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L’Italia affonda insieme alle scorie tossiche. Come salvarci?

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La mail consegnata da Greenpeace al Parlamento riapre il caso della nave affondata dalla ‘ndrangheta con un carico di scorie tossiche. La missiva nelle mani del Parlamento riporta i riflettori sul mistero della nave Cunsky, tanto che la Commissione sul ciclo dei rifiuti preannuncia la desecretazione dei vecchi documenti. Da anni il “mare nostrum” è diventato una discarica di materiale tossico e radioattivo. Le organizzazioni mafiose,con la compiacenza dello Stato, hanno investito nell’ affare dello “smaltimento”. Il business dell’affondamento dei rifiuti pericolosi ha impestato le acque di casa nostra. Nonostante la magistratura abbia condotto diverse indagini su questi reati, i risultati tardano ad arrivare.

Nel 2009, il pentito Francesco Fonti aveva svelato che la Cunsky sarebbe stata affondata per ordine della ‘drangheta al largo della costa calabra di Cetraro. Le ricerche condotte dalla compagnia Mare Oceano portarono ad individuare un relitto che, in seguito, venne identificato come la nave passeggeri Catania. Il ritrovamento convinse l’allora procuratore nazionale antimafia e adesso Presidente del Senato, Piero Grasso, a chiudere il caso nonostante il parere contrario di Angela Napoli, membro della Commissione parlamentare antimafia, che, come riporta l’Espresso, commentò con parole durissime la relazione finale del Comitato ristretto che si era occupato dei traffici via mare di rifiuti tossico-radioattivi: «Questo testo è una vergogna! È la palese dimostrazione che non si voleva fare chiarezza e arrivare alla verità. Segnalerò alla mia Commissione che ritengo un simile documento non idoneo al benché minimo accertamento dei fatti. Anzi, aggiungo pure che si sta tentando di silenziare uno scandalo di dimensioni spaventose».

La notizia della sospensione delle ricerche, senza un esito positivo, sorprese i pescatori di Cetraro. Erano pronti a scommettere sull’esistenza di quei bidoni tossici, tanto che organizzarono delle forme di proteste.  La vicenda si tinge di colori ancora più foschi se la colleghiamo ad un’altra notizia di cronaca. Nel 1995 l’ufficiale di Marina Natale De Grazia scomparve a 39 anni mentre indagava, per la Procura di Reggio Calabria, sull’affondamento nel Mediterraneo di rifiuti tossico-radioattivi trasportati dalla Cunsky.  Il De Grazia ebbe un malore fulminante dopo aver cenato con due carabinieri. I referti della prima autopsia, che chiusero il caso, furono contestati successivamente. Altri accertamenti medici misero in dubbio il decesso per morte naturale.

La lettera diretta a  Greenpeace riapre i giochi, in quanto contiene la prova che nel 2009 il Ministero della Difesa britannico offrì i mezzi e il personale per scandagliare i fondali marini alla ricerca della nave fantasma. Il Ministero dell’Ambiente, al cui vertice sedeva la berlusconiana Stefania Prestigiacomo,  preferì la piccola compagnia Mare Oceano, nonostante avesse presentato un’offerta più alta. Secondo l’Espresso, tale scelta trova una sua logica nella figura dell’armatore della compagnia navale,  Diego Attanasio, coinvolto nel processo Mills Berlusconi. Le ricerche della Mare Oceano diedero esito negativo e, rapidamente, il caso venne chiuso. Adesso il mittente inglese della mail chiede spiegazioni: perché la sua compagnia non fu scelta per ritrovare la Cunsky?

E noi ci domandiamo: come mai la mail arriva ora? Inoltre  l’impianto accusatorio proposto dall’Espresso evidenzia, ad arte, soltanto la punta dell’ iceberg. La vicenda di corruzione del pluricondannato Berlusconi emersa nel processo Mills  è soltanto la superficie di uno scenario criminale, per questo viene usata come parafulmine  per nascondere altro ed indirizzare lo sguardo dove  conviene ? Comunque la brutta storia che gira intorno all’affondamento dei rifiuti tossici è uno spaccato della storia italiana. Vi è un filo velenoso che, intrecciando mafia, politica, istituzioni e gruppi di potere, sta intossicando l’Italia con la corruzione. Se non lo spezziamo affonderemo insieme alle nostre speranze

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