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La nomofobia, la paura di essere sconnessi dal cellulare

smartphone-593321_1280L’essere umano ha acquisito, ormai definitivamente, una protesi che si chiama cellulare. Russel Clayton, che lavora presso l’Università del Missouri, è rimasto sorpreso vedendo che l’ospite con il quale stava conversando, si è defilato in tutta fretta dopo essersi accorto che aveva scordato il cellulare.

Questa notizia è riportata sul quotidiano Le Monde, e Russel Clayton ha voluto approfondire questo argomento in uno studio che ha preso il titolo di: “The Impact of iPhone Separation on Cognition, Emotion and Physiology”, pubblicato l’8 gennaio scorso su Science Daily.

Siamo in presenza di una vera e propria fobia, che ha preso il nome di Nomofobia, la paura di essere sconnessi. La persona che si ritrova senza cellulare, ha l’impressione di essere mutilata di una parte di sé, correndo il serio rischio di avere un impatto negativo sulle sue prestazioni mentali e non solo.

Durante l’esperimento, Russel Clayton, si è rivolto agli studenti sostenendo la necessità di provare un nuovo rivelatore di pressione sanguigna senza fili, e che per fare questo, dovevano separarsi dal loro cellulare per non creare interferenze con le apparecchiature mediche.

Il risultato, è stato che quando i partecipanti dovevano separarsi dalla loro “protesi”, l’ansia è aumentata, come la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, condizionando la prova anche dal punto di vista psicologico, visto che c’era anche chi trovava scuse per rimanere sempre connesso, lamentandosi del fatto che stavano aspettando una telefonata importante.

L’essere umano è sempre più dipendente dalla tecnologia, e non è raro vedere le persone tenere in mano nervosamente e meccanicamente il cellulare, quasi fosse un oggetto sostituto in grado di calmierare ogni tensione, una specie di antistress al contrario visto che lo alimenta, lo stress.

Sempre più difficile rimanere da soli, sempre più difficile sentirsi da soli e isolati, sempre più difficile ritrovare se stessi, per questo il bisogno di essere continuamente connessi sta diventando una fobia, neanche se fossimo nel deserto, mentre in realtà, magari, siamo semplicemente scesi a comprare il giornale o a fare la spesa nel negozio sotto casa.

Sembra di far parte di quella collettività aliena che nella saga di Star Trek prendeva il nome di Borg. Essi vivevano come in una specie di alveare dove il singolo era continuamente connesso con tutto il resto della collettività, avendo modo di ricevere ogni informazione dell’alveare.

Può sembrare fantascienza, ma come i Borg siamo sempre più connessi, e quando questo viene meno andiamo in crisi, come per questa razza aliena che, se capitava loro di scollegarsi si sentivano perduti, incapaci di una loro individualità. L’essere umano sta andando in questa direzione a grandi falcate, adducendo a sua giustificazione la possibilità di smettere quando vorrà, ma quando lo si afferma si è già preda di un qualcosa che non ci lascerà andare tanto facilmente.

Propongo una giornata nella quale testare il nostro grado di Nomofobia, proviamo a stare un giorno senza cellulare… proviamo a restare umani che è meglio, visto che in questo mondo sempre più alienato è l’unico modo per non essere assimilati, delegando la nostra vera natura.

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