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L’ultima trovata del fisco: la delazione

agenzia-entrateL’Agenzia delle entrate, con una circolare della direttrice Rossella Orlandi, chiede a tutti i dipendenti di denunciare i colleghi corrotti, garantendo loro l’anonimato, rendendo criptate le loro denunce, assicurando una protezione per prevenire eventuali ritorsioni da parte dell’accusato. Il dipendente che denuncia non potrà essere trasferito, licenziato, sanzionato o discriminato, questa operazione, come la chiamano gli anglosassoni si chiama whistleblower o “gola profonda”.

Che bello, finalmente i furbi potranno essere smascherati, finalmente un po’ di giustizia, potendo dare voce a tutti coloro che erano costretti al silenzio nell’impossibilità di denunciare le malefatte dei propri capi o colleghi d’ufficio. Almeno così sembra, ritenendo comunque che possa avere anche degli aspetti positivi, ma per quella frase evangelica che si riferisce al fatto che le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni, questa cosa non mi convince.

I mezzi per combattere il malaffare ci sarebbero, le leggi al riguardo non mancano, anche se negli ultimi anni sono state modificate ad uso e consumo di coloro che, dopo aver fatto le leggi, se ne sono avvalsi per i loro loschi traffici. Basterebbe applicarle queste leggi, con un Parlamento che non sia un ostaggio connivente con la malavita, il quale, per qualche “briciola”, avvalla la corruzione senza freni, alzando la voce solo per comunicare nuove leggi contro questa criminalità, ma si sa, chi parla molto poco fa se non nulla, gettando ulteriore fumo negli occhi di chi dovrebbe essere tutelato.

Il potere da sempre cerca di dividere per poter esercitare il proprio dominio, e questa operazione, mi pare vada in questa direzione, cercando di mettere i cittadini gli uni contro gli altri, dopo aver creato ad arte una situazione di malaffare che ha contagiato ogni strato sociale. Il male funziona così, vuole che siamo tutti conniventi, per poi essere legati a doppio filo nell’avere qualcosa da difendere così da essere disinnescato nel proprio senso civico.

La sensazione è che si voglia distogliere l’attenzione dai vertici, in modo tale che il “basso” si azzuffi rimanendo impegnato altrove. Che bella cosa la delazione, non c’è che dire, potendo stimolare negli esseri umani gli istinti più bassi dovuti alla frustrazione di una vita che non dà in apparenza ciò che deve. Quindi, l’invidia, l’arroganza, la presunzione, il vedere ciò che si vuole vedere per confermare il proprio risentimento, troverà sfogo nella delazione, magari sentendosi gratificati come dei pentiti di mafia, assurgendo ad un potere di “vita o di morte” nei confronti altrui, avvalendosi di un programma di protezione come quelli “importanti”.

Nessun problema quindi, nessuno sarà trasferito, licenziato, sanzionato o discriminato in caso di delazione, ma i sospetti aumenteranno cercando di capire chi è l’amico del giaguaro, in questo modo, la fiducia verrà gradatamente meno, i rapporti si deterioreranno, e il potere avrà ottenuto quello che voleva, mettere gli uni contro gli altri.

Questo per continuare a fare quello che faceva prima, con l’ulteriore alibi di aver “urlato” ai quattro venti il suo desiderio di rifarsi una verginità dopo essersi prostituito senza nessun senso di colpa… il quale, probabilmente, ricadrà verso il “basso”, e a questo punto il cerchio si chiuderà, il problema in Italia deriva dal collega di scrivania, semplice no?

La storia ha sempre qualcosa da insegnare, come riportato da questo link http://www.memorieincammino.it/ricercaAvanzata.aspx?idT=54

La delazione era l’arma segreta del regime fascista, per esempio, tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, la pratica della delazione piantò le sue radici nella società, penetrando nell’area del dissenso clandestino, degli ambiti apolitici e finanche dei settori schiettamente fascisti. Venivano considerati delatori coloro che, sperando di poter ottenere condizioni favorevoli per loro stessi, facevano attività di spionaggio a favore del regime.

Gli “spioni” si ritenevano (o comunque si autodefinivano nelle loro lettere, spesso anonime) buoni cittadini dell’Italia littoria, collaboratori esemplari delle autorità. Obiettivo preferenziale dei confidenti erano i “disfattisti”, i pacifisti, gli ebrei, gli ascoltatori di Radio Londra.

Che sia fonte di riflessione….

 

Fonte: articolo a firma di Roberto Petrini pubblicato su la Repubblica del 27 Febbraio 2015

 

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