci da la possibilità di unire le innumerevoli frammentazioni della nostra coscienza per raggiungere appunto, l’unione e la coerenza di noi stessi.

In altre parole, volendo chiudere questo lungo articolo senza la presunzione di voler promulgare idee o teorie, non posso che auspicare che anche in India, patria dello Yoga, si voglia quindi considerare che non è con l’imposizione di eventi di massa o di corsi di Yoga che la società può migliorare, poiché come peraltro molti maestri di Yoga hanno detto in passato, e come il corso della storia ci ha insegnato, nessuna rivoluzione esteriore potrà mai cambiare veramente in meglio la società.

L’unica rivoluzione che può gettare le basi per una fratellanza universale basata sulla consapevolezza della sofferenza umana, e sulla necessità di farla cessare in nome di un bene che sia comune, deve necessariamente essere interiore, e non può essere imposta.
Noi possiamo dare solo il buon esempio, ed essere una luce sicura nel buio della notte, così da divenire fiamma vivificatrice per tutti coloro i quali vorranno divenire luce nuova.

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