La competenza: il pensiero opposto delle industrie

L’artigianato, i piccoli negozi di paese e la vita comunitaria stanno lentamente e inesorabilmente scomparendo a favore di una vita sempre più frenetica e a favore di centri commerciali che aggregano sempre più persone e famiglie e che letteralmente succhiano la linfa vitale dei nostri paesi e la bellezza della convivialità che una volta era il comune denominatore della vita paesana.

Per comprendere come siamo arrivati fino a qui oggi dobbiamo ripercorrere un po’ la storia, perché da sempre c’è una profonda correlazione tra cibo e modo di vivere della società.

Prima della rivoluzione industriale la popolazione veniva da decenni di carestie e di povertà e questo ci ha indotti ad avere paura della fame (paura di morire di fame).

Con la rivoluzione industriale invece iniziò ad aprirsi nella vita delle persone la possibilità di potere avere tutto nelle quantità desiderate. Questo enorme contrasto tra il vecchio modo di vivere, fatto di privazioni, e quello nuovo, fatto invece di eccessi, ha creato un‘incapacità delle persone di tenere a bada i propri desideri e di riconoscere le reali necessità, ed ha portato ad accumulare ogni sorta di bene materiale, aspetto questo incentivato dalle industrie per un evidente rendiconto economico, per paura di ritornare a quei tempi bui di carestia.

Le industrie quindi avevano bisogno di punti di appoggio dove poter consegnare i propri prodotti ed è a questo punto che le vecchie drogherie di paese, luoghi che suscitano emozioni e ricordi positivi, si trasformarono piano piano in luoghi sempre più grandi dove trovare di tutto ed ecco la nascita del primo supermercato in Italia, più precisamente la prima Esselunga a Milano nel 1957 (1).

Le industrie stanno eliminando la capacità dell’uomo di saper fare un mestiere, di sapersi costruire da sé ciò di cui si ha bisogno, per poi magari metterlo a disposizione di tutti, al di là del guadagno che ne potrebbe scaturire. Dobbiamo ritornare a lavorare manualmente, ma lo dobbiamo fare per il nostro bene, altrimenti questa industria e questi supermercati ci renderanno incapaci di fare qualsiasi cosa, trovandola già pronta, e ci renderanno per sempre dipendenti da loro.

Stiamo svendendo la nostra capacità e libertà di poter creare dal niente qualcosa di utile, che può essere un maglione fatto a mano, un ombrello, un quadro o il pane, con questo la capacità di sapergli dare il giusto valore perché frutto della nostra fatica, del nostro tempo e della nostra competenza che abbiamo messo per costruire quell’oggetto. È questo, solo questo, che rende differente per esempio la stampa di un quadro dal quadro fatto da un artista. Ecco io definirei la nostra società come la stampa di quel quadro, bella da vedere, ma completamente priva della sua Anima.

I contadini di una volta erano ben consapevoli di quanto tempo e fatica impiegava una gallina a deporre un uovo, di che pazienza occorreva prima che una pianta facesse frutti o che impegno occorreva per avere del latte di mucca, quanta fatica fisica serviva per coltivare un campo e non potevano fare altro che rispettare e ringraziare, anche se nella maniera contadina quel tempo e quelle creature altrimenti non avrebbero avuto di che nutrirsi. Oggi invece andiamo al supermercato e ci riempiamo il carrello di ogni cosa, la maggior parte schifezze senza nessun valore ne nutrizionale ne energetico, non sappiamo niente di quei prodotti, come sono stati coltivati come sono arrivati fino a li? Che cosa c’è veramente all’interno di quel prodotto? Se iniziassimo a farci queste domande ed ad indagare scopriremmo tante di quelle cose che se tenessimo un minimo a noi stessi cambieremmo strada immediatamente, boicottando immediatamente i supermercati e i prodotti che vendono.

Dobbiamo ritornare al contatto con la natura, insegnando ai nostri figli, il nostro futuro, il senso dei ritmi delle stagioni , la pazienza con la quale si aspettano i frutti di una pianta ed il rispetto per quel dolore e quella fatica che quella pianta ha fatto per fare quei frutti, lo stesso rispetto e pazienza che si deve avere nei confronti di una mamma che dovrà partorire il suo frutto più bello, un figlio. Solo così riusciremo a liberarci di quel vizio enorme che ci siamo creati con l’industria ed i supermercati, conseguenza del nostro volere tutto e subito. Un’energia che sta distruggendo il tempo e le stagioni.

Nel dire questo mi affiora nella mente un paragone tra l’architettura delle chiese, le cattedrali e i dipinti medioevali, e non solo, ed invece ciò che costruiamo oggi anche in termini di tempo oltre che di bellezza architettonica. Le chiese di quel tempo venivano costruite con la fatica ed il coinvolgimento di una comunità intera in 60-70 anni, e a volte non bastavano, oggi in 1-2 anni si costruisce tutto, e guai ad uscire dal tempo prestabilito, va da se che ci sarà una leggera differenza di contenuto tra le due cose, anche se magari esteticamente simili. La bellezza non è data quindi solo dalla forma, ma anche e soprattutto dal contenuto di quella forma e questo vale per qualsiasi cosa, impariamo a vedere quel contenuto e scopriremo che la maggior parte della bellezza di questa società è priva di contenuto quindi destinata a cadere e lasciare posto ad altro.

Concludendo ritorniamo per favore ai mestieri, all’artigianato e a dare vita ai nostri paesi con azioni vere condividendo ciò che sappiamo fare, ritorniamo ad apprezzare le mani rotte e “sporche” di un lavoratore che ancora crede che è con la fatica che si deve dare da mangiare alla propria famiglia, solo così potremo ritornare a sentirci figli della stessa madre e ritornare a quella semplicità che oggi ci hanno rubato… Riprendiamoci il Pianeta.

 

Scopri Riprendiamoci la Spesa

Il progetto che ha l’intento di aggregare sempre più coloro che credono in questo cambiamento e quindi, far incontrare le piccole realtà commerciali, realtà che hanno perso un po’ la loro “voce” negli ultimi anni, e coloro che cercano di “scardinare” un po’ il sistema della grande distribuzione.

Contattaci per saperne di più a questa mail: riplaspesa@gmail.com

Fonti:

(1) https://www.esselunga.it/cms/info/area-stampa/cartella-stampa/la-storia.html

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