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L’80% dei prodotti al supermercato contiene zuccheri

sugar-485055_1280Gli zuccheri che l’essere umano assimila sono decisamente troppi rispetto alla sua reale necessità. Ormai sono presenti ovunque, risultato di una alimentazione che sembra proposta da un “pusher” che, mosso dal profitto, desidera radicare una dipendenza dalla quale risulterà estremamente difficile liberarsi, dopo aver comunque provocato i danni del caso.

L’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms) lancia, al riguardo, un allarme che dovrebbe essere raccolto immediatamente, comunicando la necessità di ridurre drasticamente la quantità degli zuccheri. Ma perché tutto questo? Come mai gli zuccheri sono ormai parte integrante di ogni cibo? Forse perché ricerchiamo in loro quella dolcezza che non riusciamo a trovare in noi e negli altri?

La mia opinione è che tutto questo faccia parte di un progetto teso a rendere l’essere umano intossicato, bisognoso di “drogarsi” sempre più, dovendo assumere dosi sempre più elevate di zuccheri, così da mantenere uno standard consolidato. Il progetto è quello delle multinazionali, capaci di creare, con il nostro beneplacito, una dipendenza dagli zuccheri, inondati come siamo da prodotti industriali sempre più colorati e dai nomi accattivanti.

Pensavamo che con merendine e quant’altro, la nostra qualità di vita potesse migliorare, avendo maggiore tempo a disposizione, senza doversi preoccupare di passare ore ai fornelli. Pensavamo che questo fosse il progresso, senza quella lungimiranza che ci permettesse di cogliere in tutto questo i rischi del caso, rischi che si stanno conclamando sempre di più nelle nostre vite.

Le multinazionali non hanno nessun interesse a insegnarci come rendere dolce la nostra esistenza, questo andrebbe in direzione contraria al loro desiderio di profitto. Il loro intento era quello di sradicarci dalla nostra vera natura, donandoci dei surrogati che, solo nelle nostre illusioni potevano sostituirsi all’esperienza.

La pubblicità serve a vendere, non importa come, l’importante è che si annidi nella nostra natura emotiva inibendola. Le emozioni bloccate producono frustrazione, fino a divenire insostenibili, e come fare per poterne uscire quando la vita si fa amara? Non rimane che assimilare zuccheri fin da bambini, così che da adulti non ne potremo fare a meno. In un contesto dove la vita si fa sempre più amara, perché non abbinare al cibo emozioni di dolcezza che, magari, ci riportano all’infanzia?

Più siamo frustrati più ci muoviamo meno, più siamo frustrati e più mangiamo, più mangiamo più diventiamo grassi e obesi, per poi divenire sempre più frustrati… e allora mangiamo qualcosa di dolce, a volte senza neanche accorgercene, così, tanta per lenire un disagio, aumentando per esempio, il colesterolo, il grasso nel sangue. Il sangue è vita, e in queste condizioni, sarà sempre più impedita nel suo fluire, generando ulteriori disagi per il nostro corpo fisico e per la coscienza tutta.

Questa è una cultura di morte, tesa a rendere le persone sempre più tristi e amareggiate, schiave di comportamenti abitudinari che vanno a nutrire le multinazionali il cui unico progetto è quello del profitto a discapito della salute.

Fonte: articolo di Elena Dusi pubblicato su la Repubblica del 6 Marzo 2015

 

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