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Incendio di Modena, alcune domande…

Domenica 3 marzo ha preso fuoco un’area di stoccaggio di rifiuti solidi urbani non pericolosi, situata nella discarica di Via Caruso. Secondo l’articolo pubblicato da Arpae “l’incendio si era sviluppato alle ore 18 circa e aveva coinvolto uno dei capannoni di stoccaggio contenente rifiuti ingombranti (circa 150 tonnellate) e materiali misti costituiti da carta, cartone e materiali plastici (circa 50 tonnellate)”.

https://www.arpae.it/dettaglio_notizia.asp?id=10296&idlivello=85

Nell’autorizzazione integrata ambientale si trova scritto:

‘’Ai sensi dell’art. 29-undecies, in caso di incidenti o eventi imprevisti che incidano in modo significativo sull’ambiente, il gestore è tenuto ad informare immediatamente l’Arpae di Modena; inoltre, è tenuto ad adottare immediatamente le misure per limitare le conseguenze ambientali e prevenire ulteriori eventuali incidenti o eventi imprevisti, informandone l’Autorità competente’’

http://ippc-aia.arpa.emr.it/ippc-aia/DettaglioImpiantoPub.aspx?id=545

Visto che l’attività svolta negli impianti di gestione dei rifiuti deve rispondere alla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, nonché alle norme generali di prevenzione degli incendi, che impongono al datore di lavoro di valutare tutti i rischi connessi all’esercizio in impianto, vorremmo sapere quali sono le attività di prevenzione che sono state prese per impedire che tale capannone potesse prendere fuoco??? Ma soprattutto perché il capannone ha preso fuoco? Quali sono state le cause scatenanti?

Ci dicono di stare tranquilli perché l’incendio è domato e circoscritto alla zona: cosa significa esattamente questo? Quali azioni avrebbero svolto dato che non pare proprio l’evento sia stato isolato. Arpae stessa ha ricevuto diverse telefonate da cittadini preoccupati, quindi l’odore acre si sentiva forte e chiaro. E’ stato anche comunicato via telefono a diverse persone il suggerimento di rimanere in casa per protezione nei giorni a venire. Se l’incendio è domato, una tale misura sembra risultare contradditoria con quanto sostenuto.

Sempre la stessa Arpae comunica che sono stati installati i campionatori di lunga durata nelle zone immediatamente limitrofe alla zona e che in quel momento “le condizioni di stabilità atmosferica e la debole ventilazione ne favoriva la dispersione verso l’alto anziché nelle immediate vicinanze”.

Questa informazione è totalmente fuorviante considerato che definire una ‘condizione di stabilità atmosferica’ non vuol dire necessariamente un comportamente tale del fumo emesso. Come si sa da basilari concetti di dispersione atmosferica l’analisi del comportamnto di un pennacchio o di un emissione in atmosfera richiede lo studio del profilo verticale di temperatura che definisce quale comportamento tale emissione possa avere. Anche in realzione alle condizioni di temperatura del fumo, tipologia di emissione e chiaramente condizioni atmosferiche. Anche fosse che tale comportamento si sia verificato, poi nel momento di cambiamento delle condizioni atmosferiche ci si aspetta che gli inquinanti non ricadano al suolo? Ma che siano risucchiati dall’iperspazio?

Inoltre io mi pongo questa domanda: si utilizza sempre la scusa che l’atmosfera sia un grande volume in cui si gli inquinanti vengono diluiti, ma siamo sicuri di poter utilizzare questo pretesto ancora per molto tempo? Arpae stessa denota il fatto che la qualità dell’aria negli ultimi anni sta peggiorando, ma due domande se le possono fare? Non è di certo una novità la cappa asfissiante che costantemente imperversa sulla pianura padana. Se a questa aggiungiamo i fumi di un incendio in un’area già ad alto rischio di esposizione… il fenomeno, già grave di per se, richiederebbe decisamente maggiore attenzione.

Arpae dichiara anche che:

“Nelle prime fasi di intervento sono state eseguite alcune misurazioni puntuali, nelle immediate vicinanze del perimetro aziendale, dei più comuni inquinanti indicatori della eventuale ricaduta dei fumi di combustione: composti organici volatili, monossido di carbonio (CO), acido cloridrico (HCl), ossidi di azoto, ammoniaca, acido solfidrico e formaldeide. Poiché le squadre di VVF impegnate informavano che, con ogni probabilità, il completo spegnimento dell’incendio avrebbe richiesto alcune giornate di lavoro, in accordo con il rappresentante della Usl intervenuto sul posto, si sono posizionati alcuni dispositivi di campionamento passivo per composti organici volatili e formaldeide nelle aree residenziali e industriali più prossime all’impianto, rappresentative della eventuale ricaduta dei fumi” .

Siamo proprio certi che le metodologie per il campionamento dell’aria siano infallibili e riportino in modo preciso ed assoluto la concentrazione degli inquinanti in aria, essendo appunto l’atmosfera un volume molto grande? Siamo sicuri che gli strumenti posti in queste aree siano rappresentative dell’eventuale ricaduta dei fumi? Tutto il resto della città non lo consideriamo?

Il fatto che un rifiuto sia classificato come non pericoloso non implica che durante la sua combustione incontrollata non vengano rilasciate in ambiente sostanze tossiche.

Aandiamo per gradi: cosa sono le diossine? sono una classe di composti organici eterociclici la cui particolare struttura gli permette di formare dei composti più complessi, che vengono chiamati diossine-simili, contenenti più o meno atomi di cloro che vanno a sostituire gli atomi di idrogeno; in questo modo questi composti vengono classificati. Tra le circa 200 diossine stabili conosciute, le più note sono le dibenzodiossine policlorurate, composti aromatici la cui struttura consiste di due anelli benzenici legati da due atomi di ossigeno e con legati uno o più atomi di cloro. Gli anelli benzenici stabilizzano stericamente la struttura della molecola e questa stabilità è in parte responsabile della tossicità di questi composti.

Secondo le norme giuridiche di molti paesi molte diossine sono ormai agenti cancerogeni riconosciuti.
E’ risaputo che durante la combustione non controllata dei rifiuti si formano le diossine; questo può avvenire perché appunto all’interno dei rifiuti sono presenti tutti gli ingredienti che portano alla loro formazione: presenza di sostanze clorurate, di tipo prevalentemente organico ( sia plastica nella forma di PVC ma anche il classico sale da cucina NaCl), presenza di metalli di transizione come ferro e rame, i quali fungono da catalizzatori per la formazione di diossine, presenza di sostanze che forniscono idrogeno (materiali organici), temperature comprese tra 200 e 500 °C, combustione in presenza di ossigeno in difetto; quindi se durante la combustione all’interno del capannone si formassero dei punti in difetto di ossigeno? come la mettiamo?

Le diossine inoltre sono poco volatili per via del loro elevato peso molecolare, poco o nulla solubili in acqua (circa 10−4 ppm), ma sono più solubili nei grassi (circa 500 ppm), dove tendono ad accumularsi. Proprio per la loro tendenza ad accumularsi nei tessuti viventi, anche un’esposizione prolungata a livelli minimi può recare danni in quanto si favorisce il fenomeno del bioaccumulo.

Ipotizziamo che durante l’incendio siano rilasciate diossine, esse tendono a ricadere al suolo in fretta, provocando dei danni non solo a chi respira quell’aria, ma anche a tutti i terreni che sono presenti nella bassa modenese, compresi i campi agricoli e i corpi idrici sottostanti. Inoltre il 90% dell’esposizione umana alla diossina, avviene attraverso gli alimenti (in particolare dal grasso di animali a loro volta esposti a diossina).

Quindi se non respiriamo oggi le diossine le mangiamo magari tra una settimana.

Le analisi sulle diossine eseguite con il metodo di gascromatografia richiedono del tempo, quindi come fanno a dirci che la situazione è sotto controllo e che non corriamo nessun pericolo senza dati in mano?

In quanto cittadini pretendiamo spiegazioni precise dal gestore dell’impianto sulla composizione dei rifiuti presenti nel capannone e chiediamo all’autorità preposta al controllo di fornirci le analisi non solo dell’aria( campionata attraverso i 6 famosi campionatori) e dell’acqua ma anche del suolo dei terreni agricoli limitrofi. In quel momento valuteremo noi se poterci sentire veramente tranquilli!!!

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