Non c’è bisogno di mettere un microchip alle api per capire con cosa le stiamo avvelenando

imagesSono rimasto colpito da un articolo che ho letto su il venerdì di Repubblica a firma di Simone Porrovecchio. L’organizzazione scientifica australiana Csiro, in collaborazione con l’Università della Tasmania, ha avviato un programma con lo scopo di comprendere l’origine dello spopolamento degli alveari da parte delle api, un fenomeno in costante aumento.

Lo studio australiano prevede di dotare 5000 api di un microchip di 2,5 millimetri per tenerle sotto costante controllo. La scelta è caduta su esemplari molto giovani e di conseguenza ricchi di peluria. Le api saranno congelate e portate ad una temperatura di 5 gradi Celsius per addormentarle. Una volta addormentati, gli insetti vengono rasati per poi inserire il microchip. Cinque minuti dopo essere tornate a temperatura ambiente, le cyborg api sono pronte a volare.

L’obiettivo è di ricostruire i movimenti delle api e capire quali cause stiano incidendo sulle loro difficoltà riproduttive, e soprattutto perché muoiano, aggiungo io, ricordando la famosa frase di Einstein che diceva che in caso di scomparsa delle api, all’uomo non resterebbero che 4 anni di vita.

Tutto questo può avere un senso, mettiamo pure il microchip alle api, così sapremo dove vanno, tanto ormai lo si mette dappertutto, animali, bambini, adulti. Ormai la nano – tecnologia, con i suoi microchip invisibili ad occhio nudo, rappresenta ahimè il nostro futuro. Li troviamo in ciò che respiriamo, mangiamo e beviamo, nei vaccini e nelle medicine.

La Novartis AG, una delle più grandi compagnie farmaceutiche al mondo, ha annunciato un piano per iniziare a impiantare microchip nelle medicine per creare una tecnologia “smart pill”. La tecnologia del microchip è stata autorizzata dal Proteus Biomedical di Redwood City, California. Gli scienziati che lavorano alla Queen Mary University di Londra, hanno sviluppato capsule graduate micro-metricamente per trasportare in sicurezza i farmaci all’interno di cellule viventi. Che tutto questo serva per controllarci meglio è un particolare, se lo fanno con le api…

Ritornando alle api, credo che la risposta sia sotto i nostri occhi, visto che rappresentano un indicatore molto sensibile della salute del nostro pianeta. Le api non apprezzano i campi geneticamente modificati e l’uso di pesticidi, anzi pare che trasmettano messaggi d’allarme alle loro compagne per avvertirle del pericolo di coltivazioni transgeniche.

Anche le onde elettromagnetiche dei nostri cellulari rappresentano un pericolo, come annunciato da alcuni studiosi tedeschi dell’Università di Landau: gli insetti, secondo le loro ricerche, rifiutano di rientrare negli alveari se nei paraggi vengono piazzati ripetitori o congegni elettromagnetici.

Mi sembra la storia del “qui c’è qualcuno ma non è lui”. Abbiamo un pianeta che viene depredato delle sue risorse ed avvelenato costantemente sotto gli occhi di tutti, e andiamo a fare stalking alle api per verificare quali cattive compagnie frequentano. Cerchiamo invece di dare loro un ambiente idoneo perché continuino a fare ciò che hanno sempre fatto, impollinare gratuitamente… ma visto che di conseguenza i prezzi dei prodotti aumentano sempre più, multinazionali come la Monsanto forse non hanno piacere che le cose siano naturali, ritenendo invece che debbano essere imposte da un mercato che si appropria di ogni risorsa.

 

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