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La Mongolia sta bevendo un calice avvelenato

640px-Mongolia_LandscapeL’essere umano si contraddistingue per la sua incapacità di cogliere il tesoro sul quale è seduto, e non passa giorno che non produca qualche scempio alla Terra, la cui soglia del dolore è elevatissima, ma a tutto c’è un limite, e prima o poi anche Lei perderà la pazienza scrollandosi di dosso le zecche umane che incistano questo corpo vitale.

La Mongolia rappresenta uno dei tanti casi dove l’opera dell’uomo è distruttiva, il quale vuole sfruttare la grande ricchezza mineraria presente nel sottosuolo senza tenere conto dei ritmi della vita, ma gettando sul campo tutta la sua avidità allargando disuguaglianze sociali, e generando gravi squilibri ambientali e sanitari.

Le malattie legate all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, proliferano con un ritmo sempre più allarmante, ma tutto questo è negato dalle autorità, alle quali interessa solamente dare una nuova immagine per attirare investitori e turisti. Questo, nasce in modo particolare, a partire dalla caduta del regime comunista e l’adesione della Mongolia alla economia di mercato, importando una democrazia malata che porta ancora più disparità fra le classi sociali, dove il decadimento del sistema educativo, è solo un esempio di un disinteresse verso uno sviluppo coerente e sostenibile.

I ricchi divengono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, all’interno di una società dove la corruzione è una gangrena che attraversa ogni strato della società, in luogo di promesse mai realizzate, le quali promettevano una distribuzione dei profitti… il male agisce sempre in questo modo, infatti le sue vie sono sempre lastricate di buone intenzioni.

Tutto questo ha portato ad un esodo rurale alla ricerca di fortuna, in un paese con la più bassa densità di popolazione al mondo (1,7 abitanti per chilometro quadrato), dove il 30% della popolazione è nomade. La migrazione verso la capitale Ulan Bator sta soffocando questa città, la quale è divenuta la città più inquinata al mondo, di contralto, nelle zone rurali, la pastorizia tradizionale è stata sostituita da colture intensive, dove la conseguenza diretta è la desertificazione di intere vallate.

La Mongolia sta bevendo un calice avvelenato, condividendolo con tutto il pianeta il quale è sotto l’influsso di forze che alimentano questo stato. Alle forze del male aliene a questa umanità conviene tutto questo, perché è nella separazione che la malattia prolifica, infatti, è nell’illusione che il male dà il “meglio” di sé, proponendo un benessere per tutti, il quale poi sarà appannaggio di pochi creando ulteriori divisioni generatrici di dolore con il miraggio di un progresso che invece di donare benessere, sradica l’essere umano dalle sue radici, così che i suoi rami non vengano più nutriti.

Il male in ogni caso, non può vincere, la sua sconfitta è insita nella sua avidità e nel proverbio chi troppo vuole nulla stringe. In questo momento sembra impossibile che le cose cambino, ma esiste un tempo per ogni cosa e questa energia si esaurirà, perché le coscienze cambieranno cogliendo un senso di unita mai percepito prima… ma prima bisogna consumarla questa energia, e l’esperienza è il farmaco migliore sulla piazza.

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