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La crisi ucraina – seconda parte

24810429Goccia dopo goccia il vaso ucraino è traboccato e da quel 21 novembre la protesta si è tenuta quotidianamente fino al 30 novembre quando la polizia ha caricato i manifestanti. L’effetto non è stato quello sperato ed il giorno dopo una folla di almeno 300 mila persone ha occupato la piazza. L’indignazione contro Yanukovich, a questo punto, è aumentata a dismisura, espandendosi anche in altre zone del paese tradizionalmente favorevoli al presidente ucraino. Sembra di rivivere la rivoluzione arancione che iniziò in seguito alle controverse elezioni presidenziali del 2004, nelle quali Viktor Yanukovich, delfino dell’ex presidente Leonid Kucma, era opposto allo sfidante Viktor Yuscenko, il quale denunciò i brogli elettorali e chiese a i suoi elettori di rimanere in piazza sino a quando le consultazioni non venissero ripetute. La Corte Suprema ucraina invalidò le elezioni e nella ripetizione Yuscenko riuscì a prevalere e la rivoluzione pacifica, così simboleggiata dal colore arancione, prevalse.

Ora ripercorriamo sommariamente le tappe che hanno portato alla tragedia che si sta compiendo in questi giorni prendendo spunto dalle informazioni prese dal sito del quotidiano online Europa. Nel mese di dicembre 2013 Yanukovich va in Cina e ottiene degli investimenti tendenti a risanare la crisi che sta schiacciando il paese, ma nei mesi precedenti il presidente ucraino aveva cercato di giocare la partita su due tavoli, russo ed europeo, con l’obiettivo di ottenere il più possibile. La scelta di Yanukovich fu anche in base alle eccessive richieste del fondo monetario internazionale che, a seguito di un possibile prestito, chiedeva riforme troppo costose ed un adeguamento ai prezzi di mercato del gas metano.

Il 10 dicembre 2013 le autorità ucraine cercano di sgomberare piazza Indipendenza, ma anche questa volta gli effetti non sono quelli sperati e la tensione sale ancora. Qualche giorno dopo Yanukovich ottiene da Putin un prestito ed uno sconto sul gas, con il chiaro intento di “comprare” il presidente ucraino. In seguito la situazione sembra ristagnare e vi sono una serie di consultazione fra Yanukovich e gli oppositori nelle quali si cerca una soluzione alla crisi.

A metà gennaio 2014 il parlamento ucraino approva le leggi anti – protesta che impediscono fortemente il diritto a manifestare, compresa la libertà di stampa. In seguito si sviluppa una guerriglia con scontri che causano alcune vittime. Verso la fine di gennaio il parlamento cancella le leggi anti – protesta, ma le concessioni non convincono l’opposizione. Il giorno successivo viene approvata una legge che azzera i processi per i manifestanti richiedendo in cambio la fine dell’occupazione entro due settimane, ma Mosca dopo l’erogazione della prima rata del prestito congela il tutto richiedendo garanzie da Yanukovich.

Arriviamo al 18 febbraio 2014 quando il parlamento si riunisce e l’opposizione chiede che venga messa in agenda la riforma della costituzione. Questa richiesta rimane inascoltata e gli esponenti del partito di minoranza si dirige verso il parlamento cercando di forzarne il blocco. Si tratta della scintilla che a tutt’oggi ha generato un centinaio di vittime.

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