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Investigazione su Alcune Cause Poco Conosciute di Cancro

Investigazione su alcune cause poco conosciute di cancro: analisi scientifica delle cause e possibili forme di prevenzione ed intervento

Quello che faremo in questo articolo, è investigare in maniera rigorosa su alcune cause poco conosciute, ma probabilmente frequenti, di cancro. Iniziamo pertanto l’analisi delle varie cause.

Prima causa di cancro: sostanze cancerogene contenute nei cosmetici

Solitamente quando si pensa alle sostanze cancerogene, un po’ tutti pensiamo al fumo di sigaretta, all’inquinamento, al benzene, all’alcol, alla carne rossa, ma a nessuno viene in mente uno shampoo, un deodorante ascellare, una crema cosmetica, un dentifricio o un colluttorio.

Già, perché anche detergenti e cosmetici possono contenere sostanze cancerogene. Vediamo ora quali sono:

  • Peg
  • Conservanti cessori di formaldeide
  • Parabeni

I PEG (Polyethilenglycole)

I peg (Polyethilenglycole) sono sostanze emulsionanti che hanno la capacità di legare l’olio all’acqua in un cosmetico. Da un punto di vista chimico possono rilasciare nel prodotto un residuo detto 1-4 dioxane, (1, 2) sostanza classificata come “possibile cancerogeno per l’uomo”. La notizia positiva è che la concentrazione di 1-4 dioxane riscontrata recentemente nei cosmetici è risultata trascurabile da ricerche effettuate.

CONSERVANTI CESSORI DI FORMALDEIDE

Si tratta di una categoria di conservanti cosmetici che, pur non contenendo formaldeide, la liberano per decomposizione. Ricordiamo che la formaldeide è classificata come sostanza cancerogena. Ecco i principali cessori di formaldeide cosmetici:

  • Triclosan
  • Imidazolidinyl urea
  • Diazolidinyl urea
  • DMDM Hydantoin
  • Methylisothiazolinone
  • Methylchloroisothiazolinone
  • 2 bromo 2 nitro 1,3 propan dyol
  • 5 bromo 5 nitro 1,3 dioxane
  • Quaternium-15
  • Methenamine
  • Glycoladehyde

Per quanto riguarda Imidazolidinyl urea, viene prodotta facendo reagire formaldeide con allantoina. A temperatura ambiente rilascia lentamente formaldeide, la quale funge da conservante nel cosmetico, se supera la concentrazione dello 0,05%. L’attuale normativa prevede per questo conservante un suo utilizzo massimo dello 0,6%. Per quanto riguarda Diazolidinyl urea, rilascia una maggior quantità di formaldeide, ma per fortuna questo conservante viene poco utilizzato.

IL TRICLOSAN

Il triclosan, cessore di formaldeide, è un antisettico molto utilizzato in dentifrici, colluttori, detergenti intimi e saponi liquidi. Possiede una struttura simile alla diossina:

È stato infatti trovato nel feto (3), nel cordone ombelicale (4) e nel latte materno (5) mostrando quindi che l’esposizione a questo composto inizia fin dalla nascita. Il triclosan danneggia gli ormoni tiroidei e il testosterone nei ratti maschio mentre nei ratti femmina altera gli estrogeni e sopprime gli ormoni tiroidei (6, 7). È stato dimostrato che il triclosan favorisce il cancro al fegato (8):

I PARABENI

Si tratta di una famiglia di conservanti cosmetici come methyl paraben, ethyl paraben, propyl paraben, isopropyl paraben ecc. derivati dall’acido 4-idrossi benzoico.

Tutti i conservanti parabeni sono notoriamente tossici, classificati come interferenti endocrini. I parabeni sono ritenuti anche cancerogeni. L’ultimo studio sui parabeni e il cancro, in ordine cronologico, è stato pubblicato a gennaio 2012, sul Journal of Applied Toxicology, intitolato Measurement of paraben concentrations in human breast tissue at serial locations across the breast from axilla to sternum, e condotto dall’équipe della Dottoressa Darbre.Sono stati analizzati 160 campioni di tessuti prelevati da 40 donne che tra il 2005 e il 2008 avevano subíto una mastectomia in seguito a un cancro al seno. Questo studio dimostra che i parabeni sono stati trovati in percentuali dal 60 al 99% (9):

PREVENZIONE

L’unico modo per prevenire il cancro causato da queste sostanze cosmetiche è naturalmente quello di utilizzare prodotti privi di quelle sostanze e, per fortuna, ce ne sono tanti. Prima di acquistare un cosmetico è pertanto indispensabile leggere l’etichetta riportata.

Seconda causa di cancro: le Geopatie

Va dato merito a coloro che per primi, più di cinquant’anni fa, identificarono il nesso fra patologia e radiazione tellurica: il dr. Ernst Hartmann, medico tedesco e l’ing. Curry, austriaco (10). Il primo, a partire dal 1948 individuò con strumentazione biofisica, che tutto il pianeta è attraversato da una maglia rettangolare orientata nord-sud (m 2.50 x 2) dello spessore di circa 21 centimetri e verificò con le strumentazioni allora in possesso che i punti di incrocio di questa maglia, oggi detti nodi di Hartmann, erano fortemente perturbati.

Hartmann studiò per 12 anni gli effetti patogeni prodotti su 14.000 ratti che venivano fatti stazionare sui nodi. Successivamente Curry individuò un secondo reticolo, simile, ma inclinato trasversalmente rispetto al primo, con uno spessore della maglia di circa 50 centimetri, più grande e di forma quadrata (circa m 2.50 x 2.50), i cui punti di incrocio, denominati nodi di Curry, risultavano anche in questo caso fortemente perturbati.




Oggigiorno le esigenze a breve termine del mercato dell’edilizia fanno sì che si progetti e si costruisca senza più tener conto di quei precetti base della vera Architettura, che consentirebbero anche la climatizzazione e l’illuminazione degli edifici con notevole risparmio energetico e aumento del comfort abitativo. La verifica della salubrità di un’area, elemento fondamentale per chi vi soggiornerà, non è argomento noto ai progettisti e tantomeno regolamentato da leggi: i carotaggi dei terreni sul luogo destinato alla nuova costruzione vengono eseguiti esclusivamente su aree contaminate in precedenza da sostanze chimiche derivanti da attività pregresse. Le normative vigenti indicano criteri per la realizzazione di nuovi edifici o per le ristrutturazioni al fine di un risparmio energetico, attribuendo una certificazione di classe energetica al costruito. È possibile inoltre recuperare fino al 55% di quanto investito per costruire o ristrutturare in bioedilizia. Ma chi si appresta ad investire il proprio denaro in una casa costruita secondo i criteri della bioarchitettura (materiali naturali, tipologia costruttiva protettiva e duratura, pareti e tetto traspiranti, impianti che utilizzano fonti energetiche quali sole, luce o acqua del sottosuolo, finiture che non rilasciano sostanze tossiche, impregnanti e pitture naturali, progettata in maniera tale da permettere all’energia vitale di scorrere liberamente e influenzare positivamente gli ambiti e le funzioni preposte), forse non sa che soggiornare in questa casa, a dispetto degli eccellenti presupposti, non garantisce affatto una protezione dalle radiazioni telluriche che possono generare geopatie.

Oggigiorno le esigenze a breve termine del mercato dell’edilizia fanno sì che si progetti e si costruisca senza più tener conto di quei precetti base della vera Architettura, che consentirebbero anche la climatizzazione e l’illuminazione degli edifici con notevole risparmio energetico e aumento del comfort abitativo. La verifica della salubrità di un’area, elemento fondamentale per chi vi soggiornerà, non è argomento noto ai progettisti e tantomeno regolamentato da leggi: i carotaggi dei terreni sul luogo destinato alla nuova costruzione vengono eseguiti esclusivamente su aree contaminate in precedenza da sostanze chimiche derivanti da attività pregresse. Le normative vigenti indicano criteri per la realizzazione di nuovi edifici o per le ristrutturazioni al fine di un risparmio energetico, attribuendo una certificazione di classe energetica al costruito. È possibile inoltre recuperare fino al 55% di quanto investito per costruire o ristrutturare in bioedilizia. Ma chi si appresta ad investire il proprio denaro in una casa costruita secondo i criteri della bioarchitettura (materiali naturali, tipologia costruttiva protettiva e duratura, pareti e tetto traspiranti, impianti che utilizzano fonti energetiche quali sole, luce o acqua del sottosuolo, finiture che non rilasciano sostanze tossiche, impregnanti e pitture naturali, progettata in maniera tale da permettere all’energia vitale di scorrere liberamente e influenzare positivamente gli ambiti e le funzioni preposte), forse non sa che soggiornare in questa casa, a dispetto degli eccellenti presupposti, non garantisce affatto una protezione dalle radiazioni telluriche che possono generare geopatie.

COSA SONO LE GEOPATIE

La geopatia rappresenta una patologia o un disturbo o un’alterazione biologica causata da radiazioni naturali o artificiali, che determina una modifica della polarità cellulare cambiando lo spin o senso di rotazione della membrana cellulare esterna ed interna. La polarità è un fenomeno magnetico: in presenza di stress geopatico può verificarsi un’inversione della polarità cellulare (come dimostrato con strumentazione scientifica dai Nobel Neher e Sakman, 1991, e Rod Mac Kinen, 2002). Il legame fra stress geopatico e tumore fu confermato dal rapporto dell’8° Congresso Internazionale per la Difesa Biologica dal Tumore, nel 1999, congresso al quale parteciparono oncologici di livello internazionale quali Ulrike e Reimar Banis. Questi medici dichiararono che il meccanismo delle radiazioni sull’uomo – i cui effetti avevano tempi di latenza che andavano dai due o tre anni sino a trent’anni e oltre – si manifestavano spesso con la comparsa della malattia tumorale. Decisiva per l’azione patogena è la permanenza per diverse ore consecutive su punti radianti senza muovere il corpo, come in particolare nel letto o su una postazione di lavoro sedentaria.

L’affermazione più forte di tutto il congresso, condivisa da tutti i relatori, riguardava un dato oggettivo e cioè che tutti i pazienti affetti da tumore presentavano stress geopatico. Di fatto nel 1999 non si era in grado di stabilire di quali radiazioni si trattasse né tantomeno esistevano sistemi di schermatura: l’indicazione che molti di questi medici davano ai loro pazienti affetti da tumore era quella di cambiare la posizione del letto affidandosi alla legge della probabilità, nella speranza di spostarsi in una zona non perturbata. Utilizzando uno strumento di propria ideazione, brevettato, successivamente certificato, denominato geopotenziometro, l’architetto Nicola Limardo, esperto geobiologo, ha scoperto che in corrispondenza dei nodi di Hartmann e di Curry, ma anche in corrispondenza di vene d’acqua sotterranee, vi sono emissioni verticali, simili a laser, dello spessore di circa un micron, costituite da radiazioni gamma ionizzanti, estremamente pericolose per la salute. Il dr. Hartmann aveva rilevato che la permanenza prolungata su questi punti geopatici poteva causare danni fisici anche irreversibili, ma non poteva sapere, in quanto non esisteva nessuna strumentazione che lo permettesse, di cosa si trattasse. Con quelle stesse conoscenze, non aggiornate, procedono oggigiorno praticamente tutti gli operatori olistici del settore, radioestesisti, rabdomanti, in buona fede o meno, con una strumentazione che non permette di valutare la componente della radiazione ionizzante presente in corrispondenza di nodi o vene d’acqua: questi operatori spesso forniscono prodotti genericamente schermanti (in realtà utili solo per schermare la componente elettromagnetica artificiale dei nostri impianti) mettendo a repentaglio la salute di chi, convinto di avere schermato un punto radioattivo, vi posiziona sopra il letto! Certamente il nostro letto, su cui dormiamo e stazioniamo per un terzo del nostro tempo in stato di abbandono è un punto cruciale e fondamentale da proteggere, ma in un’abitazione sarà bene schermare anche la cucina (dispensa, frigo, fuochi, lavandino) per non contaminare (o per decontaminare) i nostri alimenti e lo stesso dicasi per zone in cui si dovesse stazionare per parecchie ore consecutivamente. È’ ovvio che se in aggiunta all’esposizione alle pericolose radiazioni gamma, che influiscono a livello tiroideo, cardiaco e respiratorio, si somma anche la componente elettromagnetica artificiale del proprio impianto di rete, si avrà una maggiore perturbazione dell’attività elettrica della testa e una riduzione di produzione di melatonina da parte della ghiandola pineale.

Tenendo presenti le dimensioni dei reticoli con relativi nodi e vene d’acqua, è praticamente impossibile che nell’area di un letto matrimoniale non vi sia almeno un punto radiante ed in quel caso non si potrà ovviare al problema cambiando posizione al letto, cosa invece possibile con un letto singolo.

CORSI D’ACQUA SOTTERRANEI E GEOPATIE

I corsi d’acqua sotterranei provocano una corrente elettrica proporzionale alla velocità di scorrimento e determinano una radiazione capace di investire anche i piani più alti di un grattacielo.

EFFETTI DELLE RADIAZIONI SULLE PIANTE

Gli effetti negativi di questo tipo di radiazioni è possibile evidenziarli sugli organismi vegetali, come grossi nodi sugli alberi, alberi che crescono storti, zone di terreno dove non crescono piante, con tante piante intorno, eccetera. Ecco alcune foto:

PREVENZIONE

Per prevenire il cancro da geopatie, sarà indispensabile rivolgersi ad aziende specializzate (ne esistono) per rilevare i punti energetici negativi e posizionare i mobili, specialmente il letto, lontano da questi punti.

Terza causa di cancro: i vaccini

Solitamente siamo abituati a pensare ai vaccini solamente in senso positivo, come un qualcosa che ha salvato l’umanità da tante malattie e cose del genere. Quasi nessuno pensa che i vaccini potrebbero causare alcune malattie, incluso il cancro. Leggiamo insieme la seguente ricerca (11, 12):

TRADUZIONE DELL’ABSTRACT
Problemi associati al DNA residuo del substrato cellulare nei vaccini virali

La presenza di alcuni residui di DNA cellulare derivati dal substrato delle cellule di produzione nei vaccini virali è inevitabile. Non è noto se questo DNA rappresenti un problema di sicurezza, in particolare se il substrato cellulare è derivato da un tumore o è tumorigenico. Il DNA ha due attività biologiche che devono essere considerate. Innanzitutto, il DNA può essere oncogeno; secondo, il DNA può essere contagioso. Come parte dei nostri studi per valutare il rischio di DNA residuo di un substrato cellulare nei vaccini virali, abbiamo stabilito dei saggi che possono quantificare le attività biologiche del DNA. Dai dati ottenuti utilizzando questi saggi, abbiamo stimato il rischio di un evento oncogenico o infettivo dal DNA. Poiché queste stime sono state derivate dai saggi più sensibili identificati finora, probabilmente rappresentano le stime nel caso peggiore. Inoltre, possono essere valutati metodi che inattivano le attività biologiche del DNA e possono essere effettuate stime della riduzione del rischio con questi trattamenti. In questo documento, discutiamo i nostri approcci per affrontare potenziali problemi di sicurezza associati al DNA cellulare residuo da substrati cellulari neoplastici nei vaccini virali, riassumiamo lo sviluppo di saggi per quantificare le attività oncogeniche e di infettività del DNA e discutiamo i metodi per ridurre le attività biologiche di DNA.

Virus delle scimmie SV-40 e induzione dei tumori negli umani?

Anni ’90: Michele Carbone, allora NIH, stava lavorando per capire come l’SV40 induceva il cancro negli animali. Uno di questi era il mesotelioma, un raro tumore della pleura che si pensava fosse causato principalmente dall’amianto: l’ortodossia sosteneva che SV40 non causava tumori umani. Incoraggiato da un articolo del NEJM del 1992 che trovava DNA “impronte” di SV40 nei tumori cerebrali infantili, Carbone testò le biopsie tumorali del mesotelioma umano presso il National Cancer Institute: il 60% conteneva DNA SV40. Nella maggior parte dei casi, il virus della scimmia era attivo e produceva proteine Simian Virus 40. Tentò di pubblicare i suoi risultati su “Oncogene”, nel maggio 1994, ma il NIH rifiutò di pubblicarli. I dubbiosi del NIH svilupparono prove epidemiologiche che non mostravano alcuna correlazione tra le persone che avevano ricevuto i vaccini contro la polio potenzialmente contaminati e un aumento dei tassi di cancro. Altri suggerirono che il DNA SV40 era un contaminante di laboratorio. Sul primo punto, l’Istituto americano di medicina esaminò tutti gli studi epidemiologici pubblicati su SV40 e li trovò inconcludenti. Nel frattempo, Carbone si era trasferito all’Università di Loyola. Lì scoprì come l’SV40 disabilitava i geni soppressori del tumore nel mesotelioma umano e pubblicò i suoi risultati in Nature Medicine nel luglio 1997. Studi in Italia, Germania e Stati Uniti mostrarono anche associazioni tra SV40 e tumori umani. Tra il 1997 e l’inizio del 2003, ad esempio Bookchin e Schumacher, più di 25 studi pubblicati, scoprirono SV40 nei mesoteliomi umani; altri 16 riscontrarono il virus nei tumori cerebrali e ossei, nei linfomi e in altri tumori e nei reni e nel sangue periferico. A partire dal 2003, SV40 venne ritrovato nei tumori umani in 18 paesi sviluppati. Bookchin e Schumacher affermarono che i tassi di tumori positivi a SV40 sembrano più alti nei paesi che hanno utilizzato la più grande quantità di vaccino contro la polio Salk contaminato, tra cui Regno Unito, Stati Uniti e Italia (13).

Il vaccino esavalente Hexyon contiene virus coltivati su cellule Vero (fonte AIFA 14), ossia cellule provenienti da rene di scimmia verde, cellule utilizzate negli anni 50-60 per fabbricare il vaccino antipolio.

Si è scoperto successivamente che queste cellule erano contaminate da un virus chiamato Simian V40 (SV40), in grado di provocare tumori negli esseri umani. Consultando il sito internet dell’azienda che produce tali cellule, possiamo visionare la seguente pagina (15):

Vediamo ora alcune ricerche sul virus SV40:

Traduzione del titolo: Linfociti T citotossici tag-specifici per SV40 generati dal sangue periferico di pazienti con mesotelioma pleurico maligno. 

Riassunto dell’abstract: Il mesotelioma pleurico maligno (MPM) è un tumore aggressivo, con sopravvivenza inferiore a un anno dopo la diagnosi e il trattamento con i protocolli attuali. Recenti studi hanno dimostrato la presenza del virus simian 40 (SV40), antigene tumorale di grandi dimensioni (Tag) in quasi il 60% delle MPM.

Ecco una seconda ricerca su SV40:

Traduzione del titolo: Associazione tra SV40 e linfoma non-Hodgkin´s

Riassunto dell’abstract: Milioni di persone in tutto il mondo sono state inavvertitamente esposte al virus simian vivo 40 (SV40) tra il 1955 e il 1963 attraverso l’immunizzazione con vaccini antipolio contaminati da SV40. Sebbene la prevalenza di infezioni da SV40 nell’uomo non sia nota, numerosi studi suggeriscono che l’SV40 sia un agente patogeno residente nella popolazione umana oggi. SV40 è un potente virus del tumore del DNA che è noto per indurre tumori cerebrali primari, tumori ossei, mesoteliomi e linfomi in animali da laboratorio (…). Concludiamo che l’SV40 è significativamente associato con alcuni tipi di NHL e che i linfomi dovrebbero essere aggiunti ai tipi di tumori umani associati a SV40.

Parliamo ora, sempre riguardo la correlazione tra cancro e vaccini, dei risultati della seguente inchiesta:

LA COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SULL’URANIO IMPOVERITO E SUA RELAZIONE SUI CASI DI CANCRO ASSOCIATI AI VACCINI MILITARI

Si costituì con delibera del Senato del 16 marzo 2010 una Commissione Parlamentare di Inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che avevano colpito il personale italiano impiegato all’estero. Di fronte a questa il professor Franco Nobile, oncologo direttore del Centro prevenzione della lega contro i tumori di Siena, rese noti gli esiti di uno studio condotto su 600 militari del 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore” reduci da missioni internazionali.

Nel luglio 2017 è stata resa pubblica la relazione finale della IV Commissione d’Inchiesta sull’uranio impoverito.

STRALCI DALLA RELAZIONE FINALE DELLA COMMISSIONE D’INCHIESTA (16)

  • “È altresì accertato che la causa dell’incremento della patologia oncologica del personale dell’Amministrazione della Difesa nell’ultimo ventennio non possa qualificarsi in termini di univocità, ma piuttosto di multifattorialità, che, come già appurato dalla Commissione d’inchiesta nel corso della XVI legislatura, comprende la vaccinazione e le sue modalità”.
  • “Come già evidenziato nella relazione intermedia di luglio, la vaccinazione comporta dei rischi in termine di problemi di immunosoppressione, iperimmunizzazione, autoimmunità e di ipersensibilità. Questa affermazione ha trovato conferma dall’analisi dei documenti pubblici dei vaccini, quali fogli illustrativi e schede tecniche”.
  • “Peraltro, anche agli esiti della ricerca condotta su 600 militari del 186º Reggimento «Folgore» reduci da missioni internazionali in teatri di guerra, era emersa “la possibilità che pratiche vaccinali particolari fossero state suscettibili di comportare una «disorganizzazione del sistema immunitario» che avrebbe potuto a sua volta essere alla base di patologie autoimmuni quali la tiroidite autoimmune, la sclerosi multipla, l’eritema nodoso, il lupus, l’artrite reumatoide, il diabete, la neurite ottica e, secondo alcuni ricercatori, di leucemie e linfomi”.
  • “Infatti la Commissione, nell’ambito della sua attività di indagine, ha preso conoscenza di casi in cui si erano manifestate reazioni avverse in seguito alle vaccinazioni, con l’instaurarsi di patologie autoimmuni o neoplastiche sopravvenute, in una parte di popolazione militare non sottoposta a fattori di rischio diversi da quelli vaccinali”.
  • “È infine assolutamente necessario rimarcare che gli esiti del progetto SIGNUM, nonché le risultanze dello studio effettuato dal Prof. Nobile sui militari della Brigata Folgore, portano ad affermare un significativo incremento della frequenza di alterazioni ossidative del DNA e di cellule micronucleate, a fronte di soggetti sottoposti a vaccinazioni in numero superiore a cinque o con vaccini viventi attenuati o con prevalente attività outdoor”.
  • “Per quanto riguarda l’approvvigionamento dei vaccini da parte della difesa, risulta che essi siano gli stessi in uso alla sanità pubblica, autorizzati dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa)”.
  • Alla luce degli elementi raccolti, la Commissione conferma che vi sia una associazione statisticamente significativa tra patologie neoplastiche e linfoproliferative, e altre patologie (es. quelle autoimmuni), e la somministrazione dei vaccini secondo la profilassi vaccinale militare. La commissione ritiene di non poter escludere il nesso di causa.

Quarta causa di cancro: i denti devitalizzati

Pioniere in questo campo di studi è stato il Dr. Weston A. Price (17). Intorno al 1900, il Dr. Price fu sottoposto al trattamento di infezioni canalari persistenti e si insospettì davanti al fatto che i denti sottoposti al trattamento del canale radicolare (la cosiddetta devitalizzazione) rimanevano sempre infetti pur essendo stati sottoposti a trattamenti. Incuriosito da questo fatto, un giorno, chiese a una donna su una sedia a rotelle da sei anni, di poter avere il dente al quale aveva effettuato il trattamento del canale radicolare. La donna accettò e il Dr. Price impiantò il dente estratto sotto la pelle di un coniglio. Incredibilmente il coniglio sviluppò la stessa artrite paralizzante che aveva sviluppato la donna negli anni e il coniglio morì di infezioni solo 10 giorni più tardi. La donna, invece, libera dal dente tossico, riuscì a recuperare le sue funzioni motorie e si ritrovò a camminare senza nemmeno l’aiuto di un bastone. Il Dr. Price scoprì che è meccanicamente impossibile sterilizzare un canale radicolare. Successivamente dimostrò che questo trattamento è anche la causa di numerose malattie degenerative croniche, coronariche e malattie circolatorie, ma c’è anche una forte correlazione tra i denti, le malattie alle articolazioni, il cervello e il sistema nervoso. Il Dr. Price scrisse due libri innovativi nel 1922 dove precisa la correlazione tra la patologia dentale e la malattia cronica. Purtroppo, però il suo lavoro è stato volutamente nascosto per oltre 70 anni, fino a quando finalmente il Dr. George Meinig, Endodontista, riconobbe il lavoro di Price e iniziò ad esporre la verità. Ai dentisti, all’università, insegnano che ogni dente ha 1-4 canali principali. Tuttavia, ci sono dei canali che non vengono mai menzionati. Come il nostro corpo ha grandi vasi sanguigni che si diramano in piccoli capillari, così anche ognuno dei nostri denti ha un labirinto di molti piccoli tubuli che, se allungati, si estenderebbero fino a quasi 5 chilometri. Weston Price ha identificato ben 75 canali accessori separati in un unico incisivo centrale (dente anteriore). Gli organismi microscopici si muovono regolarmente dentro e attorno a questi tubuli, come fossero roditori in tunnel sotterranei. Quando un dentista esegue un trattamento di canale radicolare, apre il dente, poi viene asportata la polpa infetta, svuotati gli ascessi, e dopo il principale canale viene riempito con materiale da otturazione. Il sangue non può più circolare attraverso il dente, ma il labirinto di piccoli tubuli rimane e i batteri si nascondono in queste gallerie in cui sono al “sicuro” da antibiotici e dalle difese immunitarie del nostro corpo. Il canale radicolare è la causa di molte malattie. Privati di ossigeno e nutrimenti, questi organismi precedentemente amichevoli, si trasformano in forti anaerobi virulenti che producono una varietà di potenti tossine. Da normali batteri orali si trasformano in agenti patogeni altamente tossici in agguato nei tubuli del dente morto, in attesa di una “buona occasione” per diffondersi. Non si è trovato nessun tipo di sterilizzazione efficace a raggiungere questi tubuli e ogni singolo dente sottoposto al trattamento del canale radicale è colonizzato da questi batteri, soprattutto nell’apice e nel legamento paradontale. Spesso l’infezione si estende giù nella mandibola dove crea una cavitazione, un’area di tessuto necrotico nella mandibola stessa. Le cavitazioni sono aree di tessuto non cicatrizzato, spesso accompagnate da tasche di tessuto infetto e cancrena. A volte si formano dopo l’estrazione di un dente, come per esempio l’estrazione del dente del giudizio, ma possono anche derivare da un trattamento di canale radicolare. I batteri possono migrare nei tessuti circostanti e, trasportati attraverso il flusso sanguigno, annidarsi in altre zone. Un organo, una ghiandola o un tessuto, la nuova zona “presa di mira” potrebbe essere qualsiasi. Quasi ogni malattia degenerativa cronica è stata associata ad un trattamento del canale radicolare tra cui: malattie cardiache, renali, artrite, malattie reumatiche, neurologiche e malattie autoimmuni. Il Dr. Robert Jones, sostiene anche che ci sia un’estrema correlazione tra il canale radicolare e il cancro al seno. In uno studio eseguito in 5 anni su 300 casi di cancro al seno, circa il 93% delle donne erano state sottoposte a trattamenti del canale radicolare e nella maggior parte dei casi il tumore si è sviluppato sullo stesso lato del corpo dove è stato eseguito il trattamento orale. Il Dr. Jones afferma che le tossine dei batteri di un dente infetto o mandibola sono in grado di inibire le proteine che sopprimono lo sviluppo del tumore. Ai dentisti viene insegnato a rimuovere il dente, ma a lasciare il legamento paradontale. Ma come sappiamo ora, il legamento è terreno fertile per i batteri. La maggior parte degli esperti che hanno studiato consigliano di rimuovere il legamento, assieme ad un solo millimetro di presa ossea, al fine di ridurre drasticamente il rischio di sviluppare un’infezione dei tessuti.

Esperto in questo settore e il Dr. Mike Godfrey, che in una sua conferenza (18), ha mostrato i risultati, a mio avviso shoccanti, delle sue esperienze. Vediamo ora alcune termografie realizzate dal Dr. Godfrey:

Termografia di una donna senza patologie al seno

Tumore al seno destro, successivamente confermato da Risonanza Magnetica

Questa signora di 53 anni aveva un tumore al seno. Aveva sei denti devitalizzati, quattro dei quali situati sui meridiani di agopuntura dei seni. Questa era la sua ortopanoramica:

Questa è un’altra paziente. Anche qui tumore al seno. Anche qui quattro denti devitalizzati, tredici amalgami, tre corone. Un grosso problema. La termografia rilevava i segnali di deterioramento tipici. Le tossine che causano la malattia vengono direttamente dalla bocca.

PREVENZIONE

Esiste una tecnica per la cura canalare utilizzata in passato, ed ora quasi non più, che possiede la capacità di chiudere anche i vasi più piccoli. Si tratta di utilizzare ossido di calcio purissimo. Alcuni dentisti olistici hanno riscoperto questa tecnica e la stanno utilizzando. Una seconda alternativa è uno strumento elettronico, progettato in Italia, che offre una vaporizzazione del tessuto pulpare mediante impulsi calibrati ad alta frequenza. (19)

Quinta causa di cancro: le frequenze della telefonia mobile

In questo periodo si parla molto delle frequenze di quinta generazione, definite 5G. I cittadini sono preoccupati di possibili conseguenze negative sulla salute, mentre lo Stato tenta di rassicurarci. L’Istituto Ramazzini ha compiuto delle ricerche sulle frequenze di terza generazione, con risultati preoccupanti. Di conseguenza, possiamo dedurre che le preoccupazioni dei cittadini sono fondate e perlomeno lo Stato dovrebbe commissionare delle ricerche per garantire l’innocuità di tali frequenze.

Sentiamo cosa dice Fiorella Belpoggi, direttrice dell’Istituto Ramazzini (20):

la direttrice dell’Istituto Ramazzini Fiorella Belpoggi fa il punto sulla situazione 5G. Un’occasione per parlare di ricerca indipendente, delle linee guida sugli studi e della necessità di valutare l’inquinamento diffuso e continuativo nella ricerca sul cancro. L’Istituto Ramazzini è l’unico soggetto di ricerca indipendente dai finanziamenti delle industrie che abbia studiato l’impatto almeno sul 3G, sulla frequenza di 1.8 GHz, attualmente in uso. Invece il 5G utilizzerà una fascia di radiazioni elettromagnetica delle onde millimetriche su cui non esistono studi per la salute delle persone. Oltretutto l’utilizzo dei telefonini è sempre più massiccio e continuato anche nelle giovanissime generazioni quindi bisognerebbe impostare nuove metodologie di ricerca oltre che indipendenti. Abbiamo studiato le basse frequenze cioè quelle indotte dal flusso della corrente elettrica, le radiofrequenze 1.8 GHz e abbiamo visto che tutte le onde possono indurre il cancro soprattutto alcuni tipi di cancro al cervello. Infatti, abbiamo rilevato l’impatto negativo sulle cellule di Schwann che formano la mielina attorno ai filamenti dei neuroni. I tumori che abbiamo osservato noi e i colleghi negli Stati Uniti sono gli stessi che avevano indotto la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) nel 2011 ad affermare che le radiofrequenze erano “possibilmente cancerogene” negli utilizzatori assidui del cellulare. Poiché questi device sono tenuti vicini o addosso al corpo tutto il giorno, l’energia che viene assorbita dall’organismo è maggiore rispetto alle stesse frequenze emesse dalle antenne: c’è una maggiore interferenza con il materiale biologico. Di fronte al fatto che esistono le due evidenze scientifiche di pericolosità, dei due diversi laboratori, abbiamo chiesto di inserire nelle prossime nuove valutazioni delle radiofrequenze una revisione più completa e aggiornata degli studi. Importante infatti è tenere conto delle eventuali amplificazioni del sistema della trasmissione di onde ancora maggiori cioè con maggiore capacità di trasmettere anche se meno penetranti. Non c’è una evidenza scientifica di emergenza come ci accadde quando studiammo gli effetti del benzene e della formaldeide. Ma prima di espandere queste tecnologie bisognerebbe studiarle perché coinvolgono miliardi di persone. Possiamo chiedere alle compagnie di costruire apparecchi meno pericolosi, con misure che espongano meno cioè maggiormente schermati o con incorporate applicazioni per renderlo funzionante solo quando è ad una certa distanza dal corpo oppure dotati di auricolari integrati; già a 5 cm di distanza dal corpo l’esposizione è 25 volte minore, ma sempre alta. Il wifi ha una frequenza intermedia, ma sono sempre onde elettromagnetiche ed è meglio non tenerlo acceso di notte. Sarebbe importante ad esempio cambiare il modo di far vedere ai figli un film: bisognerebbe prima scaricarlo. La condizione più preoccupante consiste nel numero di apparecchi cellulari contemporaneamente accesi, ad esempio in un vagone di un treno possiamo avere 100 cellulari accesi, con 50 persone che parlano al telefono; l’esposizione aumenta moltissimo. In particolare, le onde millimetriche del 5G, quelle dei forni a microonde, sollecitano gli atomi di acqua, quindi i bambini, che hanno una percentuale maggiore di acqua, sono i più esposti. Queste onde hanno scarso potere di penetrazione, ma quanto è sottile la calotta cranica di un bambino? E per le gestanti quanto penetrano nel liquido amniotico? Anche se penetrassero solo l’epidermide bisognerebbe considerare che è un tessuto molto innervato e gli impulsi nervosi sono trasportati da cariche elettriche fino al Sistema Nervoso Centrale. Non c’è più alcun dubbio che irrorando di campi magnetici ci sia interazione, abbiamo visto svilupparsi cancri ai nervi facciali, mandibolari, acustici.

Gli allarmi precoci andrebbero ascoltati e con metodologie nuove. Considerando che siamo tutti immersi in questo surplus di onde risulta quasi impossibile selezionare una parte di popolazione “pulita” per evidenziare le differenze con il caso controllo.

Gli studi sul cancro

Gli studi di cancerogenesi durano 3/4 anni, c’è bisogno di tempo, ma bisogna studiare anche le modificazioni biomolecolari sulle cellule e se ci sono biomarkers tumorali come quelli che abbiamo trovato nel 3G. Nella ricerca sono necessari i modelli uomo equivalenti, eseguiti fin dall’esposizione prenatale, invece le linee guida fanno iniziare gli studi ad una età equivalente di 15 anni, di fatto togliendo la parte più sensibile alle esposizioni. Ma questo vale per qualsiasi studio di cancerogenesi. Il cancro ha una latenza di circa 10 anni e veniamo in contatto con sostanze, ormai da decenni riconosciute cancerogene, in età sempre più precoce. Quindi se vediamo sempre più casi di cancro mammario a 30 anni o linfomi e leucemie nell’infanzia vuol dire che le esposizioni sono diventate molto precoci. Gli enti autorevoli di controllo come l’EFSA controllano gli studi commissionati dalle aziende, ma l’oggetto di ogni studio e le metodologie scelte sono l’anello più importante e dovrebbero essere affidate a laboratori indipendenti. Non basta segnalare la presenza o meno dei conflitti d’interesse. Risparmieremmo anche molti soldi se gli studi valutassero più parametri biologici e non il singolo danno neurologico o immunitario o la cancerogenesi. Bisogna prevedere studi che analizzino tutti questi effetti contemporaneamente. In Italia ci sono grossi centri di ricerca, ma sono sponsorizzati, sono laboratori che lavorano a contratto soprattutto per l’industria farmaceutica e devono produrre profitto. Le Università che fanno ricerca indipendente hanno piccoli laboratori non in grado di fare grandi studi, non hanno il know how, durano massimo un anno.

Rischi cancerogeni diffusi

Bisogna cambiare il sistema di valutazione, le regole che sono state fatte negli anni ‘70 quando la maggiore tossicità era nei luoghi di lavoro, ora l’inquinamento è molto più diffuso, costante e continuo dalla vita prenatale in poi e su tutta la popolazione umana. Il tema delle regole sono in pochissimi a conoscerle e chi le conosce lavora a contratto e/o segue l’applicazione delle linee guida senza la visione delle ricadute; è attento solo alla parte tecnica. Sono studi di nicchia e pochi ricercatori ne capiscono le reali conseguenze, io stessa l’ho capito solo dopo anni. Dobbiamo abbassare il potenziale cancerogeno ambientale totale, ma se continuiamo a sintetizzare centinaia di nuovi composti chimici come cosmetici, farmaci, pesticidi e non ritiriamo dal commercio quelli obsoleti e più pericolosi, andiamo in accumulo.

La ricerca indipendente

Noi abbiamo iniziato nel 2005 con un unico finanziamento ma gli altri fondi sono arrivati dai volontari dell’Istituto che oggi ha 50.000 soci perché siamo una cooperativa sociale e siamo finanziati da donazioni. Ci abbiamo messo più tempo, ma siamo indipendenti e no-profit. Il nostro scopo è il pareggio di bilancio e il nostro guadagno da Statuto è diffondere informazioni per una cultura della prevenzione. Facciamo una ricerca che cerca di riprodurre le situazioni espositive umane con modello uomo equivalente.

Con approccio simile al nostro c’è in America il National Toxicology Program, finanziato dall’FDA e per fare il nostro studio sul 3G hanno speso 30.000 euro iniziando a studiare dalla vita prenatale come noi, per rendere il modello più sensibile, ma non rilasciano interviste. Siamo gli unici che riescono a divulgare i risultati sulle radiofrequenze, un servizio a miliardi di persone. Nei diversi incontri a cui sono invitata, sempre più cittadini sentono che stiamo esagerando nell’uso incontrollato della tecnologia, ma anche ricercatori universitari, fondazioni, amministratori sono d’accordo e spingono per comportamenti più cautelativi. Poi bisognerebbe investire molto di più nell’informazione sull’uso corretto degli apparecchi, non bastano le istruzioni per l’uso nelle confezioni che nessuno le legge. I device devono migliorare man mano che aumentano le conoscenze; per i produttori sono spese minime, è solo una questione di volontà. È una grossa sfida tecnologica: l’innovazione deve avere un miglioramento non solo sul comfort, ma anche sulla salute. Bisogna imparare a gestire ciò che via via scopriamo di poter fare.”

Fonti:
(1) RODERICK E. BLACK, FRED J. HURLEY, and DONALD C. HAVERY U.S. Food and Drug Administration, 200 C St, SW, Washington, DC 20204
Occurrence of 1,4-Dioxane in Cosmetic Raw Materials and Finished Cosmetic Products
BLACK ET AL.: JOURNAL OF AOAC INTERNATIONAL VOL. 84, NO. 3, 2001
(2) NoNonSenseCosmethic.org – Amended Safety Assessment of PEGylated Oils as Used in Cosmetics
(3) Woodruff TJ, Zota AR, Schwartz JM. 2011. Environmental Chemicals in Pregnant Women in the US: NHANES 2003-2004. Environ Health Persp. 119(6): 878-885.
(4) TNO. 2005. Man-made chemicals in maternal and cord blood TNO-B&O-A R 2005/129. Apeldoorn, The Netherlands: TNO Built Environment and Geosciences.
(5) Dayan AD. 2007. Risk assessment of triclosan [Irgasan] in human breast milk. Food Chem Toxicol. 45(1): 125-9.
(6) Ahn KC, Zhao B, Chen J, Cherednichenko G, Sanmarti E, Denison MS, Lasley B, Pessah IN, Kültz D, Chang DP, Gee SJ, Hammock BD. 2008. In Vitro Biologic Activities of the Antimicrobials Triclocarban, Its Analogs, and Triclosan in Bioassay Screens: Receptor-Based Bioassay Screens. Env Health Perspect. 116: 1203-1210.
(7) Koeppe ES, Ferguson KK, Colacino JA, Meeker JD. 2013. Relationship between urinary triclosan and paraben concentrations and serum thyroid measures in NHANES 2007-2008. Sci Total Environ. 445-446: 299-305.
(8) Mei-Fei Yueh et al. The commonly used antimicrobial additive triclosan is a liver tumor promoter. Proc Natl Acad Sci U S A. 2014 Dec 2; 111(48): 17200–17205.
(9) PubMed – Measurement of paraben concentrations in human breast tissue at serial locations across the breast from axilla to sternum.
(10) ScienzaEConoscenza.it – Geopatie e Tumori: quello che la scienza ufficiale non divulga
(11) Vk.com – DNA Estraneo nei Vaccini: un problema non nuovo e non ancora risolto..
(12) PubMed – Issues associated with residual cell-substrate DNA in viral vaccines.
(13) TheLancet.com – Monkeys, viruses, and vaccines
(14) Aifa.gov.it
(15) LgcStandards-Atcc.org – Vero (ATCC® CCL-81™)
(16) Commissione parlamentare d´inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni, in relazione all´esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno e da somministrazione di vaccini, con particolare attenzione agli effetti dell´utilizzo di proiettili all´uranio impoverito e della dispersione nell´ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiali bellico e a eventuali interazioni (istituita con delibera della Camera dei Deputati 30 giugno 2015, modificata con delibera della Camera dei Deputati 15 novembre 2017).
(17) HumansAreFree.com – Shocking Connection: 97% Of All Terminal Cancer Patients Previously Had This Dental Procedure…
(18) YouTube.com – Denti devitalizzati e tumori al seno
(19) NaturoPatiaDentale.it – Devitalizzazioni denti
(20) ItaliaCheCambia.org – Il 5G e la ricerca sul cancro

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