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Le Nazioni Unite dicono no alla caccia alle balene

374px-Moby_Dick_final_chaseIl 31 Marzo 2014 la Corte Internazionale di Giustizia ha emesso una sentenza che non lascia più scuse al Giappone: la caccia alle balene sostenuta dal Giappone nell’oceano Antartico è illegale.

Grazie ad un ricorso presentato dall’Australia nel 2010 alle Nazioni Unite, le balene non saranno più cacciate dalle flotte Giapponesi nel loro santuario, l’Antartico, la sentenza non può essere appellata ma a quanto riferito da Tokyo, il Giappone rispetterà la sentenza.

Nonostante la caccia alle balene continui ad essere praticata da Norvegia e Islanda, anche dopo la messa al bando del 1986, il Giappone giustificava questa pratica per finalità scientifiche e come un diritto a preservare la tradizione gastronomica della carne di balena, dai dati raccolti pare che dal 1988 il Giappone ha macellato oltre 14mila cetacei.

Le balene non sono gli unici cetacei vittime della caccia indiscriminata giapponese, dalla baia di Tajii, tristemente nota soprattutto grazie al film documentario “the cove” provengono la maggior parte dei delfini destinati ad acquari e delfinari di tutto il mondo, spesso importati proprio grazie a permessi di natura scientifica, inoltre nella baia della morte vengono brutalmente uccisi migliaia di delfini ogni anno.

Molto spesso, come nei casi sopra elencati, dietro alla ricerca scientifica si cela in realtà uno sfruttamento commerciale, cosa che il Giappone ha attuato per anni con la complicità degli compratori occidentali.

Una questione è certa, la cura verso la vita in tutte le sue espressioni, dovrebbe essere uno dei punti fondamentali che ogni organizzazione governativa, intergovernativa o nazione, si impegna a difendere, ma pensando alle Nazioni Unite, c’è qualcosa che stride, come si fa a dimenticare i numerosi disastri targati ONU, come il genocidio in Ruanda del 1994 o la gigantesca corruzione scoperta nel 2004 nel programma umanitario “oil for food”.

Molto spesso l’ONU ha dato prova di essere un ente controverso e dannoso, tuttavia, ci auguriamo che questa sentenza sia la prima di una lunga serie e che possa portare a maturare sempre di più il rispetto nei confronti della vita come valore fondamentale, anche se trattandosi dell’ONU, speriamo che non sia solo una barzelletta.

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