Incendio nella Milano da bere, ma non da respirare

Mi trovo nella periferia di Milano, in zona città studi e da mercoledì 17 ottobre mattina si percepisce aria irrespirabile, un odore acre che di primo acchito provoca irritazione alle mucose e mal di testa. Infatti domenica scorsa in tarda notte, è scoppiato un incendio nel capannone della Ipb, azienda di stoccaggio e lavorazione di materiali inerti. Un deposito di rifiuti non autorizzati improvvisamente ha preso fuoco, rilasciando in ambiente sostanze che dicono non essere tossiche.

Arpa, agenzia regionale di protezione ambiente (perché è questo che dovrebbe fare: proteggere ambiente e popolazione) sostiene che ‘non sono stati rilevati inquinanti pericolosi’; il sindaco sostiene che il fumo non sia pericoloso per la salute ma si raccomanda “di tenere le finestre chiuse il più possibile e cercare di evitare di stare all’aperto”.

In quanto ingegnere ambientale, mi sono documentata sulle analisi che avesse fatto ARPA, per cercare di capire su che basi fondasse l’affermazione del fatto che questo incendio non rilascerebbe sostanze tossiche in atmosfera. Tra i vari articoli di giornale, ho trovato che sono state effettuate analisi per inquinanti che provocherebbero effetti acuti sul corpo umano e quindi ‘non sono state rilevate criticità rispetto agli inquinanti più pericolosi nell’immediato, quali monossido di carbonio, acido solfidrico, ammoniaca, aldeidi e chetoni‘(1).

Il monossido di carbonio, diventa pericoloso ad alte concentrazioni ed in ambienti confinati, una volta entrato a contatto con l’aria aperta, reagisce con l’ossigeno e si diluisce in un volume più ampio.

L’acido solfidrico anch’esso è pericoloso a concentrazioni molto elevate, per basse concentrazioni si percepisce una puzza di uova marce.

Arpa sostiene che sono state rilevate solo alcune tracce di ammoniaca (2), la quale ad alte concentrazioni provoca corrosione/irritazione cutanea (3), quindi probabilmente le basse concentrazioni rilevate potrebbero far incorrere effetti fastidiosi momentanei.

Non è stata rilevata la presenza di aldeidi e chetoni, mi viene da dire per fortuna, vista la volatilità, in particolare della formaldeide, per la quale il contatto e quindi l’assorbimento avviene principalmente a livello dell’epitelio respiratorio e dei polmoni, andando a causare effetti cronici di interazione col DNA (4).

Fin qua tutto bene….

Il problema principale è che come scrive anche Arpa, il capannone era immerso di rifiuti, e ‘ il materiale interessato dal rogo è costituito da rifiuti urbani misti quindi contenenti plastica, legno ecc’.

È risaputo che quando la plastica brucia rilascia diossine, alle quali vengono ascritti composti estremamente tossici per l’uomo e gli animali, arrivando a livelli di tossicità valutabili in ng/kg, sono tra i più potenti veleni conosciuti. Le diossine sono bioaccumulabili, ovvero risalgono la catena alimentare umana concentrandosi sempre di più, a partire dai vegetali, passando agli animali erbivori, ai carnivori e infine all’uomo.

In sostanza, il pericolo è che si accumuli nelle zone limitrofe, o che venga trasportata dagli agenti atmosferici (probabilmente al suolo in quanto il peso molecolare della diossina la porta a rimanere per poco tempo in forma volatile).

L’assessore Granelli dichiara che “sappiamo che quando brucia la plastica si produce diossina, quindi meno tempo di esposizione c’è e meglio è per tutti”(5).

In realtà la popolazione dovrebbe proprio non essere esposta alle diossine, ma forse chiedo troppo…

Arrivati a questo punto potremmo stare tranquilli, come dicono Arpa e il sindaco, se non fosse che ‘I dati delle analisi sulla presenza di microinquinanti avviate sin da lunedì 15 ottobre da parte dell’ Arpa Lombardia (l’Agenzia regionale per l’ambiente) saranno disponibili non prima della tarda mattinata di giovedì 18 ottobre, spiegano dall’Agenzia, a causa della complessità degli esami in questione: si tratta di verificare la concentrazione in particolare di diossina e Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) (6).

A questo punto non posso fare a meno di chiedermi: come fanno a dire che va tutto bene se non sanno ancora se dall’incendio viene rilasciata diossina, e a che concentrazione si trovi in atmosfera, se non sono ancora pronti i risultati delle analisi?

Io sinceramente la trovo una grossa presa per i fondelli… e quelle povere persone che vivono nelle zone limitrofe all’incendio? E il resto della popolazione? Che in media ha percepito odori acri e di spazzatura? Come la mettiamo? Metti caso che tutto ciò sia condito da un po’ di diossine?

Nel frattempo, sono usciti i risultati delle analisi condotte da Arpa, molto rassicuranti oserei dire:

‘ Durante le prime fasi dell’incendio, il valore della concentrazione totale delle diossine e dei furani (PCDD-DF) è risultato pari a 0.5 picogrammi per metrocubo, in termini di tossicità equivalente, a conferma di una parziale alterazione della qualità dell’aria dovuta all’evento in corso’ (7).

Il limite previsto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è di 0.3 picogrammi per metrocubo, ma Arpa sottolinea di stare tranquilli, tanto si potrebbe riscontrare effetti cronici solo dopo esposizioni ripetute nel tempo (un anno e oltre), a tale concentrazione.

In aggiunta a ciò, nei prossimi giorni è prevista una forte stabilità atmosferica, che favorisce una situazione di inversione termica, che porta a scarsa ventilazione e quindi non si avrà rimescolamento dell’aria. In altre parole staremo giorno e notte a contatto con la cappa di inquinanti. Devo stare tranquilla? Non direi proprio…

Inoltre, mi chiedo se il valore di riferimento introdotto dall’OMS sia a favore di sicurezza per chiunque, siamo tutti uguali per caso? Ad esempio, i bambini che vivono in prossimità della zona che sta andando a fuoco sono totalmente salvaguardati?

Continuando la lettura dei risultati delle analisi mi sono imbattuta in questa frase:

‘ Le analisi hanno evidenziato una concentrazione di inquinanti, già presenti nel primo campionamento con canister (Diclorofluorometano, Diclorometano, Benzene, Toluene) a cui si sono aggiunti altri composti, rientranti nei valori attesi in un tipico ambiente urbano, pur registrando un aumento nei valori medesimi’.

Vuol dire che hanno riscontrato un aumento di concentrazione del Benzene e del toluene, inquinanti che rientrano nella fascia dei cancerogeni.

Riassumendo, sono state trovate nell’aria alcune delle sostanze più tossiche conosciute, ma vengono a dirci che non è un problema, in quanto questi odori causano semplicemente ‘molestie olfattive’.

C ittadini Milanesi state buoni, a cuccia, che tanto ci rassicurano che in passato sono accaduti incendi ben peggiori e siamo sopravvissuti, basta chiudere le finestre! Come dicono i miei amici, in questi giorni possiamo utilizzare i polmoni di riserva…

Il problema è che siamo talmente pieni di rifiuti che oramai non sappiamo più dove metterli.

Verrà il giorno in cui il rispetto per la vita sarà il motore fondamentale di tutti gli esseri, giorno in cui a monte dei cicli produttivi, si penserà a non produrre sostanze nocive per l’ambiente e per la salute umana. Ma questa è un’altra storia…

(1) https://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2018/10/17/incendio-capannone-milano/224594/

(2) http://www.arpalombardia.it/Pages/Incendio-via-Chiasserini-a-Milano—aggiornamento.aspx#

(3) http://www2.sol.it/msds2/MSDS_002_SOLIT_IT_9.0.pdf

http://www.arpalombardia.it/Pages/Incendio-via-Chiasserini-a-Milano—aggiornamento.aspx#

(4) https://www.estambiente.it/analisi-monitoraggio-formaldeide/formaldeide-profilo-chimico-tossicologico/

(5) https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/10/17/newsincendi_milano_rogo_azienda_bovisasca_forte_odore_puzza_segnalazioni-209170148/

(6) https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-10-17/incendio-milano-citta-ostaggio-fumo-e-puzza-rifiuti-bruciano-ancora-120649.shtml?uuid=AEPTdeOG&refresh_ce=1

(7) http://www.arpalombardia.it/Pages/Incendio-IPB%2C-disponibili-i-primi-risultati-sui-microinquinanti.aspx

 

Autore:
 

Tags: , , , ,

 

Altri articoli in Attualità