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Il WWF denuncia la scomparsa del 49% di fauna marina in 42 anni

banco-di-pesci-pelagiciVogliamo prenderci cura di questo pianeta o preferiamo lasciarlo morire e noi con esso? La stragrande maggioranza degli esseri umani continua la loro esistenza incuranti di ciò che avviene sotto i loro piedi, di quello che accade davanti ai loro occhi, per non parlare di ciò che li sovrasta, quel cielo sempre più inquinato da scie chimiche e non solo.

L’ignoranza che ancora avvolge il genere umano gli impedisce di mettere in relazione gli effetti con le cause, continuando così a vivere ciecamente un’esistenza piena di illusioni, finendo per credere che tutto sia eterno e che non valga la pena trasformare la propria coscienza. Non sarebbe male se ciò avvenisse, in funzione di un pianeta Terra che potrebbe essere un paradiso se solo la smettessimo di depredarlo erodendo ogni risorsa, risorse che potrebbero essere impiegate a favore del bene comune e dell’umanità che deve essere preservata ad ogni costo.

Quindi che problema c’è se la popolazione marina è diminuita dal 1970 a 2012 del 49%, come comunicato dal WWF in un rapporto pubblicato il 16 settembre scorso? Apparentemente nessuno per la maggior parte degli esseri umani, infatti, che problema c’è se la geoingegneria è parte in causa dei cambiamenti climatici, che problema c’é se si continua ad inquinare a più non posso, e che problema c’é se si continua a pescare in maniera smodata mossi dall’avidità, energia tipicamente umana ben solleticata da chi è ormai alieno a questa umanità.

Le cose andranno meglio in futuro? Difficile invertire la tendenza al momento, anche perché le stesse barriere coralline e le praterie di fanerogame marine potrebbero andare perdute in tutto il mondo entro il 2050 a causa del riscaldamento globale. Beh che problema c’è direbbe qualcuno… il problema è che oltre il 25% delle specie marine vivono in questi ambienti, ma in questo modo sono minacciate da una estinzione catastrofica con conseguenze che è facile immaginare.

Gli esseri umani, in un lasso di tempo così breve, sono riusciti a compiere una “impresa” distruttiva senza precedenti, infatti, nello spazio di una sola generazione, le attività umane hanno degradato i mari inquinandoli con tutti i mezzi a loro disposizione, assommando il tutto ad una pesca superiore alle capacità riproduttive della fauna ittica. Questo è quanto, ma si vede che non basta ancora a risvegliare le coscienze, le quali, ancora assopite, pensano di vivere un sogno, dal quale si risveglieranno amaramente.

Che cosa vogliamo farci? Ci vuole pazienza, perché non si può cambiare ciò che non si conosce, e non bastano gli appelli delle forze sane su questo pianeta se l’ignoranza umana crea ancora una barriera difficilmente scalfibile. Speriamo solo che lo schianto possa essere il più “dolce” possibile, uno schianto che appare inevitabile, perchè solo in questo modo le coscienze potranno riorientarsi verso il bene comune.

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