La resa dei conti in Crimea è vicina

img1024-700_dettaglio2_Parlamento-Crimea-2La tensione in Crimea sta raggiungendo un punto cruciale, e il G7 composto dai ministri dell’economia di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e dal presidente della Commissione europea e del Consiglio europeo, ha espresso, in un documento diffuso dalla Casa Bianca, l’invito alla Russia di cessare ogni azione che vada nella direzione di modificare lo status della Crimea, aggiungendo che non sarà riconosciuto il referendum che si terrà il 16 marzo prossimo perché in violazione della costituzione ucraina.

Ciò che appare è che la stalla viene sempre chiusa dopo che i buoi sono scappati, e le misure diplomatiche, sempre in ritardo sugli eventi, si scontrano con una annessione della Crimea, già di fatto avvenuta, perché le autorità locali hanno già votato l’opzione secessionista, dichiarando l’indipendenza di questa regione che, non lo dobbiamo scordare, è il luogo dove è di stanza la flotta russa.

Mi ha colpito la posizione geografica della Crimea affacciata sul mar Nero, facendomi percepire l’immagine di una bocca spalancata di cui la Crimea rappresenta l’ugola, organo che ognuna delle parti in causa vuole far vibrare a proprio piacimento. Sembra, a questo punto, che il referendum prossimo divenga una formalità visto l’uso della forza che viene fatto dalle forze filorusse.

E gli obiettivi dell’oligarca russo Putin? Appare evidente l’intento di costruire un nuovo impero russo, e quale migliore occasione di una annessione per rafforzare la propria immagine personale. La rivoluzione avvenuta a Kiev ha creato un impedimento che deve essere spazzato via al più presto. Farsi bello agli occhi dei cittadini russi val bene una guerra, questo traspare dall’incedere degli eventi.

Ma non finisce qui, secondo le parole dell’uomo d’affari russo, Konstantin Borovoi fondatore della Borsa di Mosca nel 1990, il rischio reale riguarda il fatto che la Crimea rappresenti una tappa intermedia verso l’acquisizione di altri territori. Non dobbiamo scordarci che il Cremlino resta fedele al motto della politica estera dello zar Alessandro III: “La Russia ha solo due alleati, il suo esercito e la flotta.”

Il tentativo, più o meno reale, di convertire la mentalità russa ai valori occidentali non è mai riuscita in maniera significativa. La Russia resta profondamente militarizzata, e Vladimir Putin fa leva sulla nostalgia della “Grande Russia” zarista e sovietica. Il popolo russo è sempre stato affascinato dai colpi di stato ed animato da uno spirito di rivalsa.

L’ormai millenario scontro tra Oriente e Occidente deve vivere anche questo, evidentemente, per conseguire un senso di unità che vada oltre i personalismi. Sembra già tutto scritto, resta solo definire a chi addebitare la “colpa” di un conflitto che appare ormai inevitabile.

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