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L’Alluminio della Stagnola è Pericoloso. E Quello Contenuto nei Vaccini?

Per carattere, tendo ad essere molto attenta alle sfumature, a ciò che vuole essere comunicato e a tutto il non detto che trapela da un articolo. Qualche settimana fa, in un articolo dove si citava anche il ministero della sanità, si riportava, giustamente, e anche un po’ marcatamente, l’attenzione sul contenuto di alluminio nella carta stagnola. Non tanto sulla quantità, credo anche difficilmente determinabile, ma su quanto sia pericoloso nel tempo, l’uso in cucina della carta stagnola, soprattutto per cuocere.

Il collegamento che mi è venuto subito in mente è con l’alluminio nei vaccini. Possibile che ci sia un tale allarmismo per due patate incartate con la stagnola e nessuno che si chiede quanto faccia male l’alluminio come adiuvante all’interno di ogni vaccino? Tra l’altro l’alluminio ingerito viene quasi (sottolineo il quasi) del tutto eliminato con le feci e la minima parte assorbita viene eliminata dagli organi emuntori, mentre quello che viene iniettato permane per molto tempo nel sito di iniezione e da qui si immette direttamente nel torrente circolatorio senza incontrare ostacoli alla sua diffusione e questo può determinare il suo passaggio attraverso la barriera emato-encefalica e il suo accumulo nel cervello.

L’alluminio non è un elemento che necessariamente dobbiamo introdurre con l’alimentazione, non ne abbiamo neanche bisogno come microelemento e anche se non fosse “tossico”, tende ad accumularsi e a creare un bioaccumulo soprattutto in soggetti delicati come bambini e anziani, che, stando ai fatti, sono i più vaccinati. Ma torniamo all’alluminio. Sul sito dell’ATSDR (agenzia per le sostanze tossiche e registro delle malattie) troviamo un valore (non un limite) che corrisponde a 0.85 mg di alluminio, efficace per realizzare una risposta immunitaria attraverso un vaccino. Ma questo quantitativo può creare danni all’organismo? Ci sono studi che ne dimostrano l’innocuità nel medio e lungo termine? Una sostanza può mettere in moto il susseguirsi di eventi che si manifesteranno in un lontano futuro secondo una cascata che genera disequilibri organici che si manifestano attraverso sintomi, spesso difficilmente collegabili e in distretti lontani dal sito nel quale è stata introdotta la sostanza (o le sostanze) in questo caso estranea?

Non vi è letteratura che abbia riscontrato il limite massimo di alluminio che un corpo può introdurre, e neanche in quali tempi, mentre ci sono tante ricerche che hanno evidenziato una correlazione tra malattie autoimmuni, fibromialgia, lupus, sclerosi multipla e la presenza dell’alluminio nell’organismo vivente.

Ora, già questa possibilità di correlazione dovrebbe far riflettere e valutare seriamente una vera ricerca degli effetti prodotti fino ad oggi, in più, se avessimo veramente un atteggiamento scientifico, dovrebbe esserci immediatamente un monitoraggio sul sangue, sugli interstizi dove si accumulano sostanze e nei tessuti che contengono sostanze di origine lipidiche, tanto affini all’alluminio (attraverso analisi accurate) di chi, specie nelle fasce sensibili, si è appena vaccinato.

Sarebbe assolutamente scientifico cercare di identificare i percorsi, gli accumuli e i distretti bersaglio dell’alluminio introdotto, che tra l’altro, spesso, supera abbondantemente le quantità di 850 mcg. Anche perché, ad oggi, molti vaccini vengono fatti contemporaneamente, nei primi mesi di vita, quando il sistema immunitario sta ancora costituendo il suo “esercito” di anticorpi e la barriera-ematoencefalica sta ultimando il suo sviluppo nel senso di una maggior o minor permeabilità alle sostanze che dal torrente ematico possono penetrare nel sistema nervoso centrale. Ma non vi sembra alquanto pericoloso tutto questo?

Se non ricordo male, l’alluminio, è un ottimo conduttore elettrico e il nostro cervello si basa su stimoli elettrici… per cui, sorge spontanea la domanda: “cosa fa, intromettendosi nell’equilibrio elettrico del cervello, l’alluminio?”

Questo sul piano prettamente fisico. E sul piano biochimico? I macrofagi lo inglobano, e così, invece di bloccarlo, gli fanno da “scudo” e gli permettono di muoversi nel nostro organismo fino a varcare i severi controlli della barriera emato-encefalica nascosto e protetto come un cavallo di Troia, dove poi, anche per questioni spaziali, genererà direttamente un ingombro agli scambi neuronali e questo, a cascata, ma anche simultaneamente, genererà una risposta endogena con una concentrazione anomala di sostanze come le citochine e il glutammato (o meglio acido glutammico) che creeranno ossidazione, infiammazione e danni importanti nel delicato sistema elettrico del cervello. Non sappiamo realmente cosa avvenga dentro ai quei fragili e determinanti eventi che si scatenano, proprio a causa di un silente bioaccumulo dentro alla nostra scatola cranica. Io immagino un insieme di alterate generazioni di sostanze, concentrazioni sbagliate di composti che generano a loro volta confusione e degenerazione cellulare invece che precise vie biochimiche. Potrebbe bastare questa domanda per fermare ogni intensa somministrazione di sostanze che paiono essere del tutto contrarie alla vita, o almeno non necessarie ai nostri organismi.

Ma in più, chi ci dice che l’alluminio, così pacatamente ingombrante, non reagisca con altri composti contenuti nei vaccini? Sono state trovate tantissime sostanze dentro ai vaccini, volete proprio che nessuna reagisca tra di loro? Siamo ancora troppo certi che la chimica sia qualcosa di fermo e controllabile. La chimica della vita si trasforma continuamente perché è questa la sua forma di comunicazione.

Quindi facciamoci domande, colleghiamo punti, viviamo, ma soprattutto non diamo nulla per scontato. Né l’alluminio della stagnola, ma neanche quello dei vaccini. Cerchiamo di essere i primi scienziati del nostro corpo: porsi domande è bello, significa dare attenzione e amore alla vita.

Articolo di: Donatella Donati per Commissione RIP Scienza

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