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NO ALLA GUERRA

Prima uno, Renzi e poi l’altro, Mattarella, sono volati in America a prendere ordini e direttive specifiche. Siamo pronti: ci ordinano di condurre una guerra contro la Libia e noi lo facciamo, senza se e senza ma, come se fosse una scelta logica, costruttiva, necessaria e utile.

Naturalmente sarà spacciata per una guerra umanitaria, dei buoni contro i cattivi, dove i buoni sono necessariamente gli aggressori, che non aggrediscono per rubare e distruggere, ma, per salvare il mondo dai cattivi che loro stessi armano da capo a piedi di armi cattive, mentre quelle che usano loro sono buone. E’ un ragionamento un po’ contorto, ma ce lo vendono così e noi ci crediamo e lo avvalliamo con il nostro disinteresse, la rassegnazione di chi crede di non poter fare altro che guardare e subire, l’adesione effettiva di pochi che trascinano tutti nel fango e nell’orrore.

Renzi, Mattarella, Gentiloni e la Pinotti NON MI RAPPRESENTANO, non rappresentano altro che se stessi nella loro qualità di SERVI e non STRATEGHI; COMANDATI, NON COMANDANTI; CASSIERI e NON POLITICI.

IO sono l’ITALIA, OGNUNO DI NOI E’ L’ITALIA e SOLO NOI, POPOLO ITALIANO, ABBIAMO IL DIRITTO DI DECIDERE.

Il POPOLO ITALIANO NON HA ALCUN INTERESSE ALLA GUERRA a nessuno, tanto meno verso i popoli del nord Africa, nostri vicini di casa.

Sarebbe come promuovere una guerra contro i Siciliani, cioè contro lo stesso Mattarella. E’ vero che non è particolarmente bello, né sorridente, ma così come il finto sorriso di Renzi o il ghigno di Obama, non sono una ragione sufficiente per scatenare una guerra, altrettanto non lo è la cattiveria di bande di assassini organizzati, armati e finanziati proprio per fungere da pretesto.

Ci siamo cascati troppe volte e la paghiamo troppo cara questa idiozia per continuare a muoverci sempre nello stesso modo, facendo finta di non vedere o di non capire il gioco.

Dispiace vedere come queste orrende modalità siano divulgate e sostenute dalla forza e dalla convinzione comunicativa delle giornaliste Italiane: in America e nel Medio Oriente guarda caso le corrispondenti sono tutte donne, che si dimenticano di essere nate per difendere la vita e che mettono tutta la loro passione al servizio della distruzione, della menzogna e della morte. Ho in mente in particolare i sevizi da New York della Giovanna Botteri e quelli dalla Siria di Lucia Goracci, ineccepibili professioniste, con quel pizzico di fede o di forza in più che rende ancora più credibile qualunque mezza o dubbia verità che sia.

Di fatto apprendiamo dalla Rete Italiana per il Disarmo che l’Italia vende armi all’Arabia Saudita e al Quatar che armano i gruppi fondamentalisti come l’Isis. In un documento presentato alla Camera dei Deputati per mezzo di alcuni suoi rappresentanti, vengono ricostruite le sei spedizioni avvenute nell’arco di pochi mesi; documento presentato anche sotto forma di esposto in Procura a Roma e in altre città Italiane tra cui Brescia, Verona e Pisa, per chiedere alle autorità competenti di verificare l’osservanza della Legge n. 185 del 1990 in riferimento alle numerose spedizioni dall’Italia, anche recenti, di bombe aeree al Medio Oriente.

La Legge italiana (n. 185 del 1990) vieta espressamente non solo l’esportazione, ma anche il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiali di armamento “verso i Paesi in stato di conflitto armato… e “verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione”.

Le risposte giunte dall’Esecutivo Renzi sono state evasive e anche contraddittorie (come le parole della ministro Pinotti secondo cui “l’Italia non vende bombe ai sauditi” e che “è tutto regolare per quanto riguarda le autorizzazioni”). Dal settembre scorso la Rete italiana per il disarmo, network che raggruppa oltre venti organizzazioni della società civile, ha documentato queste spedizioni e, con vari comunicati stampa promossi anche con Amnesty International Italia, ha chiesto al Governo italiano di sospendere l’invio di bombe e sistemi militari all’Arabia Saudita.

Oltre al commercio di armi, si fanno dei giganteschi passi in avanti verso la guerra e, come da richiesta americana, parliamo di una guerra condotta proprio dall’Italia, che, senza ombra di scrupolo, accetterà, ammesso che non lo abbia già fatto. La posta in gioco per quella logica infelice che segue questa politica è troppo alta: 3 miliardi di dollari ruotano intorno al Fondo Sovrano Libico il Lia, azionista in varie imprese italiane tra cui Eni-Enel-Unicredit-Intesa San Paolo- Finmeccanica-fiat-Chrysler-Telecom e la difesa delle istallazioni petrolifere dell’Eni.

Così dopo l’intervento internazionale del 2011 che portò alla destituzione di Muhammad Gheddafi e, nelle modalità praticate, alla disarticolazione del paese, la Libia si appresta a tornare un fronte di guerra con il suo inevitabile carico di morti e di profughi. Altre migliaia di persone rischieranno la vita nel tentativo di attraversare il mediterraneo e affolleranno le nostre stremate coste meridionali.

Questa è la politica funzionale alla realizzazione dell’inferno sulla terra. La terra trasformata in una bolgia infernale è l’obiettivo certo di questi politici, che evidentemente amano l’inferno e non riescono a sognare altro che disperazione e miseria.

IL POPOLO ITALIANO è composto di ESSERI UMANI e gli UOMINI hanno sempre sognato e\ saputo realizzare i loro sogni. Nelle stanze del potere non c’è il POPOLO, non ci sono UOMINI, ci sono i realizzatori dell’inferno che non debbono avere potere sui nostri sogni. Riprendiamoci la vita, realizziamo i nostri sogni, basta con la cultura della morte, non ci appartiene! NO ALLA GUERRA.

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