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Le api condannate al rogo per distruggere un parassita

bees-60184_1280Pensare alle api che muoiono con sempre maggiore frequenza, a causa dell’uomo che inquina ogni cosa nel suo raggio d’azione compreso nella circonferenza di questo pianeta mi mette tristezza… poi i fiori come li impolliniamo? E come facciamo a raccoglierne i frutti? Dobbiamo quindi abituarci a cibarci di roba sintetica, visto che stiamo mandando la natura alla malora?

L’uomo non può sostituirsi alle api, anche se ci prova, cercando di compensare la loro mancanza impollinando a sua volta i fiori. Vogliamo ridurci come in Cina, dove gli uomini-ape, sono costretti ad arrampicarsi sugli alberi e impollinare a mano ogni singolo fiore? Ma spero proprio di no!

Le api stanno morendo e, come se non bastassero gli insetticidi neonicotinoidi, ci si mette anche un coleottero, l’Aethina tumida a fare strage, attaccando gli alveari. In Italia e in Europa, questo coleottero si sta insediando da pochi mesi, mentre in Florida e in Canada, è presente da almeno 15 anni, ma le strategie di contenimento alternative, fatte con le trappole hanno funzionato.

In Italia, l’Aethina tumida, è stata avvistata per la prima volta il 5 settembre scorso a Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, diffondendosi poi in quasi tutta la regione, per poi attaccare anche la Sicilia, affacciandosi a Siracusa. A questo punto l’espansione non è prevedibile, e questo coleottero potrebbe invadere tutto il paese, espandendosi anche in Europa.

L’Italia potrebbe prendere esempio da chi ha affrontato precedentemente il problema, invece no, il ministero della Salute ha scelto di bruciare gli alveari, infatti, sono ormai 3600 quelli distrutti, facendo morire 250milioni di api. Intanto, bruciare gli alveari non è servito a nulla, perché si tratta di un insetto che può sopravvivere anche al di fuori dell’arnia.

Cosa facciamo dunque? Dobbiamo bruciarli tutti gli alveari a scopo preventivo? Poi il miele chi lo fa? Magari qualcuno sta già pensando di riprodurlo in maniera non naturale, magari industriale… chissà cosa c’è dietro tutto questo, magari un mondo sommerso che vuole trarne profitto.

L’essere umano è veramente un fenomeno, davanti ad un coleottero che mette a rischio la produzione del miele, brucia le api che lo possono produrre. Andando avanti di questo passo, non so quante api saranno messe al rogo dalla inquisizione del ministero della Salute, poi se vorremo del miele cosa faremo, produrremo delle api digitali con qualche microchip incorporato?

Gli allevatori delle api sono in rivolta e, come spiega Vincenzo Palmeri, docente di Entomologia agraria all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, bruciare gli alveari non servirà a nulla. Bisogna trovare il modo di convivere con questo parassita, concorda Peter Neumann, docente dell’Università di Berna, uno dei massimi esperti di studi sul coleottero.

Ci vuole buon senso, ci vuole lungimiranza, ci vuole umanità per coltivare il senso della convivenza. Possibile che l’essere umano si faccia abbindolare da forze aliene a questa umanità come un bamboccio? Possibile che non veda aldilà del proprio naso, senza rendersi conto che questo tipo di azioni producono degli effetti che poi diverranno incontrollabili?

Distruggere comporta un tempo minore rispetto al costruire, ricordiamocelo qualche volta e, riprendendo lo slogan di una pubblicità: “facciamoci del miele”, che del male ce ne facciamo abbastanza da soli.

Fonte: articolo di Cristiana Salvagni pubblicato su la Repubblica del 12 dicembre 2014

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