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La Scuola, Come la Vorrei

Sono una educatrice per l’inclusione, sono socia in una cooperativa reggiana la quale, con il bando, ha l’assegnazione delle scuole primarie e secondarie di primo grado nel centro città. Io lavoro in sostegno ad un bimbo disabile, così come me tante educatrici, ed è importante confrontarsi con le colleghe, sia insegnanti sia educatrici soprattutto per scambiarci le esperienze e le strategie che ognuna di noi scopre durante le lezioni quotidiane.

La prima facoltà di un buon educatore/trice è l’empatia, attraverso l’esperienza personale, ma soprattutto quella che chi lavora nello stesso ambito può scambiare durante il lavoro frontale. Questa facoltà si rafforza, se si è in grado di conoscere i bambini e soprattutto l’educatore rende possibile al bambino conoscere se stesso; le sue capacità motorie, emozionali ed anche intellettive. Il corpo si modifica e noi lasciamo che il bambino sfoghi le sue capacità, le emozioni vengono conosciute attraverso lo scambio con gli adulti e con i compagni, attraverso la relazione i bambini imparano il contenimento e qual è il proprio spazio, le menti danno prova delle capacità di ragionamento attraverso un confronto e si impara ascoltando gli altri.

Lo sviluppo dell’inclusione attraverso l’empatia, la quale è una facoltà umana, è possibile solo se c’è una presenza frontale. Durante questo periodo nel quale il confronto è digitale tutte queste facoltà subiscono un rallentamento ed il confronto è a senso unico perchè il rimando di un computer, capite anche voi, che non trasmette quel nutrimento di cui l’essere umano che sta crescendo ha bisogno. Nel rapporto si cresce entrambi, sia i bambini sia gli adulti coinvolti. I bambini della scuola primaria, mi riferisco all’età di cui ho esperienza, hanno bisogno di giocare, con il significato più ampio possibile di questo verbo. I bambini attraverso il confronto ed il movimento che per loro è un gioco, imparano a stare al mondo ed imparano a conoscerlo.

Da professionista non ritengo educativo che tutta la responsabilità della crescita a tutto campo dei bambini ricada solo sulla famiglia, responsabilità che in questo periodo è stata demandata a questa istituzione. La scuola deve fornire lo spazio di esperienza di sua competenza, così come la famiglia ha il suo ruolo, come ogni comunità costituita, ogni adulto ed ogni gruppo di adulti con cui il bambino viene in contatto sono dei modelli da imitare. Vogliamo crescere bambini rachitici nel fisico perchè non possono muoversi da casa? Emotivamente spaventati ed arrabbiati perchè non possono toccare gli altri? Mentalmente privi di capacità di ragionamento e scelta perchè non possono scambiare opinioni ed esperienze con i propri coetanei?

L’uomo è per definizione un animale sociale, cresce nella socialità, altrimenti diverrà un robot! Il mio appello quindi è quello di riaprire le scuole e lasciare che i bambini conoscano una realtà positiva e piena di amore del paese in cui stanno crescendo.

Articolo di Emanuela Veronesi per Commissione RIP Educazione

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