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Noi siamo la guerra, noi siamo la pace

monk-458491_640In questi giorni neri, in cui il terrore è entrato ancora una volte nelle nostre case, pare che nessuno taccia di fronte a questa peste.

Il terrore viene spezzettato, valutato, analizzato da esperti, che diverranno poi suggeritori della moltitudine di persone che esprimono pubblicamente opinioni personali. Passiamo molto tempo a riempirci la bocca di cose che altri hanno detto, quasi sempre per essere a nostra volta riconosciuti, esattamente come fanno i leader che ci siamo scelti.

L’arroganza con cui andiamo per il mondo è davanti a noi, come fosse uno scranno di pietra che ci ricorda quanto siamo siamo vuoti dentro, tanto da aver bisogno dei pensieri e delle parole di altri per sapere cosa fare della nostra vita.

Così, vedo inneggiare all’odio verso l’altro, ascolto parole dette o scritte da persone che cercano popolarità, uomini e donne interessati a se stessi, non a risolvere il problema di cui parlano.

Vedo moltitudini di ipocriti che parlano di pace, ma che vivono con arroganza verso il prossimo, persone che analizzano scacchieri mondiali, e magari odiano il vicino di pianerottolo per via di un parcheggio.

Abbiamo la televisione, internet e per fortuna ancora i libri con cui poter studiare le ragioni storiche dei fatti che stiamo vivendo. Il colonialismo europeo non è un segreto, ne lo lo sono più in generale le azioni politiche occidentali dalla fine della seconda guerra mondiale per accaparrarsi risorse preziose come gas e petrolio.

La scienza ha fatto grandi progressi, possiamo connetterci in pochi istanti da un capo all’altro del pianeta, abbiamo mezzi di trasporto potenti, aeroplani, navi, tecnologie sempre più avanzate in ogni campo della vita.

Eppure, leggendo un libro di storia, potremmo accorgerci di un fatto fondamentale di cui nessuno parla mai. Migliaia di anni di questa cosiddetta civiltà e nulla è cambiato. Siamo sempre quelli di ieri, violenti, aggressivi, competitivi, avidi, spietati.

Costruiamo ancora ghetti da cui fioriscono paura e intolleranza, intraprendiamo guerre per prendere possesso di cose, siamo incoerenti, schiavi di noi stessi e del nostro stile di vita. Noi siamo tutto questo, e la società mondiale in cui viviamo è il riflesso di ciò che siamo. Una società che genera disparità, basata sulla competizione che si traduce inevitabilmente in odio.

Ma nonostante l’evidenza, ancora non la vogliamo fare finita con questa follia, ancora ci facciamo guidare da leader politici che proteggono questo sistema spietato, che ci dicono come pensare, come mangiare, e a cosa credere. Siamo schiavi di un sistema creato da noi stessi, dalla nostra brama di potere personale, dalla nostra ignoranza.

Solo una cosa può quindi vincere il terrore, finirla con questo modello sociale che crea ghetti razziali, che giustifica la guerra e la competitività. Certo è difficile pensare a qualcosa di nuovo, significherebbe lasciare da parte migliaia di anni di condizionamento, ma servono scelte radicali.

Cambiare significa imparare ogni giorno a vivere in modo diverso, e anche se c’è chi si ostina a voler restare su questo barcone che fa acqua da tutte le parti, non si dica che è impossibile.

Ogni cambiamento esterno della società dettato da una qualsiasi ideologia continuerà a produrre odio e guerre, lo dice la nostra storia, mentre la vera rivoluzione da iniziare è dentro di noi.

Siamo disposti a dare noi stessi per cambiare questa società?

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