Notizie

La vita è meravigliosa e degna di essere vissuta (Alice Herz – Sommer)

Alice Herz - Sommer

Alice Herz – Sommer

Alice Herz – Sommer, pianista di grande talento, considerata la più anziana sopravvissuta all’Olocausto, è morta il 23 febbraio scorso a Londra all’età di 110 anni. La sua storia ha ispirato il film – documentario di Malcom Clarke dal titolo: “The lady in number 6”, candidato come miglior corto alla serata degli oscar che si terranno il prossimo mese.

Alice Herz – Sommer era nata a Praga nel 1903, e si appassionò al pianoforte grazie alla sorella maggiore Irma, cominciando a prendere lezioni a partire dall’età di 12 anni. Con l’occupazione tedesca della Cecoslovacchia nel 1938, la maggior parte della sua famiglia e gli amici emigrarono in Palestina, ma Alice rimase a Praga per prendersi cura della madre malata, che fu inviata al campo di concentramento di Theresienstadt nel 1942.

Alice e suo marito vennero inviati a Theresienstadt assieme al figlio Stephan nel 1943 dopo che non erano riusciti a racimolare i soldi per il viaggio fino in Palestina, poi suo marito venne poi inviato a Auschwitz e morì a Dachau nel 1944. A Theresienstadt furono internati 140 mila ebrei e 33.430 vi morirono. Alice e Stephan erano tra i circa ventimila deportati ancora vivi quando, nel maggio del 1945 le truppe sovietiche entrarono nel lager.

Con un memorabile concerto dato nel 1945 alla radio di Praga, finalmente libera, Alice riuscì anche a far sapere alla sua famiglia, in Palestina, che era viva. Qualche anno dopo, quando le persecuzioni dei cechi contro chi fosse di cultura tedesca si fecero insopportabili, Alice riuscì rocambolescamente a trasferirsi, con il figlio, in Israele. E lì, sempre grazie alla musica, cominciò una nuova vita. Non era ancora finita: dopo aver affrontato tutte le guerre arabo-israeliane, nel 1986 la pianista decise di trasferirsi a Londra per stare con il figlio, che nel frattempo aveva cambiato il nome in Raphael ed era diventato un apprezzato violoncellista. Stephan-Raphael è morto nel 2001.

La longevità di questo personaggio è tutta in queste parole riprese dall’enciclopediadelledonne.it: «Che cosa mi ha fatto sopravvivere? Il mio carattere. Il mio ottimismo e la mia disciplina. Puntualmente, ogni giorno alle dieci, io siedo al pianoforte. Tutto è in ordine intorno a me. Per 30 anni ho mangiato le stesse cose, pesce o pollo. Una buona minestra, e questo è tutto. Non bevo, né tè, né caffè, né alcol. Solo acqua calda».  Il merito era della madre, Sofie Schultz, che poi sarebbe morta, sola, nel lager nazista di Treblinka. Il padre, Friedrich, molto più anziano di Sofie, era un industriale: non particolarmente colto, ma disposto ad allevare Alice, la sua gemella Marianne, e gli altri figli, Georg, Irma e Paul, in un clima di grande apertura.

Benché il suo destino sia stato così profondamente legato al fatto di essere ebrea, la pianista ha dichiarato più volte con la sua solita, orgogliosa ironia di appartenere prima di tutto alla musica. Il fatto che i suoi compositori più amati, a parte Chopin, fossero tedeschi non ha mai mutato le sue convinzioni: Beethoven è sempre stato il suo grande amore e la sua religione. Beethoven è un lottatore. Mi ha dato la fede per vivere e per continuare a ripetermi: la vita è meravigliosa e degna di essere vissuta, perfino quando è dura».

Questa è una storia che non conoscevo e che ho voluto approfondire. Sono contento di averla divisa con voi, augurandomi che la stessa forza e coraggio da me percepiti sia stata trasmessa a chi legge.

Share this Story
Load More Related Articles
Load More By Graziano Fornaciari
Load More In Notizie

Check Also

Il pianeta Terra è sempre più devastato

Le foreste secche del Gran Chaco sono la ...

Cerca

Facebook