Lettera Aperta Dopo i Fatti di Sciacca

Che cosa sono i cani randagi? Un problema? Un capitolo di spesa? Una nota dolente, un danno d’immagine, un capro espiatorio, vittime dell’ignoranza, innocenti (rispetto a quale colpa, essere nati?)?

Forse varrebbe la pena rispondere a questa domanda, prima di imbastire un qualsivoglia pensiero in proposito. Prima degli insulti, delle minacce di morte, delle rivalse legali, di sproloqui in politichese che non vogliono dire niente (“Affrontare il problema del randagismo… significa dare piena attuazione alla legge di riferimento…stiamo approfondendo ogni modalità di intervento… raccogliere le istanze…” (1) sono le parole del neo Consulente per il Randagismo Giovanni Giacobbe). Perché anche se ci siamo assuefatti al linguaggio del nulla, ancor prima del tempo di soluzioni possibili, difese improbabili e isterismi collettivi, resta la densità di un evento sciagurato: la manifestazione dell’odio verso i cani che è espressione di un evidente disagio individuale e collettivo, e la conseguente ondata di “male”, che dal male scaturisce.

I cani randagi sono animali, quindi esseri viventi, dignitari per questo di un rispetto a prescindere, inalienabile. Nascono, giocano, hanno fame, socializzano, dormono, fanno escrementi, si ammalano, diventano adulti, si riproducono, mangiano, bevono, lottano, muoiono, provano paura, amore, rispetto, empatia, freddo, ansia, dolore. Qualunque essere umano è in grado di capire tutto questo da sé, qualunque sia la destinazione d’uso di tale consapevolezza.

I cani, in quanto animali, sono addirittura considerati senzienti per legge (lo dice il Trattato di Lisbona del 2013! (2)), per cui davvero ci possiamo rilassare, smettendo di usare la nostra coscienza, perché tanto ce lo conferma la legge… E sono sempre leggi, regolamenti, postille ed altri lubrificanti operativi le dannazioni cui siamo sempre capaci di fare riferimento per capire a cosa appellarci e come iniziare ad agitare le mani per rimestare l’aria, per accompagnare parole, per razzolare denaro, per fare qualche scaramuccia invece di azioni dettate da sostanza mentale e cardiaca.

E intanto restano 40 vittime accertate, vittime di odio, ignoranza e ignavia. In verità sono “le ultime” sotto le luci della ribalta (basta fare una ricerca sul web per trovarne altre un mese fa), probabilmente il triste passaggio tra le precedenti e quelle che verranno, se qualcosa non cambia. Ecco, appunto, che cosa? Il RISPETTO PER LA VITA, cioè iniziare qualunque gesto, privato e pubblico, partendo da questo atto di coscienza. Ed è il rispetto per la vita il fulcro dell’Associazione Riprendiamoci il Pianeta, di cui faccio parte. Perché stiamo perdendo completamente di vista il nucleo centrale delle nostre esistenze e di quelle altrui, animali e umane, senza scomodare per questa volta piante, terre, paesaggi, culture, patrimoni artistici, mari…

Perché possiamo “facilmente” (e giustamente) indignarci per la strage deprecabile di Sciacca, gridare allo scandalo, sentir crescere la rabbia e l’impotenza e scagliarla contro qualcuno, perché questa è la facile, comoda soluzione offerta per noi e per tutti dalle nostre appendici mediatiche. Pronti per il prossimo giro sulla giostra dell’odio. E intanto ristagniamo. Ci stracciamo le vesti per l’ultima strage e poi chiudiamo la App del caso e ritorniamo ai nostri quotidiani. Impotenti e un po’ più incazzati. Certo che se non si vive in prossimità delle stragi, è ben difficile fare qualcosa, siamo portati a pensare. Possiamo mandare soldi, iscriverci alle associazioni animaliste, partire per dare una mano. Tutte cose bellissime, opportune, che chi ha la possibilità, può e deve fare. Ma per la maggiore, restiamo (tele)spettatori di un mondo che ci sfugge di mano, o meglio, che ci sta in palmo di mano e col quale interagiamo virtualmente.

Ma se ripartiamo tornando a monte “cosa sono i cani randagi?” e ci soffermiamo a pensare, a sentire questa realtà partendo dal rispetto per la vita, se sentiamo la loro e la nostra vita attraversare le coscienze, ecco che “per magia” sentiamo affiorare in noi per prima cosa una consapevolezza, una gioia ma anche un dolore, e la voglia di cominciare a vedere il mondo da una prospettiva nuova, che non gira con la funzione “rotazione automatica”. E comprendi finalmente che il rispetto per la vita si IMPARA, quindi si può sia aumentare il proprio che offrirlo a chi ancora non lo prova.

Innanzitutto col proprio esempio, rispettando noi per primi anche chi non ama gli animali. Perché nessuno di noi è perfetto. Mai. Io posso amare tutti gli animali, in particolar modo i cani ed i gatti dei quali mi circondo, ma per dare loro da mangiare ciò che per me è corretto, foraggio l’uccisione di altri animali: polli e tonni in particolare. Ma forse non è un mondo vegano, la soluzione di ogni male. Almeno non per la mia gatta. Forse la soluzione che io per prima non so ancora immaginare sta semplicemente nell’accettazione di un grande conflitto: questo mondo non è perfetto, ma si può migliorare assumendosi la responsabilità della Vita. Anche sbagliando. Senza giudicare. Con un comportamento il più possibile innocuo e consapevole.

Se possiamo partire per Sciacca con l’intento di bonificare un territorio dal veleno, benvenga.  Se possiamo mandare denaro alle associazioni, magnifico. Se possiamo adottare i cani e i gatti in pericolo, ottimo. Ma se non possiamo oggettivamente fare nessuna di questa cose, la differenza tra indignarsi e restare incazzati o indignarsi ed agire sta in moltissime azioni, la prima di tutte è “non odiare”, non inquinare il mondo col altro odio. Informarsi il più oggettivamente possibile sull’accaduto per avere un quadro chiaro e non emotivo. Agire sul proprio territorio ogni giorno, ad esempio raccogliendo e facendo raccogliere gli escrementi dei cani. Perché anche qui, nella “civilissima” Milano ci sono avvelenatori di cani che ogni tanto fanno qualche piccola strage, perché se è vero che i cani “sporcano”, è verissimo che non tutti raccolgono la cacca, alimentando le intolleranze. Perché molto spesso siamo noi proprietari di cani che rispondiamo con odio a chi non ci accetta con i nostri amati.

E l’ondata di odio cresce, restando la normalità in quei luoghi dove oggi chi dà l’esempio con il proprio agire è ancora troppo isolato ed in sottonumero. O chi si dedica anima e corpo agli animali è purtroppo anche carico di rancore per la quantità di “male” che è chiamato a sopportare. Conflitti. Fanno parte del nostro vivere. La soluzione è davvero accettare che esistano, facendo la pace innanzitutto con i conflitti della propria coscienza. E poi agire col sorriso nel cuore.

Chiediamo dunque a chi si occupa dei randagi di Sciacca: Di cosa avete bisogno nell’immediato? Quante randagie femmine ci sono? Quanti soldi vi servono per farle sterilizzare? In base alla loro età, di quante “ondate di sterilizzazione” avete bisogno? Che idee avete per le femmine di proprietà che non sono sterilizzate, ma che vagano sul territorio?

Cercheremo di fare il possibile per dare una mano a voi volontari ed ai cani randagi di Sciacca

Se volete sostenerci le donazioni possono essere effettuate sulla nostra pagina Sostienici, oppure tramite bonifico usando le seguenti coordinate, specificando nella causale “Cani Randagi Sciacca“.

Il ricavato sarà indirizzato a delle associazioni che operano sul territorio e di questo potremo produrre ampia giustificazione, producendo la copia dei pagamenti.

Banca: Poste Italiane – Modena
Iban: IT 68 A 07601 12900 001000793677
Beneficiario: Associazione Riprendiamoci Il Pianeta – Sassuolo (MO)

Fonti

  1. http://www.palermotoday.it/politica/cani-randagi-ars-micciche.html
  2. https://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=401

Articolo di: Daniela Paola Aglione – Commissione Animali

Scopri i nostri gruppi di lavoro: Commissioni RIP-MRU

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